Maschere di trucco, echi di gemiti dolorosi e passionali, occhi memori di un passato irrisolto, coraggio di spiriti che hanno scelto la non rassegnazione. Prodigio d'ironia e di estro creativo, trentuno scatti per raccontarci di un'umanità poetica, eccentrica e meticcia, in via di estinzione, i "femminielli" napoletani: " Le Trasmutazioni del corpo e dell'anima " mostra fotografica dell'artista Salvatore Esposito al Mav di Ercolano fino al 5 maggio. Un variegato carosello dell'anima scaturito da un obiettivo penetrante. Volti indimenticabili come " Russulella", la "Tarantina", Mariano la cartomante dei vip, femmenelle icone e simboli insostituibili dei Quartieri Spagnoli. La vergogna della scheda segnaletica datata 1971 in cui era bollato come pederasta Gennaro De Vito detto "Sirfi Vartan a corta". Foto senza titolo, solo la sequenza temporale dal 2005 a oggi, Esposito non vuole incasellare i suoi femminielli, solo condurci ad amarli. Nessuna volgarità o perversione negli scatti-squarci di vita quotidiana. Bensì una straordinaria galleria, lacerante meditazione sulla natura umana, sulla debolezza e fragilità che colpisce chiunque si libera dall'assillo della normalità. C'è la bellezza e l'abbandono dei corpi, che sprona a una necessaria e intricata meditazione su essenza e sessualità di un'etnia ormai quasi scomparsa. Ci sono le pareti di stanze che hanno segnato esistenze da ferite precoci, salotti di principesse dei vicoli, furori, sogni, speranze, tra panni stesi e album di memoria. Sembra di vederli girellare a spasso nei vicoli, affacciarsi dai bassi, passeggiare in spiaggia, i fantastici femminielli immortalati da Esposito. Il cuore pulsante e il ritmo del respiro della magnifica Napulè, si trasfigura in quegli sguardi inaspettati, fissati per sempre dall'obiettivo, nei nostri occhi che catturano le bellissime istantanee adamantine e potenti. Sono personaggi toccanti per verità e profondità, bisognosi d'amore e di contatto. Dietro la loro fatica di vita, si rivela fragile e tenace, violenta e delicata, perversa e innocente la loro umanità benevola. Esposito ci spalanca la porta dell'universo della diversità, con intelligenza, sensibilità, riuscendo a svelare con eleganza un argomento così complesso e spesso maltrattato e frainteso da bigotti e benpensanti. Talismani viventi, considerati portafortuna, scevre da prostituzione, risorsa dei vicoli, allegre tate, collaboratrici domestiche, pescivendole, sono il simbolo della Napoli prodiga che abbraccia tutti dal blasonato al randagio con lo stesso amore. Quell'albero che cresce al contrario all'interno della grotta degli scavi di Baia, incredibile fotogramma scovato da Esposito, è l'anima intima e segreta di questa bellissima mostra. Crescere anche a testa in giù, contro natura, a stento, con caparbietà. Scegliere di essere se stessi sempre e comunque. " Quel giorno sono stata me, mi piace essere me e non mi piace essere un altro" così la pensano i femminielli napoletani.
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