A cosa serve oggi un intellettuale in Italia? E' ancora possibile una figura così distante dal chiacchiericcio mediatico dei nostri tempi? A queste e altre domande cerca di rispondere Asor Rosa nella lucida intervista di Simonetta Fiori sul "Grande silenzio" — questa assenza assordante di figure che sappiano parlare alla gente.
L'intellettuale è descritto come una figura contemporanea, posteriore al Settecento: specialisti "che però hanno proiettato il loro specialismo su uno sfondo, più vasto, ricavandone un senso di carattere generale". Definizione apprezzabile e più che corretta nel suo minimalismo. L'Italia ha conosciuto grandissimi intellettuali soprattutto legati a formazioni di pensiero e direttive di partito, ideologie che in qualche modo, secondo Asor Rosa, riportavano soprattutto al comunismo o al pensiero alternativo. L'elenco potrebbe essere molto vasto: ricordiamo solo Gobetti, Gramsci, Togliatti, Pasolini, ma anche Montanelli e lo stesso Benedetto Croce.
L'opinione di Asor Rosa è che con la fine delle grandi ideologie, contemporanea alla crescita di un potere mediatico e individualista sempre più forte, la figura dell'intellettuale è in qualche modo destinata a mutare — se non a spegnersi. Si potrebbe replicare che forse tale figura si è solo trasferita, ha cambiato ruolo e si è smarcata, ad esempio attraverso la rete. Ma la "macchina internettiana", a giudizio del pensatore, "non ha ancora dato origine a una nuova cultura", e utilizza più che altro la vecchia traendone dispersione e frammentazione. Il sunto finale? Una grande incertezza.
Di fronte alle parole di Asor Rosa non si può che provare grande rispetto e al contempo grande inquietudine. È ben vero che la domanda di intellettualità è sempre minore in una nazione che preferisce il pensiero facile e populista: ma non per questo l'offerta dovrebbe rendersi per forza minore. Al contrario. Il pensiero di Asor Rosa ci invita dunque a una riscoperta della necessità del pensiero critico, e al coraggio che questo deve accompagnare.
In tempi di scarso illuminismo e omologazione verso il basso, un intellettuale dovrebbe avere la forza e il coraggio di rompere gli schemi ancora una volta, e non legarsi a ideologie vecchio stampo o "direttive" che ormai appaiono fuori da ogni tempo storico. Al contrario. Rivendicando la propria autonomia, che Asor Rosa legittima con una sorta di autocritica rispetto alla sua biografia "comunista", l'intellettuale odierno ha il compito difficile di affrontare il pensiero globalizzato, che "non avverte alcun pensiero di essere interpretato". Che non avverte, dunque, la necessità di un'autocritica.
Ma questo è il nostro compito, e siamo chiamati ad assolverlo in qualche modo, con tutta l'onestà e l'indipendenza possibili.
"Il grande silenzio"
di Asor Rosa
Laterza, 181 pagine,
12 euro