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Storie di pregiudizi razziali nella "Trilogia" di Israel Horovitz

di Giuseppe Distefano

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17 settembre 2009


Due balordi attaccabrighe. Uno straniero alla fermata del bus. Siamo nel bronx di New York, ma può ricordare un quartiere di Roma come un sobborgo di Parigi. Una giornata di ubriacatura e di noia. E un pretesto qualsiasi per sfogare sul "diverso" le proprie frustazioni, la rabbia, un retaggio di violenza che fa affiorare zone d'ombra fra i due tracotanti amici. "L'indiano vuole il bronx" è il primo di tre atti unici della "Trilogia Horovitz" dello scrittore americano Israel Horovitz, tradotti e messi in scena, per la prima volta in Italia, da La MaMa Umbria International, sede italiana del mitico teatro newyorkese, e Offucina Eclectic Arts: un progetto internazionale che ha coinvolto tre diversi registi chiamati a confrontarsi sul tema del pregiudizio razziale. Autore prolifico, conosciuto da noi soprattutto per "Line", altro testo sull'aggressività e la violenza, Horovitz, ad una scrittura che, per la forma utilizzata, supera il naturalismo americano, aggiunge il motivo della fatalità degli eventi. Offrendo anche una riflessione sulla moralità degli atti e il loro segnare la vita.
Per "L'indiano vuole il bronx", con la regia dello statunitense Luke Leonard, a ispirare l'autore è l'interesse per questi personaggi stagliati nel ventre della provincia più buia, il loro linguaggio degradato, i loro sentimenti ottusamente primordiali, che si scontrano con quelli pacifici di un malcapitato indiano appena giunto a New York per visitare il figlio, che ha la sola sfortuna di trovarsi alla fermata del bus nel momento sbagliato. Improntata a una stralunata quotidianità, la pièce, nella quale l'aspetto più atroce è la terribile "normalità" con cui i protagonisti vivono la loro impresa di ordinaria violenza, finisce con una catarsi violenta che sfiora la tragedia.
Ci immergono nella realtà di un'altra più cruenta tragedia "Beiruts rocks" ed "Effetto muro". Due sguardi sul conflitto israelo-palestinese restituito in tutta la sua crudezza attraverso gli effetti devastanti della paura dell'altro, quella che annienta i rapporti. Come quello d'amicizia tra un soldato israeliano e un giovane professore palestinese che si ritrovano dopo alcuni anni faccia a faccia ad un check-point del confine con Ramallah. In quindici folgoranti minuti la regia di Andrea Paciotto fa affiorare tutte le tensioni di un'ostilità della quale entrambi sono vittime. E a nulla servirà il tentativo del soldato di voler fermare il palestinese dall'intento di un attacco kamikaze proprio a Ramallah per vendicare la sua famiglia uccisa su di un autobus durante un altro attacco suicida.
"Beiruts rocks", affidato alla regista coreana Hyunjung Lee, attualizza il dramma nella Beirut delle ostilità tra Israele e gli Hezbollah del 2006. Durante dei bombardamenti quattro studenti americani si ritrovano in una convivenza forzata dentro la stanza di un hotel nell'attesa di essere evacuati. All'iniziale indifferenza del ragazzo di origine ebraica, interessato solo a seguire la partita di golf in diretta dal suo computer e incurante di quanto succede fuori, subentra una paura crescente che sfocerà in un durissimo scontro con la ragazza di origine palestinese sospettata di essere imbottita di esplosivo.
Allestito nella cripta del Teatrino delle 6 di Spoleto, con l'ausilio di proiezioni e oggetti scenici minimali, lo spettacolo sfrutta nei suoi tre atti la profondità dello spazio disponendo gli spettatori ai lati e frontalmente, quasi testimoni coinvolti dentro gli accadimenti. La recitazione, tesa, veloce, spezzettata, quotidiana, offre specialmente a Giorgio Marchesi e a Francesco Bolo Rossini impegnati nei tre ruoli, una grande prova di maestria e di sostenuto agonismo attoriale. Ai quali si aggiungono Simonetta Solder, Nicole Sartirani e Enrico Salimbeni.
"Trilogia Horovitz", tre atti unici di Israel Horovitz. Regia di Luke Leonard, Hyunjung Lee, Andrea Paciotto, scene Paolo Liberati, musiche Rolando Macrini. Al Teatrino delle 6 di Spoleto, fino al 20 settembre.

17 settembre 2009
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