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Le "galline dalle uova d'oro" della major britannica

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16 novembre 2009


L'apporto industriale del gruppo Emi all'evoluzione della musica popolare e dei gusti degli ascoltatori dagli anni Trenta a oggi sono indiscutibili. Ecco il profilo di alcuni artisti che hanno legato il proprio nome (e la propria fama) alla celebre casa discografica inglese, rivelandosi in molti casi dei bestseller assoluti. Per ciascuno di essi abbiamo scelto il video di una hit che, per numero di copie vendute o rilevanza storica, ci appare rappresentativa.

Frank Sinatra
Un po' di storia serve, ogni tanto. Nel 1955 la Emi fa shopping sul mercato americano e rileva la leggendaria Capitol records per la quale, soltanto due anni prima, ha firmato un non più giovanissimo Frank Sinatra, reduce dall'esperienza con la Columbia. Con la controllata della Emi «The Voice» diventerà la leggenda che conosciamo ora, lanciando Lp storici quali il proto-concept «Songs for young lovers» ('54) e «Come fly with me» ('58). Ancora oggi i cosiddetti «Capitol years» sono un vero e proprio must per tutti gli appassionati del grande swinger italoamericano
The Beatles
Difficile definirli con altri termini piuttosto che la band più grande di sempre. La Emi li ha scoperti, attraverso l'etichetta Parlophone, ha creduto in loro e non ha dovuto certo pentirsene. Chi avrebbe mai creduto che quei quattro ragazzetti di Liverpool, che per scommessa avevano avuto l'occasione di incidere il singolo «Love me do» in Inghilterra, sarebbero arrivati così lontano? Sono stati i Fab Four a fare grande la Emi e a loro è stata affidata la più ambiziosa operazione di rilancio della major: la ristampa integrale del loro catalogo, sia in stereo che in mono. Bello il packaging, proibitivi i prezzi.
The Rolling Stones
Nel fiore dei loro anni non erano una band Emi: lo sono stati in vecchiaia e per una parentesi piuttosto breve della loro sterminata carriera. Nel '94, dopo esperienze con la Decca e con una loro omonima casa discografica, approdano alla Virgin che nel 2002 viene rilevata dalla Emi. Con il brand Virgin realizzano «Voodoo Lounge», «Bridges to Babylon» e «A bigger bang», l'album del 2005 contenente la ballata «Streets of love». Nel 2008, però, Mick Jagger e soci annunciano l'intenzione di lasciare il colosso discografico inglese ormai in cattive acque, a favore della Universal.
Pink Floyd
Altro bestseller assoluto targato Emi. Quando erano guidati dal folletto Syd Barrett ebbero la chance di incidere il loro album d'esordio («The Piper at the gates of dawn» del 1967) in contemporanea con il «Sgt. Pepper» dei Beatles. In seguito, con Roger Waters al timone, diventeranno di casa negli studios di Abbey Road consegnando al loro pubblico, ma soprattutto alla storia della musica, capolavori assoluti come «Dark side of the moon» e «Wish you where here». Per restare in tema un po' di «Money», di questi tempi, alla Emi non guasterebbe.
Deep Purple
Band inglese nata alla fine degli anni Sessanta con un divertente approccio alla psicheledelia e trasformatasi, nella prima metà dei Settanta, nel simbolo vivente della rivoluzione hard rock. Alla Emi danno il meglio della loro produzione a cominciare da «In rock», uscito nel 1970 con l'etichetta Harvest, cara agli appassionati di progressive. Più un manifesto programmatico che un semplice album. E poi… vogliamo parlare del tormento sinfonico di «Child in time»?
David Bowie
Anche nella carriera del «Duca bianco» c'è un po' di Emi. Le sue opere più celebri («Ziggy Stardust» e «Heroes») appartengono al catalogo Rca ma negli anni Ottanta, quando Bowie è ormai un mostro sacro del panorama rock internazionale, mette in fila ben quattro dischi per la casa discografica britannica. E facendoseli pagare profumatamente. A cominciare da «Let's dance» che ancora oggi, chissà per quale motivo, domina ogni documentario a lui dedicato. Bowie non sarà al top dell'ispirazione, ma l'alchimia funziona lo stesso. E, allora, danziamo…
Queen
La controllata Emi per la quale pubblicavano i dischi del loro periodo d'oro è la stessa dei Beatles: la Parlophone. Un segno del destino? A scorrere rapidamente la carriera trentennale dei Queen verrebbe da rispondere affermativamente. La band fino al '91 capitanata dallo sfortunato Freddie Mercury ha scritto pagine rilevanti della storia della musica britannica e, soprattutto, venduto milioni di copie nei Paesi più sperduti del globo. La loro formula magica? Sezione ritmica robusta ma tutto sommato elementare, taglienti fraseggi di chitarra rock (superbo Brian May!) e ovviamente i virtuosismi vocali del caro vecchio Freddie. Quattro elementi, stessa visione d'insieme. «One vision».
