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Libri / Il filosofo tascabile

di Maurizio Ferraris

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11 dicembre 2009

Trent'anni fa mi sono laureato in filosofia all'università di Torino, un'ottima facoltà con eccellenti maestri, però la situazione della disciplina non era affatto tranquillizzante. Era impossibile aprire una rivista con un minimo di ambizione senza leggere un articolo sulla morte della filosofia. Questo sentimento non era solo l'auspicio un po' iettatorio di qualche raffinato intellettuale, era anche la concreta ipotesi legislativa di riformatori scolastici che volevano sopprimere l'insegnamento della filosofia. Se aggiungiamo che nella sala lauree, a Torino, campeggiava il quadro di un vecchio seminudo sull'orlo di una vasca da bagno, che era poi Seneca suicida, quasi a simboleggiare le prospettive dei neolaureati, la situazione era tutt'altro che incoraggiante. «Che cosa fanno oggi i filosofi?» era il ciclo, importante e meritorio, promosso dalla Biblioteca comunale di Cattolica; ma erano anche gli anni in cui alla televisione si incominciava a trasmettere «Chi l'ha visto?», ed era difficile non cogliere un'assonanza.

Oggi molto è cambiato. Ci sono festival filosofici che attirano un grande pubblico, si moltiplicano le collane di filosofia, che diventano un investimento sicuro per le case editrici, e si trovano in edicola, insieme ai giornali, storie della filosofia e classici filosofici. Ed è da un'iniziativa di questo genere che trae origine Il Filosofo Tascabile di Armando Massarenti, poiché 30 dei 44 cammei di filosofi raccolti in questo volume erano stati concepiti come introduzioni ai volumi della serie I grandi filosofi uscita con «Il Sole 24 Ore» tra il 2006 e il 2007. Il paradosso della miniatura di grandi filosofi è evidente, ed è l'esatto contrario dei großen Philosophen di Jaspers, che in effetti erano volumi della taglia di un dizionario. Qui piuttosto spira l'aria di Alciphron; or, The Minute Philosopher di Berkeley, dove "minute" sta per "minuzioso", ma di per sé significa anche "minuscolo". Perché questa miniaturizzazione? Una prima risposta va cercata, oltre che nella genesi di questi ritratti, in una tendenza fondamentale di Massarenti, che ogni settimana intrattiene i lettori di questo giornale con la rubrica «filosofia minima», già in parte raccolta in un fortunato volume che (iperbole nell'iperbole minimalista) si intitola Il lancio del nano, anzi, Zwergenweitwurf, come suona il titolo (dannatamente filosofico per l'occhio e l'orecchio italiano) della traduzione tedesca da poco uscita dall'editore Suhrkamp.

Non sorprenderà che la sua automobile sia una Smart. Ma non si tratta semplicemente di una questione di gusti o di carattere. La scelta per il piccolo, e per il chiaro e il concreto anche di fronte al grande (perché qui vengono presentati in breve, e con ironia, quelli che, con una diversa retorica, si potrebbero chiamare «Giganti del Pensiero») è il contrario della megalomania filosofica che, a ben vedere, stava alla base delle dichiarazioni di morte della filosofia che si leggevano trent'anni fa. Allora la filosofia sembrava divisa tra una ambizione di assoluto e l'idea di una completa obsolescenza di fronte alle scienze (naturali e umane), con una sindrome bipolare il cui risultato più scontato era per l'appunto la voglia di morire.
I vantaggi del minimalismo sono evidenti in questi ritratti di Massarenti, molto rispettosi nei confronti della scienza e contemporaneamente ben consapevoli della specificità e della non subalternità della filosofia. Così, nella scelta del Filosofo Tascabile si può persino riconoscere (lo suggeriva Umberto Eco recensendo Il lancio del nano) una hybris smisurata, che nella fattispecie risiederebbe nell'idea che i filosofi miniaturizzati possano insegnare a vivere. Rincarando la dose, potremmo addirittura insinuare che la stessa scelta del titolo, nel suo understatement, ha assonanze illustri con opere come l'Oráculo manual di Gracián o l'Enchiridium Metaphysicum di Henry More (dove "enchiridium" significa "manuale"). Sono libri del Seicento, un'epoca di grande trasformazione in cui, venuti meno i binari della tradizione, si ricorreva alla filosofia come guida nella vita. Così, mutatis mutandis, è in questo Filosofo Tascabile. In che senso?

Certo non ci faremmo guidare nella vita da figure come Nietzsche, o da Rousseau che manda i figli al brefotrofio, da Bacone che predica contro la corruzione e poi deve abbandonare la vita pubblica proprio perché corrotto, o da Pirrone che è scettico sull'esistenza del mondo esterno al punto da non muovere un dito per soccorrere un discepolo finito nelle sabbie mobili. Come? Imparare da questi farabutti? (E non farabutte: le donne sono estremamente sottorappresentate: Eloisa come spalla di Abelardo e Regina Olsen come fidanzata-cavia di Kierkegaard, ma se le cose stanno così è più che altro una consolazione per il genere femminile). Sicuramente no. La proposta, per niente agiografica, di Massarenti, è un'altra: in queste vite complicate, in questi pensieri a volte assurdi, quello che conta di più è una certa irriverenza verso la tradizione e l'autorità, la richiesta di rendere ragione, l'idea che una vita senza ricerca non ha valore. Nel momento in cui molte tendenze, nella nostra epoca, sembrano andare in senso contrario, possiamo capire a cosa servono i filosofi, anche in formato tascabile.

Armando Massarenti
Il filosofo tascabile
Guanda, Parma
pagg. 232, € 13,50

11 dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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