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Intervista a Noah Horowitz

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Intervista a Noah Horowitz

  • –di Chiara Zampetti

Da che prospettiva osserva il mercato dell'arte nel suo libro?
Il mercato dell'arte non è una realtà puramente economica, ma neanche una sfilata di moda fuori dal mondo senza alcun legame con la situazione economica e finanziaria. Il mercato dell'arte è un complesso universo socio-economico, osservarlo solo dal punto di vista del profitto economico da investitori, è un approccio molto semplicistico. Si finisce per non valutare correttamente alcuni protagonisti come mercanti e collezionisti e la loro interazione con il mercato. Perchè qualcuno paga diversi milioni per un'opera d'arte? Per una combinazione di aspetti finanziari, di status sociale e di fattori simbolici. Chiunque si avvicini a questo mercato è fondamentale che comprenda questa complessa realtà.

Perché ha scelto di dividere il libro in tre capitoli divisi in video art, arte esperienziale e fondi d'investimento?
L'idea iniziale era di focalizzare la mia ricerca solo sui fondi d'investimento. Dopo aver studiato a lungo i fondi esistiti e quelli in corso e la letteratura economica sull'arte come investimento, ho capito che volevo osservare l'argomento in un modo più dinamico: raccontare come quelle opere che vediamo nei musei e nelle gallerie, non riducibili a commodities, esistono anche in una prospettiva economica. Volevo mostrare i due estremi: la parte del mercato che guarda solo all'arte come investimento, in modo completamente opportunistico e speculativo; e quei protagonisti del mondo dell'arte che hanno una relazione contradditoria con il mercato, ne vengono inglobati e sono parte di questa dimensione commerciale.

Cosa pensa dei fondi di investimento oggi?
Non sono regolati, non vi è disclosure e non sappiamo esattamente come vanno, anche se si sente dire che alcuni stiano andando bene. In realtà non sono molti gli art funds ad aver raccolto il capitale richiesto, c'è stata però abbastanza attività negli ultimi due o tre anni, in Asia in particolare. In generale, anche a causa della crisi finanziaria, hanno difficoltà a trovare equity. Credo tuttavia che i fondi d'arte siano destinati a proseguire la loro attività e sarà interessante osservare come progrediranno e matureranno e quali forme prenderanno nei prossimi cinque, dieci o venti anni. Per esempio, se si fonderanno o meno con altri servizi finanziari.

Qual è la maggiore difficoltà per i fondi di investimento?
Mercanti come Larry Gagosian o Jay Joplin gestiscono la carriera di 40-60 artisti e controllano i meccanismi per creare il valore di un'artista e di un'opera d'arte (determinano dove va il loro lavoro, sostengono mostre, creano una voce critica intorno ad un artista tramite i media, ecc.). La sfida fondamentale per gli art funds è competere con professionisti di questo calibro, che hanno un accesso più diretto al mondo dell'arte e un profondo network di collezionisti a cui vendono quei lavori. L'accesso ai lavori di alta qualità è tutto, i fondi ora devono cercare di superare alcuni conflitti d'interesse che tendono ad appesantire molte loro strutture.

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