L'ecosistema economico della microgenerazione e della generazione distribuita, ovvero quel segmento della produzione di energia rinnovabile "fatta in casa", o comunque integrata in prossimità di scuole, ospedali, piccole industrie, gruppi di aziende agricole, aspettava i decreti attuativi del l'ultima Finanziaria del governo Prodi (2008) da un anno.
Il Dm 18 dicembre 2008 segna un passo importante per lo sviluppo del settore: adesso per l'energia elettrica prodotta e immessa in rete da impianti eolici di potenza non superiore a 200 kW e da impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW si possa scegliere, su richiesta del produttore, tra i certificati verdi e una tariffa fissa omnicomprensiva di entità variabile, per una durata di 15 anni.
In pratica viene esteso un meccanismo di incentivazione simile al Conto energia fotovoltaico, che infatti è escluso dalla novità legislativa, alle altre fonti. Per il mini eolico la tariffa, che durerà 15 anni, sarà di 0,30 euro per kWh. «In Italia per il mini-eolico c'è un potenziale enorme – spiega Simone Togni, segretario generale del l'Anev, associazione nazionale energia del vento – stimabile intorno a 1-2 Twh annui».
In Italia, per la verità, il movimento è iniziato prima dell'approvazione del decreto: esistono già diversi produttori, come Ionica Impianti, Terom, Bluminipower, Siper, Ropatec e Tozzi Nord. La prospettiva è quella di «concepire gli edifici in modo che agiscano, per alcune parti o globalmente, come dispositivi concentratori di vento», spiega Lorenzo Battisti, ingegnere, docente all'Università di Trento, nel capitolo dedicato al minieolico all'interno del volume Nuove vie del vento, a cura di Luciano Pirazzi e Antonio Gargini (Franco Muzzio editore). Battisti coordina il campo eolico sperimentale di Trento (www.eolicotrento.ing.unitn.it): l'energia del vento ha ormai raggiunto livelli di affidabilità notevole sulla grossa taglia, ma per quanto riguarda la microgenerazione gli studi e lo sviluppo sono molto recenti, per questo si tratta ancora di un settore sospeso tra uno spicchio di presente e molte aspettative per il futuro.
Le possibilità di integrazione del piccolo eolico nelle aree urbane, e non solo su agriturismi o case di campagna, è coerente con l'obiettivo di abbattimento della CO2 nelle città. L'impianto eolico viene «integrato nella struttura stessa del l'edificio – scrive Pirazzi – dove troverà collocazione assieme ad altri impianti di conversione di fonti rinnovabili, quali ad esempio gli impianti fotovoltaici che si prestano all'integrazione con la fonte eolica». Anche perché il vento spesso abbonda di notte, quando il sole riposa. «In termini elettrici il contributo che il segmento può dare è elevato – conclude Togni –. Ma può fare molto anche in termini culturali, avvicinando chi produce a chi consuma energia».
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