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Hauser & Wirth conquistano il lascito di Arshile Gorky, il 15° in…

Libri ed archivi d'artista

Hauser & Wirth conquistano il lascito di Arshile Gorky, il 15° in portafoglio

Image: Arshile Gorky in his atelier, Sherman CT, 1948. Photo: Ben Schnall. Courtesy Hauser & Wirth
Image: Arshile Gorky in his atelier, Sherman CT, 1948. Photo: Ben Schnall. Courtesy Hauser & Wirth

Hauser + Wirth continua ad attrarre i lasciti d'artista, l'ultimo è quello di Arshile Gorky (1904-48) di cui avrà la rappresentanza esclusiva a livello mondiale. “Era uno dei giganti, ma un gigante silenzioso”, ha dichiarato Iwan Wirth, presidente di Hauser & Wirth. Con questa operazione: “vogliamo rendere la sua influenza ancora più chiara. La prima mostra di Gorky della galleria si aprirà a New York nel 2017, poi la porteremo nel nuovo spazio di Los Angeles”, dove la galleria con base a Zurigo ha aperto questa primavera la sua sesta location con Paul Schimmel, già capo curatore al MOCA, il museo d'arte contemporanea di Los Angeles.

“Il padre dell'Espressionismo astratto con la sua enfasi sulla autonoma potenzialità espressiva della linea, della forma e del colore, con tutta la sua opera rivoluzionaria – è scritto sul sito della galleria - ha profondamente influenzato decine di altri artisti tra cui Willem De Kooning, David Smith e Mark Rothko, ed è stato sostenuto da André Breton e Roberto Matta”. Rappresentando il lascito dell'artista, Hauser & Wirth assicurano che esploreranno ulteriormente la sua eredità e l'importante influenza attraverso nuove mostre e pubblicazioni e la ricerca di borse di studio.
La prima mostra presentata a New York sara a cura di Paul Schimmel, poi la mostra viaggerà nella galleria a Los Angeles e sarà accompagnata da una pubblicazione. La posizione dell'artista come figura cardine del dopoguerra è valorizzata oggi nella selezione di opere chiave nella mostra 'Espressionismo astratto' in corso alla Royal Academy of Arts di Londra fino al 2 prossimo gennaio.

Hauser & Wirth si è orami specializzata nel settore degli archivi – definito da alcuni il terzo mercato dell'arte, quello che consente lo studio dell'opera dell'artista e il controllo e la gestione del suo stock di opere - ed è giunta a quota 15, tra cui quelli dell'artista americano Mike Kelley (1954-2012), Philip Guston (1913-80), David Smith (1906-65), Leon Golub (1922-2004), Eva Hesse (1936-70), Josephsohn (1920-2012), Allan Kaprow (1927-2006), Lee Lozano (1930-1999), Fabio Mauri (1926-2009), Fausto Melotti (1901-1986), Jason Rhoades (1965-2006), Dieter Roth (1930-98), Mira Schendel (1919-88) e Philippe Vandenberg (1952-2009).

Conclusa l'esperienza di autenticazione dell'opera del maestro con le dismissioni degli Advisory Board delle più importanti fondazioni d'artista – il Comitato di Roy Lichtenstein nel 2011, della Jean-Michel Basquiat Estate, della Warhol Foundation e della Keith Haring Foundation nel 2012 – a seguito della desistenza di rilasciare autentiche per evitare gravose spese processuali nelle cause intentate dai collezionisti desiderosi di vedere autenticate le opere di loro proprietà. Molti lasciti di artisti sono divenuti terreni di caccia da parte di ricche gallerie. Oggi tra le gallerie sotto traccia si combatte una guerra per gli archivi, che significa la collaborazione con gli eredi dell'artista sulla gestione materiale e morale del lascito dell'opera, sulla sua esposizione e immissione sul mercato. Le gallerie dalla loro hanno la liquidità e il personale specializzato - H&W sono stati in grado di attrarre Schimmel - che spesso manca agli archivi. In gioco, talvolta, lasciti per svariati milioni. Basta pensare che l'estate di Andy Warhol fu valutato 510 milioni di dollari dopo la sua morte e le sue opere da allora hanno generato oltre 1 miliardo in asta. Il lascito di Francis Bacon nel 1999 fu stimato 100 milioni. Si spiega così la corsa delle gallerie a questo “terzo mercato” composto da opere di artisti scomparsi, spesso storicizzati, al fine di controllare quante opere e a che prezzo andranno sul mercato e a chi. E un ruolo chiave in questo mercato ce l'ha l'autenticatore dell'opera, la cui regia è oramai in mano alle gallerie.

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