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Ancora a proposito di Israele, è vero che il negoziato coi palestinesi è al palo, ma è non meno vero che le cose nella West Bank stanno evolvendo in una direzione che rafforza l'Autorità Palestinese e può ridurre le resistenze e le diffidenze israeliane, rendendo così possibile domani ciò che è impossibile oggi: l'economia cresce a ritmi superiori al 6% (e già Israele ha silenziosamente ridotto i controlli su chi si muove per lavoro), mentre Hamas sta perdendo sia il controllo delle moschee, sia la capacità di offrire alle famiglie quei servizi sociali che tanto avevano alimentato i suoi consensi.
Sono solo alcuni dei cambiamenti positivi che fanno parte del quadro, così come lo è il clima diverso che c'è nei confronti degli Stati Uniti all'Onu, dove molto più facilmente di ieri essi trovano oggi interlocutori disposti ad ascoltare e farsi convincere. Nell'enunciare giudizi e aspettative, perciò, anche di essi si deve tener conto.
In più c'è da chiedersi dove andranno i repubblicani con l'opposizione senza quartiere che hanno instaurato. Se finiranno attratti dall'estremismo del movimento dei Tea Party, nelle elezioni presidenziali del 2012 difficilmente potranno coagulare una maggioranza. E dopo, forse, l'aria di Washington tornerà respirabile. Non c'è dunque ragione di cedere all'isteria delle critiche e alla tentazione, al fondo suicida, di bruciare al più presto ogni idolo per cercarne un altro. Obama ha ancora un domani.