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Il gruppo Borusan punta sull'arte, parola di Ahmet Kocabiyik

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Il gruppo Borusan punta sull'arte, parola di Ahmet Kocabiyik

  • –di Chiara Zampetti


Tra le mostre e gli eventi organizzati per l'apertura della Biennale di Istanbul (fino 13 novembre), il gruppo Borusan, uno delle maggiori compagnie turche con un fatturato annuale stimato per il 2011 intorno ai 4 miliardi di dollari, ha inaugurato il 17 settembre Borusan Contemporary (http://www.borusan.com.tr), un museo di arte contemporanea situato negli headquarters del gruppo, il castello di Perili Köşk. In questo edificio storico con vista sul Bosforo il pubblico può visitare nei weekend gli spazi dedicati alle mostre temporanee, ma anche gli uffici della Borusan, dove sono esposte a rotazione le opere d'arte della collezione permanente. Con un budget per le acquisizioni di 1,5 milioni di dollari l'anno la collezione del gruppo è in continua crescita. Ad oggi annovera circa 600 opere, tra cui lavori di riconosciuti artisti internazionali come Donald Judd, Sol LeWitt, Jim Dine, Doug Aitkens e Thomas Ruff. ArtEconomy24 de Il Sole 24 Ore ha intervistato Ahmet Kocabiyik, responsabile della collezione e figlio del proprietario della Borusan
Quando ha iniziato ha comprare arte?
Nei primi anni ‘80. Allora non si parlava molto di arte contemporanea in Turchia. A Istanbul il mercato per l'arte contemporanea è oggi molto diverso e in rapida evoluzione da circa sei anni. Ora molti collezionisti e artisti vivono in città e si sono moltiplicate anche le gallerie. Agli inizi compravo solo artisti turchi, ma da otto anni compro anche artisti internazionali. Oggi la collezione è composta da circa 65% di opere internazionali, ma questa percentuale è destinata a salire con le recenti acquisizioni.
Compra all'asta?
Solo quando cerco opere che non posso più trovare altrove, altrimenti preferisco non comprare in asta. In quelle di arte contemporanea turca spesso si vedono opere fatte troppo di recente e questo non è positivo per l'artista. Ci sono molti collezionisti in questo settore che comprano solo come investimento, sono speculatori che acquistano e vendono velocemente e usano la casa d'asta per liquidare il loro asset, ma questo è un problema. Di solito compro tramite le gallerie, vado alle fiere internazionali e a volte commissiono direttamente le opere all'artista, un processo che mi dà molta soddisfazione. Per esempio i video in "Seven New Works", la mostra temporanea ora a Borusan Contemporary (fino a dicembre 2011), sono tutti lavori che ho commissionato direttamente.
Vende?
No, mai.
Perché la decisione di aprire al pubblico nei weekend?
L'arte per la mia esperienza rende le persone più felici. Per me è importante condividere la mia collezione e passione per l'arte. Abbiamo iniziato ad esporre la collezione nei nostri uffici e abbiamo ottenuto ottimi risultati. La produttività dei nostri dipendenti è aumentata. Abbiamo dato la possibilità di far scegliere loro quelle opere che preferivano avere vicino. E' come se l'arte simboleggiasse il valore di ognuno in azienda e sentirsi riconosciuti ha aumentato la loro motivazione. L'arte contemporanea è innovazione e una azienda oggi deve essere innovativa per sopravvivere. Qui ad Istanbul nelle scuole non sono previste classi destinate alle arti visive, io credo invece che sia importante essere esposti all'arte sin da bambini. Il museo servirà a condividere con un maggiore numero di persone la collezione. La parte educativa ha un ruolo importante nel museo: inviteremo molte scuole, dalle elementari all'università, organizzeremo conferenze, seminari, incontri con artisti e simili.
Chi decide per gli acquisti?
Vari curatori propongono le opere, ma l'ultima decisione è mia. Per me è importante comprare quello che mi piace, anche se certo faccio le mie ricerche e guardo anche altri elementi.
Il futuro?
Concentrare gli acquisti in video e new media per aprire un museo specializzato in questo settore nei prossimi anni. L'edificio lo abbiamo già e verrà ristrutturato appositamente per la collezione di new media e sarà destinato solo a questo fine

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