ITALIA

 
 
 

 
HOME DEL DOSSIER

21 Marzo 2010

20 Marzo 2010

19 marzo 2010

18 Marzo 2010

17 Marzo 2010

12 Marzo 2010

11 Marzo 2010

10 Marzo 2010

9 Marzo 2010

8 Marzo 2010

7 Marzo 2010

6 Marzo 2010

4 Marzo 2010

3 Marzo 2010

2 Marzo 2010

1 Marzo 2010

28 Febbraio 2010

27 Febbraio 2010

26 Febbraio 2010

25 Febbraio 2010

24 Febbraio 2010

23 Febbraio 2010

20 Febbraio 2010

19 Febbraio 2010

18 Febbraio 2010

17 Febbraio 2010

16 Febbraio 2010

14 Febbraio 2010

13 Febbraio 2010

12 Febbraio 2010

11 Febbraio 2010

10 Febbraio 2010

9 Febbraio 2010

8 Febbraio 2010

7 Febbraio 2010

6 Febbraio 2010

5 Febbraio 2010


IDEE / Il merito deve unire non dividere le comunità

di Giovanni Bazoli

Pagina: 1 2 di 2
commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
17 febbraio 2010

«... PAGINA PRECEDENTE
Ma è forse giunto il momento di chiedersi se sia giusto che il sistema economico di mercato continui a ispirarsi prevalentemente a questo ethos di stampo calvinista e weberiano.
Certamente l'ipotesi di un'economia affrancata dall'egoismo risulterebbe astratta e utopica, perché la motivazione dell'agire economico è sempre data dall'interesse individuale al miglioramento delle proprie condizioni di vita, cioè al proprio arricchimento. La storia dimostra che i sistemi economici che mortificano l'incentivazione personale sono destinati a fallire. E d'altronde nessuno può negare che si tratti di tendenze e aspirazioni individuali che sono scritte nel Dna umano. Come nessuno può dubitare che la meritocrazia sia un principio da valorizzare in ogni organizzazione sociale e che la concorrenza sia una procedura utile e insostituibile al fine di selezionare le persone e le produzioni migliori.

È proprio su questi punti, tuttavia, che mi pare necessario aprire una nuova e spregiudicata riflessione. Siamo certi che una concezione etica dell'economia che assolutizzi il primato del merito ed esalti la competizione al fine di selezionare i più bravi e i più forti sia aderente ai principi evangelici? Non è forse vero che un sistema improntato a questa logica comporta ineluttabilmente una radicalizzazione, anziché una mitigazione, delle disuguaglianze economiche e sociali? E non è altresì vero che alcuni degli aspetti degenerativi del sistema sono derivati dalla condotta di manager di primissimo piano, disposti anche a forzare i risultati aziendali al fine di percepire compensi e premi smisurati?

Ripeto: il merito rappresenta certamente un fattore imprescindibile di promozione della comunità civile: un valore da contrapporre al disvalore dell'assistenzialismo. Purché il sistema non sia costruito attorno all'idea che i più bravi, i più forti, i più capaci meritino di essere premiati illimitatamente. È altrettanto certo che la concorrenza e la ricerca di efficienza sono regole inderogabili da seguire per la crescita economica e civile della società. Purché non diventino il metro adottato per valutare ogni attività umana.

A questo riguardo sarebbe opportuna una riflessione preliminare sul significato e l'applicazione che l'idea di merito e di concorrenza ha trovato nell'ambito economico. È il caso infatti di chiedersi se il merito nella conduzione delle aziende debba continuare ad essere misurato secondo i criteri correnti, teorizzati nelle scuole di formazione manageriale e ispirati al postulato (di derivazione smithiana) che la soddisfazione di utilità particolari (come le forti incentivazioni personali per i manager e il massimo profitto e il continuo incremento di valore per gli azionisti) si traduca automaticamente in una crescita del benessere dell'intera collettività. Nella valutazione della professionalità dei manager e dell'" eccellenza" delle aziende sembra evidente che dovrebbe trovare maggior peso la capacità di "farsi carico" – secondo un'esigenza esplicitamente richiamata anche dall'ultima enciclica – degli interessi "di tutte le categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa" e, in ultima istanza, dell'intera "comunità di riferimento". E così pure, per quanto riguarda la concorrenza, non si può fare a meno di osservare come la concezione genuina di un pluralismo di operatori – utile, anzi indispensabile, al fine di migliorare la qualità dei servizi e dei prodotti offerti al mercato – sia oggi sopraffatta dalla prassi di una competizione volta all'eliminazione dei concorrenti, a malapena controllata dalla legge.

Il problema è dunque quello dei correttivi da introdurre, per evitare che il primato del merito e il principio del confronto competitivo finiscano per legittimare una radicalizzazione delle disuguaglianze.

Il diritto di far valere i propri talenti deve accompagnarsi anche in ambito economico a inderogabili doveri di solidarietà. Ciò comporta il rifiuto di una logica puramente funzionale che porta a considerare l'impresa come finalizzata a creare profitti nell'interesse esclusivo degli azionisti e dei manager, senza farsi carico degli interessi generali della comunità in cui opera. La verità è che l'obiettivo della crescita della ricchezza e del benessere non può essere disgiunto da quello della riduzione delle disuguaglianze. L'attuazione di questo principio, che deve ispirare sia la definizione delle regole sia i comportamenti dei singoli operatori, rappresenta la grande sfida che attende il sistema economico e sociale del prossimo futuro.
Giovanni Bazoli

Il testo del presidente di Banca-Intesa è tratto dal saggio Chiesa e capitalismo, edito da Morcelliana, in uscita nei prossimi giorni

17 febbraio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina: 1 2 di 2
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio

L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER
Effettua il login o avvia la registrazione.
 
 
 
 
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-