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Sicurezza, supervisione assegnata al «preposto»

di Aldo Monea

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20 ottobre 2008


Una "sentinella" per la sicurezza del lavoro in tutte le imprese. L'organizzazione di molte aziende, anche di piccole dimensioni, presenta spesso figure – ad esempio, capi-reparto e capi-ufficio – che coordinano operativamente gruppi di lavoratori e perciò svolgono un ruolo essenziale ai fini del buon funzionamento aziendale.
La normativa sulla sicurezza sul lavoro, prendendo atto di ciò, ha da tempo valorizzato ai fini dell'organizzazione per la sicurezza questi collaboratori del datore, individuandoli come "preposti" per la sicurezza.
Già prevista nei decreti degli anni '50 (Dpr n. 547/1955 e n. 303/1956), questa figura è stata però "trascurata" dal Dlgs n. 626 che le ha dedicato pochi e ambigui contenuti.
Il Dlgs n. 81/2008, con un significativo cambiamento normativo rispetto al decreto precedente ha, invece, regolato in modo organico questa figura, attribuendole un compiuto spazio giuridico.
Principali innovazioni del nuovo testo sono:
- l'individuazione del ruolo che il preposto deve assolvere (articolo 2, comma 1, lettera e);
- l'esplicazione dei compiti che deve svolgere (articolo 19);
- la definizione, distinta rispetto alle altre figure, delle infrazioni e delle relative sanzioni a cui può andare incontro (articolo 56);
- la previsione esplicita del preposto "di fatto" (articolo 299);
- i contenuti minimi della sua formazione (articolo 37, comma 7).

L'identikit
È la maggiore novità normativa. Per la prima volta una disposizione di legge (articolo 2, comma 1, lettera e) del decreto legislativo n. 81/08) descrive organicamente il ruolo del preposto, evidenziando, quali profili:
- sovrintendere all'attività lavorativa,
- garantire l'attuazione delle direttive ricevute.
A tal fine, la figura, secondo la norma, deve controllare la corretta condotta dei lavoratori ed esercitare un funzionale potere di iniziativa.
In altre parole, il preposto deve inserirsi, nel sistema di sicurezza aziendale, partecipando, con un ruolo sostanzialmente esecutivo (e non direttivo), intervenendo nella fase operativa d'attuazione della sicurezza aziendale e restando, comunque, sottoposto al controllo del datore (ed eventualmente) dirigenziale.
Salvo vere e proprie deleghe di "funzioni", egli non svolge, perciò, mansioni direttive che sono proprie, piuttosto, delle altre due figure.
Trovandosi "gomito a gomito" e considerando i suoi compiti di cui all'articolo 19, egli, evidentemente, rappresenta anche una sorta di "sentinella" di fronte al nascente malessere fisico, mentale del singolo.

L'individuazione
Il decreto n. 81/2008 fornisce anche alcuni elementi sull'individuazione del titolare del ruolo. Come si desume, implicitamente, dall'articolo 299, il preposto è, in primo luogo, il soggetto formalmente incaricato dal datore per la sicurezza.
Innovando rispetto al Dlgs n. 626/1994, lo stesso articolo 299 prende atto anche del preposto "di fatto", riconoscendo, con la giurisprudenza, che un qualsiasi soggetto, pur privo di formale investitura, in quanto «eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti» al preposto, è destinatario iure proprio del «debito di sicurezza» e assume le relative responsabilità come «preposto di fatto». Presupposto fattuale di ciò è che i lavoratori, effettivamente, osservino le indicazioni date loro da questa figura "informale".
Per quanto riguarda le posizioni aziendali che, in concreto, possono ricoprire il ruolo in esame, perché investite formalmente o perché tali "di fatto", un parziale elenco, da contestualizzare nelle specifiche realtà organizzative, può comprendere il capo-squadra, il capo-ufficio, il capo-sala, il capo magazzino, il capo-officina, il coordinatore di un gruppo di lavoro e, talvolta, persino il collega più esperto o più anziano.
Per ricoprire il ruolo, secondo certa giurisprudenza (Cassazione penale Sezione IV, 13 settembre 2001, n. 33548), non è, comunque, essenziale un rapporto di lavoro subordinato con il datore.

La posizione
Per quanto riguarda, infine, la collocazione nella specifica struttura per la sicurezza, il Dlgs n. 81/2008 si pone in continuità con il 626, confermando la posizione organizzativa "tradizionale" della figura: al di sotto del datore e dell'eventuale dirigente e "in prima linea" rispetto al contesto operativo in cui possono determinarsi problemi per la salute dei lavoratori.

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