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Gallerie internazionali a Roma grazie a un programma di residenze di due…

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Gallerie internazionali a Roma grazie a un programma di residenze di due collezionisti - Foto

  • –di Silvia Anna Barrilà
Stano Filko, Kiki Kogelnik
Stano Filko, Kiki Kogelnik

È tornata l'arte contemporanea in Via del Vantaggio a Roma. Là dove esponevano gli artisti della Scuola Romana, a pochi passi da Piazza del Popolo, ha aperto una galleria internazionale di ricerca, Lira Gallery, e ciò grazie all'iniziativa di una coppia di collezionisti impegnati nel sostegno del contemporaneo, Ilaria e Flavio Ferri Bozzi.

“Quest'estate, verso la fine di luglio, camminavamo per il centro e abbiamo visto un anziano signore che smantellava una galleria” racconta la coppia che colleziona opere d'arte dal Cinquecento ad oggi. “Siamo subito entrati incuriositi e abbiamo conosciuto un signore 83enne che sei anni fa ha perso la moglie gallerista e stava dismettendo il suo spazio. Da lì è nata l'idea: un progetto di residenze per gallerie straniere a Roma. Si chiama “Gate” ed è pensato per favorire l'internazionalizzazione della scena romana”.

Alle gallerie invitate a partecipare viene offerta una vetrina a Roma per organizzare mostre e allacciare nuove relazioni con i collezionisti italiani. Le uniche condizioni imposte dai Ferri Bozzi sono che venga articolato un programma che non si limita ad una sola mostra e che non vengano esposti artisti già rappresentati dalle gallerie romane, per non danneggiare il loro mercato.

Il primo gallerista coinvolto è stato il viennese Emanuel Layr che i collezionisti hanno conosciuto in occasione della mostra di un artista che rappresenta, Nick Oberthaler, al Museo Andersen a Roma, e hanno poi rincontrato a Frieze a Londra. “È un gallerista molto serio con un programma di qualità. È seguito anche da grandi galleristi che condividono con lui artisti che lui ha scoperto”.

A Roma Layr ha anagrammato il suo cognome in Lira e ha già fatto due mostre di qualità in cui ha messo in dialogo due coppie di artisti. La prima è stata prima dedicata a Liudvikas Buklys (lituano, classe 1984) e Benjamin Hirte (tedesco, classe 1980), e la seconda a due artisti degli anni 60-70 dell'Europa centrale, Stano Filko (slovacco, nato nel 1938 e scomparso proprio pochi giorni prima della mostra) e Kiki Kogelnik (austriaca, 1935-1997). La mostra attuale, inaugurata venerdì 22 gennaio, è dedicata a Lisa Holzer (austriaca, classe 1971). I prezzi delle opere esposte da Layr a Roma si aggirano in media tra i 5mila e i 20mila euro, ma le opere più piccole partono già da 2mila euro, mentre quelle storiche più importanti, come quelle di Kiki Kogelnik, possono arrivare a 60mila euro.

“Quando Ilaria e Flavio Ferri Bozzi mi hanno proposto il progetto, stavo già pensando ad uno spazio in Italia” spiega Emanuel Layr, “perché ho rapporti con questo paese da tempo attraverso le fiere Artissima e Miart, e trovo che i collezionisti italiani siano molto preparati, sensibili e aperti anche a quelle opere con forme e contenuti che vanno al di là dell'opera tradizionale. Non si limitano ad acquistare ma accompagnano l'artista nella produzione delle opere e sostengono l'arte attraverso le loro fondazioni. E poi gli artisti stranieri amano venire e lavorare a Roma”.

Emanuel Layr rimarrà a Roma fino a giugno, quando arriverà la seconda galleria che lui stesso aiuterà a selezionare per conferire continuità al progetto. “Non sappiamo ancora chi verrà - dichiarano Ilaria e Flavio Ferri Bozzi - ma certamente si tratterà di una galleria di ricerca”.

A Roma la coppia di collezionisti sostiene già un altro importante programma di residenze, questa volta per artisti, attraverso la Fondazione per l'arte in Via del Mandrione. “Invitiamo giovani artisti italiani a vivere insieme e lavorare a stretto contatto in spazi industriali messi a loro disposizione” spiegano. “Richiediamo un grande impegno da parte degli artisti e in cambio, oltre alla residenza e al sostegno della produzione delle opere, organizziamo studio-visit con curatori, direttori di musei e collezionisti, diamo consigli anche dopo il periodo di residenza. A conclusione dell'avventura insieme un'opera prodotta rimane alla Fondazione e presto verranno esposte”.

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