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Addio al grande mezzosoprano Giulietta Simionato

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5 maggio 2010
Addio al grande mezzosoprano Giulietta Simionato (Olycom)

«Ho sempre voluto cantare sin da bambina. In famiglia non gradivano, e io, per farlo, mi chiudevo in bagno», raccontava sempre Giulietta Simionato, scomparsa oggi a Roma, una settimana esatta prima del suo centesimo compleanno, essendo nata a Forlì il 12 maggio
1910, considerata uno dei più grandi (e più belle) mezzosoprano della storia della lirica e celebre anche per la sua amicizia con la Callas in un mondo dove tutte hanno sempre fatto notizia per le rivalità. «Sono sempre stata un animale per la musica - aggiungeva - Se ne sono accorte le suore da cui andavo a scuola a Rovigo. Mia madre disse: piuttosto l'ammazzo. Quando morì, tornarono all'attacco con mio padre, che era un angelo, il quale cedette». Da allora vennero le lezioni di canto, il debutto nel 1927 con la commedia musicale «Nina, non far la stupida» e, l'anno dopo, quello nella lirica, a Montagana. Il primo concorso lo vinse a Firenze nel '33, prima su 385 concorrenti, conquistandosi un'audizione alla Scala, dove firma il primo
contratto per la stagione nel 1935/36 e, tra le due guerre, vi interpreterà tanti ruoli secondari, al fianco dei più grandi cantanti del momento, da Giacomo Lauri Volpi a Beniamino Gigli e Francesco Merli. Il debutto come protagonista arriva nel 1947 con la Mignon di Thomas sempre alla Scala, dove ruba gli applausi a Di Stefano: è la vera rivelazione e l'inizio della sua consacrazione nazionale e internazionale. Giulietta Simionato, appartiene alla storia del canto per il suo innato senso del teatro e per la raffinata musicalità che l'ha sempre contraddistinta nell'interpretare un repertorio enorme, dai personaggi rossiniani (Barbiere di Siviglia, Cenerentola e Italiana in Algeri) ai ruoli pi— drammatici di Verdi (Trovatore, Aida e Ballo in Maschera) o del verismo (Cavalleria Rusticana) sono stati oggetto di interpretazioni che hanno fatto scuola nella storia del canto. Per gli esperti, forse il momento più alto della sua carriera fu
l'interpretazione degli Ugonotti di Mayerbeer sempre alla Scala di Milano nel ruolo sopranile di Valentina. È da quando arriva alla Scala che, in numerose produzioni, comincia a cantare accanto a Maria Callas, con cui nasce un ben noto, profondo, rapporto di amicizia: «Lei e la Tebaldi erano le uniche a chiamarmi Giulia - ricordava, come a sottolineare vera familiarità - il mio nome all'anagrafe, e non Giulietta». Con la Callas canta uno storico duetto nel 1957 in
Anna Bolena di Donizetti, dove rivestono rispettivamente i ruoli di Anna e Giovanna, ma lei era molto legata anche al ricordo della loro Norma di Bellini. In oltre trenta anni, sino a quando, nel 1966, chiude la sua carriera con la piccola parte di Servilia nella Clemenza di Tito alla Piccola Scala, ha interpretato, dicono gli storici, 132 ruoli di oltre 60 autori. Da allora si ritirò a vita privata, dopo il suo secondo matrimonio, un grande amore, con il noto clinico Cesare Frugoni (morto nel 1976), che le fece la corte per oltre dieci anni. Nessuno l'ha mai dimenticata, sempre presente dove si fa musica, pronta a raccontare i suoi ricordi, infaticabile insegnante e talento-scout di grande qualità. Così insorge lei, e tutti i suoi amici, quando alcuni famigliari dicono, nel 2003 che è stata plagiata dal 26/enne tenore Marcello Nardis, di cui si dice si sia innamorata e che accompagna per teatri alle varie audizioni. «Sono cose di una bassezza tale che non meritano risposta», stigmatizzò lei stessa con assoluta lucidità. Di sé diceva: «Ho tutte le mie incisioni, ma non le ascolto mai. La verità è che non mi sono mai piaciuta davvero. Chiusa la carriera ho detto basta e non mi sono più voltata indietro. Non ho quasi più cantato, neanche quando insegnavo, neppure da sola».

Le immagini del mezzosoprano

5 maggio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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