Il buio accoglie il visitatore che entra a Palazzo Ruspoli a Roma, e non è un caso: l'oscurità fa parte dell'allestimento della mostra "I colori del buio. I Caravaggeschi nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto" (fino al 18 luglio). I faretti sono l'unico raggio di luce a mettere in risalto le trentanove opere esposte. L'"Angelo custode", un tempo attribuito al Caravaggio ma poi riconosciuto a Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino, dà il la all'esposizione: quei toni scuri, quella luce naturale che colpisce le ali della creatura celeste e le morbide fattezze del bambino che si abbandona tra le braccia del suo protettore, avevano ingannato molti. Anche la postura delle due figure ricorda la "Madonna dei Palafrenieri" del maestro lombardo, conservata alla Galleria Borghese. Lo Spadarino rientra in quel folto gruppo dei Caravaggeschi, grandi ammiratori e seguaci del sommo pittore della realtà. Fu proprio la forza rivoluzionaria della sua arte a far nascere nel corso del Seicento un movimento "spontaneo", perché non si può certo parlare di "schola" se si pensa che Caravaggio non fu mai a capo di una bottega. Le opere del Merisi destarono così grande interesse presso i committenti privati e i mercanti che i professionisti del mestiere di tutt'Europa ne imitarono il linguaggio. La mostra mira proprio a far riflettere sulla pittura di uno dei più celebri artisti attraverso lo sguardo di chi lo imitava, creando così una sorta di legame ideale con l'esposizione allestita alle Scuderie del Quirinale.

Bartolomeo Manfredi, all'epoca detto "il falsario", lo Spagnoletto, Cecco del Caravaggio, il Galli, Gerrit Van Honthorst, Mattia Preti, uno degli ultimi Caravaggeschi, sono alcuni dei nomi che risaltano nell'atmosfera soffusa delle sale. Cercavano di interpretare Caravaggio seguendo varie sfumature: c'era chi si concentrava sullo studio della luce naturale (la maggior parte) creando forti contrasti chiaroscurali oppure chi si misurava con il taglio compositivo dell'opera. Ecco allora la luce che anima la scena di "San Nicola da Tolentino e il miracolo delle rose" di Giovanni Francesco Guerrieri, o le palesi copie seicentesche de "La cena di Emmaus" e de "L'incoronazione di spine" di Manfredi , oltre ad alcune rivisitazioni del "San Gerolamo". Si specchiano l'uno nell'altro, e forse si completano, il "Sacrificio di Isacco" attribuito a Giovanni Baglione e quello di Manfredi: nel primo dominano i bruni mentre nel secondo i toni si schiariscono. Dimensioni ben più ampie caratterizzano la sala con le pale di altari, dove a rievocare Caravaggio è specialmente la composizione dei ritratti di gruppo. Nell'"Immacolata concezione con i Santi Domenico e Francesco di Paola" ad opera di Giovanni Battista Caracciolo però salta agli occhi un dettaglio, il volto di un fanciullo che richiama tanto quello del "Ragazzo con il canestro di frutta". Di particolare interesse è l'area che potremmo definire "del restauro", nella quale infatti si può assistere in diretta al lento lavoro di recupero del "San Luca" di Lucio Massari (?), proveniente dalla chiesa romana di Santa Maria immacolata concezione in via Veneto. Insieme sono esposti gli altri tre santi: "San Giovanni" di Leonello Spada, "San Marco" di Alessandro Tiarini (?) e il sorprendente "San Matteo", fino a qualche mese fa attribuito al Massari e che invece dopo la ripulitura ha rivelato il tocco di Guido Reni nella testa dell'evangelista.

I colori del buio. I Caravaggeschi nel Patrimonio del Fondo Edifici di Culto
A cura di Rossella Vodret
Palazzo Ruspoli, via del Corso, 418, Roma
Aperta fino al 18 luglio
Orari: mar-gio 10,00-19,30; ven –dom 10,00 – 22,00
Biglietti: € 5.00; € 3.00
Info: 0646527715/25207
www.interno.it


FOTO / La mostra

 

Shopping24