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Art Dubai non delude: forti scambi

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Art Dubai non delude: forti scambi

  • –di Riccarda Mandrini


Art Dubai ha chiuso la sua nona edizione il 21 marzo e ancora una volta ha confermato il proprio successo. Dura la competizione quest'anno: il confronto si svolgeva nell'arena internazionale delle fiere. Nella prima settimana di marzo, infatti, ha aperto a New York, l'Armory Show, con una sezione di gallerie dedicata all'arte Medio Orientale e, dal 15 al 17 marzo, si è tenuta Art Basel Hong Kong Art, il cui board ha anticipato l'apertura in marzo (rispetto a metà maggio) per non sovrapporsi all'opening della Biennale di Venezia (9 maggio) e all'inaugurazione del World Expo di Milano (1° maggio). Il rischio di sovrapposizione di date si presentava come una scelta di campo per molti collezionisti, direttori e curatori di musei, nonché per molti galleristi che, in diversi casi, sono volati direttamente da Hong Kong a Dubai.
Dubai viene dunque ormai riconosciuta come l'hub dell'arte contemporanea in Medio Oriente. Ma anche il luogo fisico dove il sistema dell'arte nella UAE ha preso avvio, grazie al lavoro delle gallerie concentrate soprattutto nel district di Alserkal Avenue. In occasione di Art Dubai, è stato annunciato da Abdelmonem Bin Eisa Alserkal, proprietario dell'area, l'ampliamento del distretto con un investimento di 14 milioni di $ e l'arrivo di altre 15 gallerie per l'autunno prossimo, tra queste Leila Heller Gallery di New York , già presente in fiera (anche con le opere di Loris Cecchini).
Ad Art Dubai le proposte dell'arte medio orientale hanno incontrato quelle dell'arte internazionale, tre i comparti nei quali si raccoglieva la fiera: Contemporaneo, Moderno e Marker, la sezione tematica dedicata alla produzione artistica dell'America Latina. Mai così tante le gallerie in fiera. Se ne contavano 92 (rispetto a poco più di 80 dello scorso anno) provenienti da 40 paesi. Tra gli sponsor sempre Abraaj Group e, per la prima volta, la banca svizzera Julius Baer . Da segnalare, inoltre, che la fiera godeva dell'indotto di Sharjah Biennale (5 marzo-5 giugno), diventa anch'essa sempre di più evento.
Le vendite come sempre non sono mancate. Soddisfatta Kaisha Hildebrand che proponeva uno stand dedicato unicamente al lavoro di Marwan Sahamarani. I rumors dicono che la gallerista abbia venduto quasi tutto la sera dell'apertura. Tra gli ultimi pezzi a lasciare lo stand, un' imponente tela di oltre tre metri, il cui prezzo toccava i 60mila $, andata a un nuovo collezionista.
Il lavoro ‘A map of my everyday' di Praneet Soi, artista indiano, classe 1971, proposto da Experimenter di Calcutta è stato ceduto ad un collezionista locale per 50mila $. ‘Around the Edge', opera di Wakas Khan, in mostra da Krinzinger è andata a un collezionista europeo per 32mila $. Laura Bulian Gallery di Milano, già alla sua quarta esperienza in fiera, tra i diversi lavori ha venduto il video di Said Atabekov “ Battle for the Square “ ad un collezionista giapponese, prezzo su riserva.
Tutto molto bene per la top gallerista Isabelle Van den Eynde in fiera con un doppio stand. Da una parte una sezione completamente dedicata al lavoro di Mohammed Kazem, artista selezionato per rappresentare per la seconda volta la UAE alla Biennale di Venezia. Alle spalle uno stand dove erano esposte le opere di Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian. Se i collezionisti hanno mostrato interesse per tutti gli artisti, da sottolineare certamente la vendita del lavoro di Rokni Haerizadeh, ceduto per una cifra prossima a 130mila $ a un collezionista medio orientale.
Sempre alta l'attenzione dei collezionisti per le proposte di Galleria Continua che tra i diversi lavori ha venduto due opere di Etel Adnan per 24mila $ e 27mila $ a collezionisti internazionali. ‘Kaon', tela a firma dell'artista Timo Nasseri è stata ceduta per 20mila $ dalla galleria Schleicher+ Lange a un collezionista locale.
Soddisfazione per la Galleria Jaeger Bucher che ha venduto diversi lavori, tra cui due opere di Fabienne Verdier, ‘Les Aiguilles Rouge II' per 100mila $, e un dipinto della serie ‘Walking Paintings', di fatto un trittico datato 2013 per 90mila $ il prezzo.
Prima volta ad Art Dubai per la galleria sudafricana Whatiftheworld, soddisfatti per l'interesse dei collezionisti: ceduti ‘Hungry Lion' di Cameron Platter e un pezzo di Lyndi entrambi scambiati tra 6.000 -8.000 $ .
Diversi collezionisti locali hanno acquistato rispettivamente un ‘Untitled', a firma dell'artista rumeno Zsolt Bodoni per 24mila $ e quindi un ‘Untitled collage' di Kamrooz Aram, autori nello stand di Green Art Gallery. Successo tutto personale per Olu Amoda, scultore nigeriano, classe 1959, figura emblematica del milieu artistico concettuale contemporaneo in Nigeria, le cui opere erano proposte dalla galleria di Lagos Art Twenty One , Amoda utilizza spesso pezzi di recupero. Le opere in mostra erano parte della serie ‘Sunflowers' con prezzi a partire da 8.700 $ fino a 21.000 $.
Bene anche per AB Gallery di Lucerna che ha venduto diverse tele dell'artista degli Emirati, Mohamed Al Mazrouei, con prezzi su riserva.
Etemad ha ceduto un ‘Untitled', 1960, di Moshen V. Moghaddam realizzato con sabbia colorata su tela per 45mila $. Per 95mila $ è passata di mano la tela, un'opera calligrafica a firma dell'artista nord africana, Nja Mahadoui (1937) dalla galleria di Tunisi El Marsa . In fiera è stato presentato anche un catalogo ragionato delle sue opere: Nja Mahadoui. Jafr, The Alchemy of Signs, ubblicato da Skira Publishing.
Sono state 10 le sculture lignee cedute dalla gallerista Janine Rubeiz , opera dell'artista Jamil Molaeb con un range di prezzo tra 15-60mila $.

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