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Al via la Biennale di Istanbul sostenuta dalle grandi famiglie turche

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Al via la Biennale di Istanbul sostenuta dalle grandi famiglie turche

  • –di Chiara Zampetti

Sono più di 4mila i protagonisti della scena artistica internazionale, tra cui collezionisti, galleristi, direttori di musei e curatori presenti ad Istanbul per l'inaugurazione della 12esima edizione della Biennale. La qualità di "Untitled" (12th Istanbul Biennale) curata dall'italiano Adriano Pedrosa e dal costaricano Jens Hoffmann (fino al 13 novembre 2011) è alta, ma alla Biennale di Istanbul gli addetti al settore non vanno solo per l'arte. In questa città enormi sono i fondi destinati all'arte contemporanea e ciò che attira è la, seppur velata, speranza di accedervi. Non è il governo a metterli a disposizione, ma grandi famiglie private, spesso grandi collezionisti di arte contemporanea. La Biennale stessa, con un budget di 2 milioni di euro, è organizzata da IKSV, la fondazione per la Cultura e le Arti della famiglia Eczacıbaşı, che possiede anche l'Istanbul Modern, il museo di arte contemporanea di Istanbul. Eczacıbaşı è uno dei maggiori gruppi industriali turchi con un turnover di 2,1 miliardi di euro nel 2010, composto da 39 compagnie che spaziano tra gli altri da prodotti da costruzione, industrie farmaceutiche, finanza, It e real estate. Il maggiore sponsor della biennale è Koç Holding ombrello di 113 compagnie e nel 2011 in posizione 248 nel Fortune Global 500. La famiglia Koç è proprietaria in città del Museo Koç, il Museo Pera e Arter, uno spazio su quattro piani destinato a mostre temporanee in una delle vie principali di Istanbul, Istiklal Caddesi e che ha ora in mostra i video di uno degli artisti turchi contemporanei più conosciuti dalla scena artistica internazionale Kutluğ Ataman (fino al 16 novembre 2011).

L'interesse per l'arte contemporanea da parte dei collezionisti locali è piuttosto recente, è iniziata meno di dieci anni fa, ma i compratori stanno aumentando sempre più, alcuni per passione, altri per investimento. Sempre più sono le gallerie che vengono aperte ad Istanbul, tra le più attive a livello internazionale sono Rodeo, Gallerist, Dirimart e Rampa.

Le fiere in questa città conservano invece ancora un tono locale, con arte più commerciale e figurativa. Tra il 14 e il 18 settembre, in corrispondenza con l'inaugurazione della Biennale si è svolta per la prima volta Art Beat, una nuova fiera di arte contemporanea con solo 29 gallerie di cui solo tre non locali. Si sperava che la concomitanza con l'inaugurazione della Biennale attirasse più compratori internazionali e, invece, sono rimasti in prevalenza turchi.
Comunque 35mila sono stati i visitatori e i galleristi si sono dichiarati soddisfatti per le vendite. Più della metà dei mille lavori esposti sono stati venduti per un totale di 10 milioni di lire turche (5,5 milioni di dollari). I prezzi delle opere esposte andavano da 500 $ a oltre 500mila $.

Anche Contemporary Istanbul, l'altra fiera in città quest'anno alla sesta edizione (24 e il 27 novembre 2011), rimane un evento locale. "Le cose stanno cambiando velocemente e l'interazione con il mercato internazionale sta aumentando e c'è quindi speranza che presto i protagonisti del mercato internazionale vengano ad Istanbul per cercare anche artisti turchi e non soltanto clienti turchi" dice Ipek Yeginsu, direttore del Borusan Art Center, un centro che offre studi ad artisti finanziato da Borusan Holding, un'altra delle grandi famiglie di collezionisti della città.



"Osama Bin Laden", 2008 di Shen Shaomin, olio su tela e cornice di silicone e gel, cm 173 x 132, venduto ad Art Beat Fair da Sanatorium per 45mila euro

courtesy Chiara Zampetti



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