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Da Delhi a Calcutta sulle orme dei guru

reportage di Marco Barbonaglia

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13 agosto 2008
Il fiume Gange tra le montagne del Garwal (Afp)

Un viaggio nel cuore dell'India. Un viaggio alla ricerca delle radici. India. Il semplice suono della parola evoca immagini, sensazioni, colori. L'India dei Maharaja oppure quella di Mowgli, delle tigri, della giungla. La terra esotica degli incantatori di serpenti, la patria dei guru. L'oriente inseguito dai Beatles che andarono in ritiro nell'Ashram di Maharishi. Ognuno può andare alla ricerca della "sua" India.
C'è chi ci va per osservare le maestose cime dell'Himalaya, le acque limacciose del Gange o le grandi architetture moghul, o per scoprire una dimensione spirituale che non cessa di esercitare il suo fascino.
Qui, i Rishi, i veggenti, avevano illuminato il cammino dell'uomo con i Veda, il testo sacro più antico a noi pervenuto, fin dal secondo millennio prima di Cristo. Sempre qui, il principe Siddharta divenne il Buddha ( il Risvegliato), circa 2500 anni fa. In tempi più recenti, fu su queste terre che nacque Gandhi, il Mahatma.

Oggi, secondo la filosofia induista, che prevede una concezione circolare del tempo con il ritorno delle ere una dopo l'altra, viviamo, ormai, nel Kali Yug ( l'età di Kali), un'epoca buia, segnata dalla corruzione e dalla decadenza. Non per questo, l'India ha smesso di esercitare un fascino senza eguali e un'attrazione fortissima.

Non ricordo con esattezza quando nacque in me la voglia di visitare questa terra. A ripensarci, mi pare di averlo sempre sognato. Forse, tutto ebbe inizio quando incominciai ad interessarmi alle filosofie orientali. Certo, oggi, c'è anche il mio amore per la montagna a spingermi verso la regione himalyana. Le ragioni del mio interesse per l'India, a volerle cercare, potrebbero essere ancora molte ma quello che conta, in fondo, è che sto per partire e che cercherò di condividere con voi le esperienze che vivrò giorno per giorno. Di raccontarvi, insomma, l'India che vedrò nelle prossime tre settimane.

Il mio viaggio partirà dalla capitale, Delhi. Dopo di che, per ventidue giorni, girerò per il nord della nazione, fino ad arrivare a Calcutta. Come sempre, prima di partire ho prenotato solo il volo di andata e ritorno oltre che, visto che l'atterraggio è previsto nel cuore della notte, un albergo per i primi due giorni a Delhi. Mi sposterò con mezzi locali, treni, autobus così potrò entrare meglio in contatto con la gente e con la cultura locale. Per alcuni tratti, forse noleggerò un auto. E' ancora tutto da decidere.
Cercherò di vivere il più possibile a contatto con la gente del posto, di parlare con loro, di scambiare idee e impressioni.

La prima tappa dopo Delhi sarà Agra. Un inizio classico, con la visita all'imponente Taj Mahal, il favoloso mausoleo fatto costruire dell'imperatore Moghul Shah Jahan, in memoria della moglie Arijumand Banu Begum. Poi, ritornato a Delhi, invece di proseguire per il classico tour del Rajasthan partirò per una meta meno seguita dal turismo internazionale.
Seguirò, infatti, uno dei pellegrinaggi più sacri dell'induismo. Dalla magica città santa di Haridwar, una delle quattro che ogni dodici anni ospita la più grande festa religiosa del mondo, il gigantesco Kumbh Mela, risalirò lungo il corso del Gange fino alle sue sorgenti. L'ultima tappa raggiungibile con qualche mezzo sarà Gangotri, dove sorge uno dei più importanti templi dedicati a Shiva. Da lì percorrerò 38 chilometri a piedi, in due giorni, fino ad arrivare al ghiacciaio Gamuk ( la Bocca della Mucca), dal quale nasce il fiume più sacro del mondo.
Al ritorno andrò fino a Rishikesh, dove i Beatles soggiornarono nel'68 nell'Ashram di Maharishi Manesh Yogi , città di Sadhu e capitale dello Yoga.

Da qui scenderò, probabilmente in treno, seguendo sempre il corso del Gange, nella grande pianura dell'Uttar Pradesh. Un sosta irrinunciabile sarà certo la città santa più nota dell'India, Varanasi. Dove esplorerò i ghat che scendono sulla riva del fiume, dove gli indiani vanno a bagnarsi nelle sacre acque del Gange che attraversa il centro spirituale più importante per gli indù, perché chi termina i suoi giorni a Varanasi ottiene la moksha, ovvero la liberazione dal ciclo di nascite e morti. Poi, raggiungerò Bodhgaya, dove 26 secoli fa, sotto un albero di pipal, Siddartha Gautama raggiunse l'illuminazione e divenne Buddha.

Durante queste tre settimane cercherò di raccontarvi l'India che incontrerò strada facendo. Consapevole del fatto che ogni cosa che posso aspettarmi ora sarà probabilmente diversa dalle esperienze che davvero vivrò. Del resto, è proprio per questo che si viaggia.
Namastè.

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