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Le mega sale? Penalizzano il made in Italy

di Marco Mele

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13 maggio 2009
Riccardo Tozzi - LaPresse


Negli ultimi mesi molte nuvole si sono addensate sul cinema italiano. Maggio ha fatto intravedere un po' di sole, squarciando i nuvoloni incombenti.
Cominciamo dalle belle notizie: Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, ha firmato i decreti attuativi per rendere operativo - retroattivamente, per i film "girati" dal 30 giugno 2008 - il tax credit "interno", di cui usufruiranno gli operatori del settore. Manca la registrazione presso la Corte dei Conti e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; poi "si parte".
L'altra buona notizia arriva dal Quirinale: alla presenza del capo dello Stato e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, si è impegnato a far approvare un «provvedimento di reintegro» parziale del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Vi sarà un "tetto" per gli Enti Lirici e una quota destinata al cinema (che gli operatori si attendono sui 30 milioni). Al Quirinale, ovviamente, questo non è stato detto: le risorse arriveranno dalla porno-tax.
Gli squarci di sole finiscono qui. Le nuvole cominciano dal credito d'imposta: si era raggiunto un accordo con la Ue, il 17 marzo scorso, che l'Europa ha rimesso in discussione. Si tratta del credito che riguarda le imprese esterne al settore e gli investimenti dell'esercizio per digitalizzare le sale. Le aliquote differenziate proposte dall'Italia non sono state accettate da Bruxelles, che ha imposto la stessa aliquota per tutti. Ora, l'Ue eccepisce che il plafond fissato per gli incentivi può penalizzare alcune imprese.
Sulla digitalizzazione degli schermi, la Ue mette in discussione la mediazione raggiunta: incentivo alle strutture sino a dieci schermi, per quelle con più di dieci collegato al 60% di programmazione europea. L'Ue chiede, adesso, di limitare gli incentivi alle strutture sino a quattro schermi.
I tempi si allungano e la legge prevede una scadenza triennale di verifica (al 2010). L'Italia propone, allora, di applicare al cinema quanto previsto dall'Ue per la crisi finanziaria: sino a 200mila euro a impresa non scatta l'aiuto di Stato. L'Italia vuole elevare l'importo a 500mila euro: tale cifra diverrebbe il tetto al credito d'imposta di cui potrà godere ciascun soggetto interessato sino alla conclusione della trattativa con l'Ue.
Quanto al finanziamento pubblico diretto, la situazione è drammatica, in attesa del reintegro del Fus. A fronte di 75 progetti per altrettanti film, in cassa vi sono 9-10 milioni di euro rispetto ai 49 del 2008: il direttore generale per il cinema, Gaetano Blandini si rifiuta di convocare le commissioni che assegnano i fondi senza avere a disposizione fondi sufficienti.
Mentre si spera di avere la riforma di settore in questa legislatura (i progetti non mancano), il mercato penalizza i film italiani. Nei primi quattro mesi dell'anno gli incassi sono calati del 2,7% ma la quota dei film nazionali è scesa al 28,5% degli incassi rispetto al 34,18% del primo quadrimestre del 2008.
«Il numero degli schermi - sottolinea Riccardo Tozzi, presidente dei produttori italiani - è salito dai 900 di fine anni 90 ai 3.200-3.300 attuali ma la crescita del pubblico non è stata proporzionale. I multiplex hanno avuto un effetto sostitutivo, non aggiuntivo rispetto al pubblico delle sale cittadine, ma più giovane e più maschile. Questo ci penalizza. Questo pubblico è più sensibile alle offerte via internet, spesso illegali. Non a caso, i film italiani di questa stagione hanno, più o meno, incassi inferiori di un terzo rispetto alle previsioni». La proposta di Tozzi? Riqualificare le sale urbane con la digitalizzazione, «anche creando sale a prezzo maggiorato ma con maggiori comfort, come a Londra». Il cinema in 3d darà, nel tempo, ulteriore vantaggi ai film americani. Le tv restano un problema: la riforma della legge 122 non ha decreti attuativi, Sky dice di non essere più monopolista, Mediaset Premium di essere una start-up, la Rai s'impegna per la sua quota ma non manda in onda i film. Quanto alla pirateria, «ci vuole una legge italiana, non francese, con sanzioni ma non penali. Ci dev'essere, però, un mercato legale dei film italiani su Internet» conclude Tozzi.

13 maggio 2009
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