La Danimarca inaugura la più grande centrale eolico offshore al mondo, pochi giorni dopo che in Norvegia è stato messo nelle acque il primo impianto galleggiante (Hywind). Il tentativo di sfruttare tutte le potenzialità del vento per produrre energia elettrica vede nell'off-shore, ovvero nelle centrali in mare, una delle strade più battute. L'Inghilterra è il Paese con più centrali, seguita dalla Danimarca. Il Nord Europa, con venti abbondanti al largo delle coste, è l'area dove si concentrano più progetti. Ma anche negli Stati Uniti, a pochi mesi dallo sblocco burocratico, le previsioni dicono che i venti in mare potrebbero garantire il 20% dell'energia necessaria, motivo per cui si stanno facendo avanti diversi investitori. Il vento del mare come fonte energetica inizia a muovere i primi passi anche in Italia. Il ministo ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha dato il via libera al decreto per la valutazione ambientale per il primo impianto in mare sulle coste del nostro Paese, in Molise. Il governatore regionale ha già detto che farà di tutto per impedirne la realizzazione e tutelare il paesaggio.
Il progetto danese. Horns Rev 2, realizzato dalla utility «Dong Energy» a largo dello Jutland, è la più grande postazione a energia eolica off-shore al mondo con 91 turbine posizionate a 30 km dalle coste per una superficie di 35 km quadrati. Le torri, prodotte da Siemens, sono alte 114,5 metri e il diametro del rotore è di 93 metri.
Previsioni nella Ue. Le turbine eoliche in mare aperto potrebbero garantire il 13-17% dell'elettricità necessaria all'Europa nel 2030 secondo l'Associazione europea dell'energia eolica (Ewea), mentre le attuali installazioni rappresentano attualmente solo lo 0,2% della richiesta elettrica europea. Per farlo ci vuole un'azione coordinata da parte della Commissione europea, dei governi Ue, delle authority di settore, degli operatori di rete e del settore eolicoNel rapporto Ewea presentato a Stoccolma è scritto che in Europa sono in corso di sviluppo o sono stati proposti progetti per una capacità di 100 gigawatt. «Se realizzati, tali progetti produrrebbero il 10% dell'elettricità dell'Unione europea evitando al tempo stesso ogni anno l'emissione di 200 milioni di tonnellate di anidride carbonica», dice l'associazione.
In Italia? Il vento dei nostri mari non è così abbondante. C'è un potenziale, certamente non enorme. Pochi giorni fa il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha approvato il decreto per la valutazione di impatto ambientale di quello che potrebbe essere il primo impianto del genere nel Paese. Secondo il progetto della Effeventi di Milano il parco dovrebbe sorgere al largo della costa molisana, di fronte alla costa di Petacciato, a cinque miglia dalle spiagge di Termoli e a un paio da quelle di Montenero di Bisaccia: 54 torri alte 80 metri su uno specchio d'acqua di 25milioni di metri quadrati della potenza complessiva di 162 megawatt, per 450 milioni di chilowattora di energia prodotta. Il presidente del Molise, Michele Iorio (Pdl), ha già detto che farà di tutto per impedirne la costruzione, evitando i danni paesaggistici. Enel ha invece depositato un progetto a luglio 2008. Prevede l'installazione di 115 generatori di grande taglia che avranno una potenza compresa tra i 3 e i 5 Megawatt ciascuno nelle acque del Golfo di Gela ad una distanza minima di 3 miglia dalla costa, tra i comuni di Licata (Agrigento), Butera e Gela (Caltanissetta). Il progetto - sviluppato da una joint-venture costituita tra Enel (57%) e Moncada Costruzioni (43%) - è in attesa delle autorizzazioni.