Sex Pistols
Nella lunga e gloriosa storia della Emi a un certo punto compare una band che non sa suonare ma, per motivi apparentemente inspiegabili, si trasforma in un bestseller straordinario da una parte all'altra dell'Atlantico. Per motivi, invece, facilmente spiegabili la Emi darà loro il benservito in tempi record: stiamo parlando dei Sex Pistols, avanguardia punk del Regno Unito capace di trasformare «Nevermind the bollocks», un disco arrangiatissimo (in senso lato), in un manifesto generazionale. Una band che ti rovina l'immagine sin dal primo singolo. Il titolo? «Anarchy in the U.K.» Che altro aggiungere?
Duran Duran
Gruppo inglese che ha avuto in sorte di diventare il simbolo degli anni Ottanta italiani. Tutto merito della loro «The wild boys» che qualche giornalista di costume, in fretta e furia, fece diventare l'inno del cosiddetto movimento «paninaro». La verità è che i Duran Duran erano una band più colta di quanto molti rockers con la puzza sotto il naso erano portati a credere. «Rio», il loro secondo album in studio datato 1982, ne è una testimonianza a partire dalla title track.
Radiohead
Sicuramente la band inglese più interessante tra quelle lanciate dal gruppo Emi negli ultimi vent'anni. Per la controllata Parlophone realizzano, tanto per cominciare, il loro esordio fulminante, «Pablo Honey» (1993), e poi infilano cinque album di rock più o meno sperimentale prima di passare (con «In Rainbows» del 2007) al download diretto dalla rete, giusto per far capire che aria tira. La punta di diamante della loro produzione, tuttavia, è «Ok computer» del 1997. E «Paranoid android», il primo singolo di quest'album spigoloso, probabilmente il miglior pezzo rock degli anni Novanta.
Vasco Rossi
Potrà piacere o meno ma Vasco Rossi incarna, nell'immaginario collettivo, l'archetipo del rocker di casa nostra. Alla Emi italiana approda nel 1989, all'apice del suo successo, e realizza «Liberi liberi», il primo capitolo di un sodalizio fortunato (anche sul piano commerciale) che l'anno scorso ha portato alla pubblicazione de «Il mondo che vorrei» e dura tuttora. Semplici quanto efficaci le sue soluzioni espressive predilette dal «Blasco» nazionale, come nel caso della ballata «Un senso», dal recente «Buoni o cattivi».
Franco Battiato
Se i fan più fedeli continuano a chiamarlo semplicemente «il Maestro», Franco Battiato lo deve soprattutto agli album realizzati per conto della Emi italiana. Il sodalizio comincia nel 1979, con il monumentale «L'era del cinghiale bianco», e dura per tutti gli anni Ottanta, decennio della consacrazione del cantautore catanese con l'hobby per la musica sinfonica. Brani come «Prospettiva Nevskij» o «Bandiera bianca» nascono proprio da questa fruttuosa partnership. Nel '96 il divorzio, con il Maestro in cerca di nuovi orizzonti espressivi e altri trattamenti economici.
Francesco Guccini
Il menestrello di Pavana ha un rapporto inossidabile con la Emi: risulta sotto contratto dal 1967 e, a leggere gli annali, soltanto un certo Paul McCartney è rimasto fedele al marchio inglese per più tempo. Il suo rapporto di collaborazione con la major risale all'album d'esordio «Folk Beat No. 1» e annovera vere e proprie pietre miliari della canzone d'autore di casa nostra, come «Dio è morto» e «L'avvelenata». Certi matrimoni, a quanto pare, sembrano destinati alle nozze d'oro.
Subsonica
Alfieri di una via originalissima all'electro-pop, i torinesi Subsonica arrivano alla Emi dopo essersi fatti le ossa nel mondo dell'underground: i loro primi tre lavori in studio recano infatti il marchio della casa discografica indipendente Mescal. Nel 2005, con l'album «Terrestre» segnato dalla hit «Incantevole», approdano alla major britannica. Sodalizio rinnovato col successivo «L'eclissi» (2007), targato Virgin Records.
Tiziano Ferro
È immaginabile una declinazione italiana per l'r'n'b contemporaneo? L'esperienza del cantautore laziale Tiziano Ferro a quanto pare dimostra di sì: esordisce nel 2001 con il tormentone di «Rosso relativo» e miete successi in innumerevoli Paesi latini, «aiutandosi» con le traduzioni in spagnolo. L'Emi ha il merito di crederci immediatamente e dargli carta bianca per quattro album. Una scelta cui i numeri danno ragione.
16 novembre 2009
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