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Frémaux: con Up Cannes nel futuro del 3D

di Leonardo Martinelli

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12 maggio 2009
Thierry Frémaux

"Fare la selezione per Cannes? Significa scegliere dei buoni film. "Up" lo è, anzi è semplicemente eccellente. E questo ci basta. Per il suo contenuto e soprattutto per il suo humour si presta a un'atmosfera di festa e a una serata inaugurale come quella del festival". Liquida così Thierry Frémaux, direttore artistico di Cannes, dubbi e polemiche (poche, a dire il vero) scatenate dalla sua scelta di dare il via alla rassegna sulla Croisette con un film d'animazione.
E'"Up", diretto da Pete Docter e prodotto dal "grande" John Lasseter, fondatore della Pixar, pioniere dei cartoni animati digitali. I film d'animazione a Cannes? Non sono una novità. La prima volta fu, nel 1973, con "Il pianeta selvaggio", film d'animazione fantascientifico di René Laloux, che ottenne quell'anno il premio speciale della giuria. E la presenza dei cartoni animati sulla Croisette si è intensificata negli ultimi dieci anni (vedi, in particolare, il successo di Shrek nel 2001), fino a "Valzer con Bashir", opera israeliana di Ari Folman, una sorta di documentario sotto forma di cartone animato sull'eccidio di Sabra e Shatila, presentato l'anno scorso.
A volerlo contro tutto e tutti fu proprio Frémaux, "délégué général" della rassegna dal 2001 (è succeduto a Gilles Jacob, diventato "patron" della manifestazione) e selezionatore dal 2004. Frémaux è un grande estimatore dei cartoni animati. 49 anni, cintura nera di judo, cinofilo fin dall'infanzia (e a lungo collaboratore di Bertrand Tavernier), Frémaux ha puntato molto negli ultimi anni anche sul ritorno dei grandi studios americani sulla Croisette, senza comunque mai dimenticare di valorizzare la qualità e di aprirsi alle produzioni di tutto il mondo, anche le più "esotiche" (sulla scia della "scuola Jacob"). "Non è solo la prima volta che un cartone animato inaugura la nostra manifestazione – sottolinea Frémaux -, ma è anche la prima volta che per la serata inaugurale ricorriamo a un prodotto totalmente digitale e in 3-D. Anzi, direi che questa rappresenta la più grande novità. D'altra parte a noi le "prémière" piacciono. Il 3-D è un elemento importante del cinema d'oggi. Vogliamo dimostrare che il festival di Cannes vive in osmosi con l'epoca moderna". Insomma, non si tratta di una scelta occasionale.
"Up" è la storia di un anziano signore che, una volta rimasto vedovo, attacca la sua casa a una mongolfiera fatta di palloncini: destinazione il Sud America e, a bordo, un boy-scout, bislacco ragazzotto. Da lì inizia una serie di avventure. John Lasseter, il produttore, riceverà a settembre il Leone d'oro alla carriera a Venezia. Ma è a Cannes che presenterà il suo nuovo film. Decisione all'apparenza strana, discutibile. Ma Frémaux nega di aver "rubato" il film al festival italiano. "Sulla base del calendario del lancio di "Up"a livello internazionale, Lasseter non poteva presentare il film a Venezia. Lo farà qui a Cannes e noi ne siamo molto orgogliosi". Battaglia con la laguna? "Assolutamente no. E' già difficile mettere su un buon festival. Se poi iniziamo a preoccuparci anche di cosa fanno gli altri, non la finiamo più".

12 maggio 2009
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