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Artgenève, buone le vendite: fiscalità e liquidità…

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Artgenève, buone le vendite: fiscalità e liquidità agevolano galleristi e collezionisti - Foto

  • –di Riccarda Mandrini

Si è chiusa il 1° febbraio la quarta edizione di artgenève, la fiera d'arte contemporanea di Ginevra. Le 70 gallerie, in preminenza occidentali, presenti hanno portato un'offerta espositiva univoca dedicata all'arte contemporanea di matrice e cultura occidentale. I galleristi, tutti, hanno scelto di lavorare su un range di proposte qualitativamente alto, rivolto, appunto a una clientela soprattutto occidentale, molto preparata sia in termini di conoscenza dell'arte e della sua storia anche la più recente, sia in termini di conoscenza del mercato dell'arte.
Ad ‘artgenève', quello tra galleristi e collezionisti è stato un incontro che si è concretizzato con vendite complessivamente buone (l'Iva in Svizzera è dell'8%), sia a livello di moderno (anche se le gallerie erano poche) sia di contemporaneo.


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Le vendite. Sempre al top il l'arte moderna italiana, eccezionalmente ben rappresentata in fiera da affermate gallerie come Mazzoleni, De Primi Fine Art, Cortesi Gallery. Tutte hanno mostrato soddisfazione per le vendite. Da Cortesi, ceduti pezzi storici di Agostino Bonalumi, lavori con un range di prezzo compreso tra i 250-300mila franchi svizzeri. Molto l'interessere per le opere di Marina Apollonio (1940), figura di primo piano a livello internazionale per la sua ricerca nell'ambito dell'arte cinetica. Venduta l'opera “Dinamica Circolare 6Z+H 066”, 1967. Il prezzo 60mila €. Successo anche per i lavori di Paolo Scheggi (1940-71). ‘Zone Riflesse', uno Scheggi nero, è stato acquistato per una cifra compresa in un range di 350- 400mila €. Venduto inoltre un arazzo, “Una parola al vento, due parole”, 1987, a firma Alighiero Boetti: range di prezzo 100-130mila €. E con un range analogo, tra 110–140mila €, è stata ceduta una tela di Victor Vasarely, “Kendi –Ga”, 1966-75. Le opere in questione sono state tutte acquistate da collezionisti svizzeri.
Le buone performance ottenute dal segmento moderno italiano sono in parte da attribuire al successo ottenuto in asta sul mercato internazionale, confermano i galleristi. Diverse le perplessità dei galleristi internazionali riguardo (almeno per il momento) l'investimento in opere d'arte da parte di collezionisti italiani in funzione del voluntary disclosure. Un discorso questo che potrebbe maturare, hanno fatto notare, in un futuro prossimo, grazie anche al supporto offerto dal Porto Franco di Ginevra, al servizio dell'arte e dei beni di lusso, uno dei più antichi, con i suoi 125 anni di età.
Buone le performance ottenute dagli artisti italiani anche da Massimo de Carlo, che ha ceduto le opere storiche di Alighiero Boetti, Piero Manzoni, Gianfranco Baruchello. Opzionato anche un lavoro di Dadamaino il cui prezzo si attestava tra 100-130mila CHF.
Soddisfatti delle vendite anche alla galleria Studio Dabbeni di Lugano, il cui stand era in parte dedicato alle nuove opere ‘Il Tempio del Tempo'prodotte dal maestro Giulio Paolini. Prezzi, dai 20mila ai 25mila CHF. Venduto anche un pezzo della serie ‘Europa 2014' a firma dell' artista milanese Stefano Boccalini con un prezzo tra 4-8mila CHF.
Curatissimo lo stand proposto dalla galleria P420 di Bologna. I giovani galleristi hanno lavorato sull'idea forte di mescolare le opere di differenti autori prodotte dagli anni '60 fino ad oggi, con la volontà di superare ogni scarto temporale e mettere insieme i lavori seguendo la linea tematica. In mostra nello stand le opere di Riccardo Baruzzi, Irma Blank, Paolo Icaro. Positive le vendite, prezzi riservati.
Diverse le opzioni da Massimo Minini, che ha presentato uno stand straordinariamente ben allestito, basato sull'altissima qualità delle proposte (forse più adatto a una fiera più matura come Fiac). Il gallerista bresciano ha mostrato i lavori di Daniel Buren, le installazioni di Hans Peter Feldmann, oltre alle concettuali opere di Luigi Ghirri e di Ettore Spalletti.
“Una buona fiera”, sintetico e deciso ilo commento di Gianfranco Schiavano, direttore Hausler Contemporary che ad artgenève si presentava (per la seconda volta) con doppio stand: uno spazio monografico dedicato al lavoro dell'artista concettuale inglese Hamish Fulton (vendute differenti opere per un range di prezzo compreso tra i 4mila e i 50mila €) e, un secondo spazio in cui erano rappresentate le opere di Brigitte Kowanz, David Reed e Roman Seigner.
Successo davvero tutto personale ad artgenève per i lavori dell' artista francese Ben Vautier (Napoli 1935) proposto da Celine Lange della galleria Lange + Pult, al quarto anno di presenza ad artgenève. Le tele a firma Ben, nelle stand, sono state sostituite diverse volte. Di fascia bassa i prezzi compresi entro 11mila e 20mila €.
Molto l'interesse per i lavori astratti di Marco Tirelli proposti nella galleria Louise Alexander che vanta una sede a Londra e una a Porto Cervo. Su riserva i prezzi.
Una selezione di opere di artisti africani era presente in fiera nello spazio della galleria francese Magnin A: esposte diverse grandi tele di Cherie Samba (60mila €) e differenti lavori fotografici di Omar Victor Diop (4mila € la foto senza cornice), nonché una nuova serie di opere di Nathalie Boutté realizzate con i biglietti da 100 € sfilettati. Boutté, artista che manifesta con orgoglio la propria assenza di formazione artistica, lavora su un modello figurativo e predilige una rappresentazione del mondo con pochi colori e un pathos infinito. Il pubblico della fiera ha molto apprezzato il lavoro di Boutté. Lo stand di Magnin A era tra i più affollati.
Ha catalizzato l'interesse del pubblico anche ‘La Giostra', un solo show di Maja Weyermann, proposto dalla galleria lussemburghese Nousbaum Reding: il progetto fotografico della Weyermann partiva da un analisi delle architetture Moderniste per spingere la sua riflessione verso un confronto con gli spazi e le scene colte nei film ‘La Dolce Vita' , 1960; L'”Avventura” di Antonioni, 1960 e “Shadow”, 1959 di John Cassavetes.
Positivo il giudizio sulla fiera anche dalle galleriste di Les Filles du Calvaire di Parigi che presentavano (e hanno venduto) opere di autori diversi: da Edouard Wolton (litografie) dai 600 ai 3mila CHF; alle stampe di fotografiche di Noemi Goudal con un range dai 4.500 ai 15.500 CHF.
Artgenève si è confermata una fiera di buona qualità, sicuramente in crescita, tuttavia a detta dei galleristi, si è sentita fortemente la mancanza di direttori di musei, fondazioni e curatori internazionali e anche di pubblico, seppure generico.

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