L'antropologo ed etnologo Claude Lévi-Strauss è morto la notte fra sabato e domenica a Parigi all'età di 100 anni. Lo rende noto l'Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi. Nato a Bruxelles nel 1908, Levi-Strauss avrebbe compiuto 101 anni il 28 novembre.
Accademico di Francia, ha dedicato la vita allo studio dei popoli definiti "primitivi", ai loro simboli e alle strutture di gruppo. "Tristi tropici", diario di viaggio con le sue impressioni del mondo primitivo amazzonico, gli fece raggiungere nel 1955 per la prima volta un pubblico più vasto di quello universitario. «Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorità o l'inferiorità di una razza rispetto all'altra»: questa citazione è rappresentativa di ciò che è stato l'uomo e lo scienziato sociale Lévi-Strauss. La sua antropologia strutturale (di cui è uno dei padri fondatori) sono anche per questa ragione universali, nel senso che non permettono più graduatorie tra una cultura e un'altra. I suoi studi, la sua scrittura, vanno oltre l'ambito scientifico e si possono ricondurre anche a quello politico e letterario. Scienziato sociale, intellettuale ma anche filosofo politico per la capacità di opporre negli anni 70 una lettura analitica della società a quella ideologica di stampo marxista.