Infiniti i primati, soprattutto d'incasso. E di spettatori. Vent'anni ininterrotti di rappresentazioni a Londra, ai quali vanno aggiunti quelli a Broadway, le molte edizioni in tanti paesi, video e dischi. E ben sette premi Tony Award. "Cats", il celeberrimo classico di Andrew Lloyd Webber, lo si può definire un successo planetario. Il musical dei record è ora sbarcato in Italia. In versione nostrana. E chi, se non Saverio Marconi con la Compagnia della Rancia, punto di riferimento del musical italiano, potevano avventurarsi in una simile impresa? La teatralizzazione in musica che fece Lloyd Webber di un libretto di poesie per l'infanzia del poeta T.S.Eliot, nacque per gioco, per far divertire i propri figli. Da allora i felini hanno preso corpo umanizzandosi: assumendo tutti i nostri vizi e difetti e le nostre poche virtù.
In una notte di luna piena, dentro la recinzione metallica di un cortile ingombro di oggetti ricostruiti fuori misura – vedi l'enorme carrello da supermercato, la testa di un giocattolo, pacchi di riviste, o la tazza rotta - i ballerini/gatti danzano e cantano le loro storie e gesta. Sono riuniti per l'annuale festa durante la quale Deuteronomio, il vecchio felino che conosce il segreto della felicità, sceglierà chi fra i suoi confratelli passerà nell'utopico Paradiso dei gatti per rinascere a nuova vita. Nella prima parte si presenta un campionario di randagi, perdigiorno, filubustieri e "aristogatti": dal vanitoso, al buongustaio, al mago, al seduttore e al malvagio che rapirà Deuteronomio sostituendosi a lui. Ma la più patetica, quella che ispira tenerezza è l'ex soubrette Grizabella, spelacchiata e zoppicante, emarginata, che celebra i suoi ricordi e la giovinezza finita. Nella ripresa i gatti mettono sù uno spettacolo e danno vita ad una seconda parte più frizzante e animata, con tanto di teatrino di ombre cinesi, acrobazie, danze di gruppo. E coinvolge di più. La storiella, come si vede, è alquanto fragile. Perciò, la forza e la bellezza di "Cats" è da attribuire soprattutto alla fascinosa colonna sonora giocata tra rock e melodramma, con in mezzo una delle melodie più belle della storia del musical: ovvero "Memory", intonata da Grizabella e poi da tutti ripresa, insieme a quel ritornello d'apertura e chiusura in cui i gatti, cantando, ribadiscono che non sono cani.
Se evitiamo di confrontare la traduzione italiana con la melodia originale - sappiamo che l'inglese è più cantabile - la macchina scenica della Rancia funziona alla grande, anche se gli interpreti, troppo umani nelle movenze, mancano di quegli scatti felini, degli stiracchiamenti, delle fusa, e di quelle caratteristiche che si attribuiscono di solito al nostro domestico quadrupede. In questo senso deludono le coreografie alquanto scontate nonostante l'ammiccante e sgaittolante discesa in platea dei felini fra il pubblico. Lo spettacolo è soprattutto un trionfo di maschere e di costumi griffati Coveri, con la bella scenografia, più da luna park che da discarica, di Gabriele Moreschi, e le travolgenti musiche della band dal vivo diretta da Vincenzo La Torre
"Cats", musica di Andrew Lloyd Webber. Compagnia della Rancia, regia Saverio Marconi, coreografie e regia associata Daniel Ezralow, luci Valerio Tiberi. Al teatro Sistina di Roma fino al 25 novembre. Quindi a Napoli, Teatro Augusteo dal 27, al Tamteatro di Bari dall'11 dicembre, all'Alfieri di Torino dal 30, al Verdi di Firenze dal 13 gennaio, all'Allianz di Milano dal 27, all'Europauditorium dal 17 febbraio.
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