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Bloomsbury chiude anzi no, ora si chiama Minerva Auctions

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Bloomsbury chiude anzi no, ora si chiama Minerva Auctions

  • –di Silvia Anna Barrilà

L'Italia, si è detto più volte, rappresenta per le case d'asta straniere un mercato di approvvigionamento sul quale reperire opere d'arte e collezioni da vendere su piazze estere. A questo atteggiamento si è opposto Fabio Bertolo, per sei anni direttore della Bloomsbury Auctions di Roma che adesso cambia nome e diventa Minerva Auctions, separandosi definitivamente dalla casa madre di Londra.
Ma andiamo per gradi. La casa d'aste romana è nata nel 2006 come branch della Bloomsbury Auctions proprio per iniziativa di Bertolo che, dopo la chiusura della sede romana di Christie's per la quale lui lavorava come esperto di libri e manoscritti, ha riconosciuto nuove possibilità sul mercato romano e ha avviato la collaborazione con la casa londinese. Nel 2007 la Bloomsbury di Roma si è costituita come Srl indipendente controllata dalla casa madre inglese. Poi nel 2011 la Bloomsbury di Londra è stata acquisita da un'altra casa d'aste londinese, la Dreweatts 1759, e così la Bloomsbury di Roma ha proseguito le attività mantenendo il marchio in franchising. Nel giugno 2012, cessato il contratto di franchising, la società italiana ha deciso di proseguire l'attività con la denominazione di Minerva Auctions.

"La visione del mercato italiano della casa londinese è positiva" spiega Fabio Bertolo al telefono, "ma anche viziata da preconcetti: si pensa che il mercato italiano sia provinciale e locale, che offra buon materiale da vendere a Londra. L'intenzione del managment di Bloomsbury Auctions era favorire l'esportazione (così come fanno tutte le grandi case d'asta internazionali che operano in Italia) soprattutto nei settori dell'arte contemporanea, gioielli, orologi e arte orientale. Noi, invece, crediamo che il mercato italiano ancora funzioni e che sia indispensabile continuare a battere le aste in Italia".

Ed è così che è nata la Minerva Auctions. "In realtà è solo il nome ad essere cambiato" continua Bertolo, "lo staff e la sede (Palazzo Odescalchi) rimangono gli stessi, ed è quella la cosa importante perché il nostro business si basa sul rapporto personale con il cliente".
Ciò non vuol dire che la Minerva Auctions non osservi il mercato internazionale. "La nostra apertura è garantita anche da internet" è convinto Bertolo, "e non è detto che non iniziamo nuove collaborazioni con altri partner inglesi".
Ma anche Dreweatts & Bloomsbury Auctions, da parte sua, non rinuncia al mercato italiano. Così il presidente Stephan Ludwig, raggiunto a New York via mail, ha commentato l'accaduto: "Le due compagnie (Bloomsbury Auctions di Roma e Dreweatts & Bloomsbury Auctions di Londra, ndr) avevano opinioni differenti riguardo a come servire al meglio il mercato italiano facendo leva sulle capacità internazionali di Drewatts & Bloomsbury Auctions. Il mercato delle aste in Italia non è si è rivelato semplice da quando è scoppiata la crisi finanziaria, ma crediamo fermamente che una compagnia che fornisce un servizio di prima classe e con un collegamento internazionale può prosperare in questo ambiente". Per il futuro Dreweatts & Bloomsbury Auctions vuole certamente rimanere attiva in Italia, non solo da Roma ma anche da Milano, con nuove partnership che verranno presto annunciate e un calendario di giornate di valutazione in cui i clienti italiani potranno scegliere se vendere le loro proprietà a Roma o sul mercato più internazionale di Londra (il primo appuntamento è previsto per il 23-26 novembre). Ci sarà spazio non solo per opere e oggetti da 10mila a un milione di euro, ma anche per quelli tra 500 e 1.000 euro. "Siamo molto contenti della considerevole opportunità di offrire ai collezionisti romani d'arte e antichità un servizio veramente internazionale. Roma ha un'eredità artistica invidiabile e anche un prospero commercio di gioielli e orologi, che sono entrambi aree di competenza del nostro business a Londra".

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