Valentina Fortichiari, cultrice di nuoto e di belle lettere, racconta con garbo e delicata malizia una storia di contatti, con l'acqua, tra corpi, tra vite, dove tutto c'è tranne i sentimenti veri
Si definisce "figlia di natura". È Colette, maestra di scrittura, di nuoto e d'amore. Vorace di tutto ciò che è vita, passione e piacere, regina dell'ars amatoria, non fallisce mai un colpo. Punta la preda. Si abbatte su di lei come un'ondata, la investe con lo sguardo che sa di mare. E finisce per travolgerla.
Nell'estate del 1920 il collimatore della "figlia di natura", in vacanza sulle spiagge della Bretagna, inquadra un giovanotto un po' buffo, ma sensibile alla seduzione femminile: Bertrand de Jouvenel, il suo figliastro, 16 anni, "i tratti acerbi dell'adolescente", "le spalle ben tornite, la linea allungata della coscia". Un bersaglio intrigante nelle sue peculiarità. Una vittima di cui essere un (dolce) carnefice.La signora delle onde, scrittrice di successo, nuotatrice provetta e seduttrice incontinente, smuove le acque: offre una lezione di nuoto al ragazzo e se ne impadronisce. Priva di scrupoli, ma anche di false illusioni. Cinica. Alla ricerca del brivido e dell'appagamento del desiderio.
Valentina Fortichiari, cultrice di nuoto e di belle lettere, racconta con garbo e delicata malizia una storia di contatti, con l'acqua, tra corpi, tra vite, dove tutto c'è tranne sentimenti veri. "L'amore - dice Colette - è uno dei grandi luoghi comuni dell'esistenza", "uno spreco di energie". "Soffrire per un uomo quando si è donna è un passatempo senza dignità".E allora la tentazione, il brivido, la trasgressione, l'egoismo insolente, il possesso. La voglia di carne e di mare. Sotto il cielo mobile e basso della Bretagna.
Valentina Fortichiari, "Lezione di nuoto", Guanda, Parma 2009, pagg. 174, euro 13,00