Un «equivoco e dulcoroso pollastrone che segnerebbe il culmine del processo astrattivo, platonizzante, del divino Leonardo». Non ci sono dubbi, a Carlo Emilio Gadda che nel 1939 si trovò a commentare la mostra leonardesca ospitata alla Triennale, il San Giovanni Battista non era piaciuto un gran che. Eppure, lo stesso ingegnere e scrittore milanese riconobbe che questo «Bacco angelizzato privo di polarità sessuale» apparendo in un'ombra stupenda, fosse il punto di arrivo e la prova limite della tecnica del chiaroscuro dell'artista nato a Vinci.
Una maestria che noi stessi possiamo ammirare oggi, perché questa suggestiva opera che rappresenta il Santo Precursore - secondo il Vangelo San Giovanni è lucerna che prefigura la luce diurna di Cristo - giunge dal Louvre per soggiornare un mese nella sala Alessi di Palazzo Marino. «Un evento che si inserisce in un progetto ideale più ampio, iniziato l'anno scorso con l'arrivo a Milano del Caravaggio Odescalchi, e pensato per regalare alla città un appuntamento con un artista che legò la sua storia alla capitale meneghina» come sottolinea il sindaco Letizia Moratti, durante la presentazione alla stampa dell'opera. A rendere possibile questa mostra, aperta fino al 27 dicembre 2009, un dispiegamento di forze che ha visto coinvolto il Comune di Milano, il Louvre ed Eni che ha sostenuto l'impresa.
Realizzata a Firenze fra il 1508 e il 1513 per volere di Giovanni Benci, questa piccola ma preziosa tavoletta fu terminata a Milano prima di essere portata in Francia dallo stesso Leonardo, che la custodiva gelosamente nel suo studio a Cloux. Qui, dove l'artista la ammirava quotidianamente come fosse uno specchio che sapeva riflettere la propria interiorità, la vide Antonio De Beatis nel 1517. Oggi, dopo ben settanta anni, quest'opera dall'enigmatico e sfumato fascino torna a Milano (dal Louvre è uscita un'altra volta sola per un'esposizione presso il Musée de l'Orangerie di Parigi), con un allestimento suggestivo che sa valorizzarne la bellezza. Grazie al lavoro di Elisabetta Greci il visitatore, introdotto in una sorta di «labirinto iniziatico», si accosta a poco a poco al volto femmineo e delicato del Santo, che emerge silenziosamente da un'ombra carica di ambiguità e mistero. Ed è allora che grazie a un perfetto sistema di illuminazione possiamo cogliere uno a uno i molti frammenti che danno vita a questa immagine (come in una sorta di autopsia, come ricorda Mauro Di Vito nel catalogo edito da Skira). Dal sorriso - per Freud erano le labbra di sua madre che lo sfioravano mentre lo accarezzavano - ai lunghi boccoli biondi - per alcuni il segno conclamato dell'ambiguità sessuale di questo giovane che come Dioniso sapeva attraversare due polarità -, fino a quel dito puntato in alto, oltre la tela, verso un altrove mistico, divino, impossibile per il nostro sguardo.
San Giovanni Battista di Leonardo
Palazzo Marino, Milano
Fino al 27 dicembre 2009
Mostra a cura di Valeria Merlini e Daniela Storti
Allestimento progettato da Elisabetta Greci
Catalogo Skira