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NON SOLO FINANZA / Educazione disastrata la peggiore delle crisi

di Moisés Naím

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18 Ottobre 2009

In questi giorni si sente parlare quasi esclusivamente di denaro: fallimenti, salvataggi finanziari e crisi monopolizzano le conversazioni in tutto il mondo. Sebbene questo atteggiamento sia logico, è salutare di tanto in tanto cambiare argomento. Parliamo, per esempio, dell'altra crisi mondiale le cui ripercussioni sono come quelle originate dal crollo della finanza, ovvero la crisi dell'istruzione. In quasi tutti i paesi, la gente ritiene che il proprio sistema educativo sia oltremodo carente. E le statistiche lo confermano. Negli Stati Uniti, ad esempio, tra il 1980 e il 2005, la spesa pubblica per ogni studente di scuola elementare e secondaria aumentò del 73%, così come a crescere fu il numero di insegnanti, riducendo drasticamente il numero di allievi seguiti da ogni docente. Inoltre, sono state attuate diverse iniziative volte a migliorare l'insegnamento.

Niente ha funzionato. In quel quarto di secolo, i risultati delle valutazioni sostenute dagli studenti non sono migliorati. I giudizi ottenuti nelle prove di lettura da parte degli studenti di 9, 13 e 17 anni nel 2005 sono stati gli stessi del 1980. Quelli di matematica sono saliti leggermente, ma non in maniera degna di nota. In una conferenza rivolta ai governatori del proprio paese, Bill Gates dichiarò di «essere sbigottito e di vergognarsi» del livello di istruzione superiore e proseguì affermando che «le nostre scuole sono un fallimento, piene di difetti e arretrate. Solo un terzo dei diplomati sono abbastanza preparati per diventare cittadini, lavoratori e studenti universitari».

Lo stesso succede in altri paesi. Nello stesso periodo quasi tutti gli stati più ricchi hanno aumentato notevolmente la spesa destinata all'istruzione, e non soltanto hanno fallito nell'impresa di migliorare il sistema, ma in alcuni casi si sono verificate significative involuzioni. Tra il 2000 e il 2006 il rendimento nell'area della lettura da parte degli studenti delle scuole superiori ha subito un notevole passo indietro, tra gli altri, in Spagna, Giappone, Norvegia, Italia, Francia e Russia. I risultati nel campo della matematica sono peggiorati in Francia, Giappone, Belgio ed altri paesi sviluppati, mentre Finlandia e Corea del Sud sono le nazioni che hanno raggiunto i migliori risultati.

Inoltre, in contrasto con quanto si verifica negli Stati Uniti, dove l'istruzione superiore d'eccellenza continua a essere di primo livello, in Europa sono poche le università che si collocano tra le migliori. Quest'anno, ad esempio, nella classifica redatta dall'ateneo di Shanghai, solo tre università francesi sono state incluse tra le cento migliori al mondo. Non sono presenti università spagnole o italiane.

Se l'istruzione nei paesi ricchi è in crisi, è un disastro in quelli meno sviluppati. In questi ultimi, come nel primo caso, una fetta considerevole del bilancio dello stato è assegnata al settore, senza notevoli miglioramenti nella qualità della formazione. Anche i paesi che hanno raggiunto risultati di successo in altri settori falliscono in ambito educativo. Il Cile, uno dei paesi in via di sviluppo più promettenti al mondo, ha dedicato risorse e attenzione all'istruzione, ma la preparazione degli studenti non ha ottenuto miglioramenti di rilievo. Il grande paradosso in tutto ciò è che "l'istruzione" rappresenta la soluzione offerta in risposta a quasi tutti i problemi che affliggono il mondo. Dalla povertà alla violenza urbana, dalle guerre alla corruzione, a emergere è sempre la stessa soluzione: istruzione, istruzione e più istruzione. Ovunque si vada, un numero infinito di candidati a cariche pubbliche promette di agire quale il presidente (o il governatore o il sindaco) "dell'istruzione". Nonostante il consenso raggiunto rispetto alla questione, la priorità di cui gode e le risorse a essa assegnate, la crisi educativa mondiale non si arresta.

Nessuno sa esattamente come agire. Più computer in classe? Stipendi più alti ai docenti? Classi meno numerose? Autonomia dell'istruzione? Centralizzazione? Aumento degli incentivi affinché si stimoli la concorrenza tra scuole e insegnanti? Più risorse destinate al sistema educativo? Ogni strada è stata percorsa, senza raggiungere risultati significativi. Gli studenti di Singapore, ad esempio, sono tra i migliori al mondo. Singapore è uno dei paesi ricchi dove meno risorse vengono destinate all'educazione primaria. Cosa significa tutto ciò? Che la crisi dell'istruzione di cui parliamo è grave anche se non smettiamo di parlare di quella finanziaria. Trovare rimedi alla crisi formativa è altrettanto importante che uscire da questa crisi finanziaria. Nel frattempo, mentre cerchiamo le soluzioni per l'istruzione, non ci resta che pregare che le soluzioni alla crisi finanziaria siano più efficaci di quelle che il mondo ha finora proposto per la sua crisi educativa.
(Traduzione di Graziella Filipuzzi)

18 Ottobre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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