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Il lascito d'artista. Un manuale per artisti, esecutori ed eredi

Libri ed archivi d'artista

Il lascito d'artista. Un manuale per artisti, esecutori ed eredi

Già nel primo paragrafo dell'introduzione al libro "The Artist’s Estate. A Handbook for Artists, Executors, and Heirs" della tedesca Loretta Würtenberger (Il lascito d'artista. Un manuale per artisti, esecutori ed eredi, 2016, Hatje Cantz) compare la parola "emozionale", ed è proprio su questo piano che fa leva il lavoro del suo Institute for Artists' Estates, una società di consulenza per eredi e gestori di lasciti d'artista che mira a portare razionalità e strategia là dove prevalgono i sentimenti e gli affetti familiari.

"Keeping the legacy alive" (mantenere viva l'eredità) è il suo motto. Ma non è un compito semplice, soprattutto perché chi gestisce un lascito d'artista, spesso, si trova a farlo in un momento di dolore come la perdita di un padre o di un familiare o, comunque, senza esservi stato preparato. In quel momento si potrebbe essere spinti a vendere troppo velocemente, soprattutto quando c'è una tassa di successione da pagare. Ma sarebbe sbagliato. "Vendere il meno possibile" è, secondo Loretta Würtenberger, la migliore strategia di mercato per un lascito d'artista.

Ma andiamo per gradi. Nel suo libro Loretta Würtenberger inizia definendo il lascito d'artista nella prospettiva comune (l'eredità dell'artista) e dal punto di vista giuridico (la somma dei beni e dei debiti del defunto), distinguendo tra il sistema europeo (in cui il lascito va direttamente agli eredi) da quello anglosassone (in cui il lascito viene amministrato da un esecutore e tassato prima di passare ai beneficiari dello stesso). Prosegue poi elencando diverse domande da porsi nel momento in cui si sviluppa la strategia per un determinato lascito, perché ogni lascito ha le sue caratteristiche e non tutti devono o possono essere posizionati nella storia e sul mercato allo stesso modo. A queste domande Loretta Würtenberger aiuta a dare una risposta attraverso suggerimenti, indicazioni pratiche e riferimenti bibliografici, proprio come un manuale, e completa il quadro, poi, nella seconda parte del libro, con una lunga serie di case history fatte di interviste a eredi e amministratori di lasciti di artisti come Henry Moore, Donald Judd, Roy Lichtenstein, Martin Kippenberger e Robert Rauschenberg (alcuni di questi hanno partecipato anche alla conferenza sul tema da lei organizzata a Berlino il 14-15 ottobre).  

Per esempio, tra le domande da farsi, è necessario chiedersi: in quali condizioni è il lascito? Com'è archiviato? Qual è il suo posizionamento nel contesto storico-artistico? Quale forma giuridica deve assumere? Chi deve amministrarlo? Quali sono i suoi obiettivi nel breve e nel lungo termine? Come si può mantenerlo in vita?

A questo proposito, Loretta Würtenberger individua tre principali ambiti nei quali il lascito deve essere attivo: il mondo accademico, il museo e il mercato. Nel primo caso, base dello studio accademico è un archivio ben organizzato. Poi c'è il tema del catalogo ragionato, che ha tempi molto lunghi (di solito tra cinque e dieci anni) e costi che Loretta Würtenberger calcola possono aggirarsi sui 600.000-700.000 euro fino al milione. Strettamente legato al catalogo ragionato è la questione dell'autenticazione, tema scottante nella preservazione dell'eredità dell'artista, che ha come scopo l'eliminazione dei falsi dal mercato. Di Natalia Goncharova si calcola che il 95% delle opere sul mercato siano false, mentre la Fondazione Giacometti impiega la metà del suo budget annuale a svelare i falsi. Secondo Loretta Würtenberger l'archivio d'artista è il luogo naturale per questo compito, anche se sempre più archivi negli Stati Uniti si tirano indietro per via del rischio di cause legali da parte di chi si vede negate le autentiche dai costi molto alti.

Al centro del discorso sul mercato, invece, c'è il rapporto con la galleria. Di solito, alla morte dell'artista, il gallerista che lo ha rappresentato in vita è la prima persona alla quale la famiglia si rivolge, e per il successo del lascito sul mercato la scelta del gallerista è un tema molto importante - si veda come grossi player siano riusciti a posizionare sul mercato e nella storia movimenti prima sottovalutati come Gutai, Zero e Tansaekhwa. Avere più di una galleria ha senso solo se si tratta di una produzione molto ampia (come Mapplethorpe) o per diversificare dal punto di vista geografico (come è stato fatto per Rauschenberg).

Ma che cosa significa quando si dice: la galleria X rappresenta l'artista Y?

Si può trattare di semplice mandato di vendita delle opere, oppure il gallerista ha il compito di mantenere i rapporti con curatori e musei, o di gestire i prestiti, oppure gli viene affidata la completa amministrazione del lascito. In alcuni casi i galleristi sono promotori del catalogo ragionato (la galleria Pace, per esempio, ha fondato una casa editrice apposta). Qui non si fa cenno a possibili conflitti di interesse, forse perché già in precedenza la Würtenberger ha elencato una serie di professionisti indipendenti a cui si deve affidare il lavoro, tra i quali accademici e restauratori, e una serie di istituti di riferimento per gli standard di stesura.

 Ma quali sono i vantaggi per la galleria che rappresenta un lascito?

La produzione dell'artista è conclusa, per cui può essere analizzata in prospettiva. Inoltre l'artista è in qualche modo già posizionato sul mercato, quindi il lavoro da fare è minore. L'ingresso in questo “terzo mercato” di gallerie come Hauser & Wirth e David Zwirner ha portato la competizione ad un livello molto alto. Queste gallerie, infatti, hanno grandi disponibilità di capitale per cui non hanno fretta di vendere, possono comprare le opere invece di vendere su commissione e possono sostenere l'artista anche sul mercato secondario.

 Anche le case d'asta hanno mostrato interesse per i lasciti; per esempio Christie's rappresenta il lascito della giapponese-americana Ruth Asawa, mentre Van Ham di Colonia ha aperto nel 2013 una divisione dedicata alla gestione dei lasciti, la Van Ham Art Estate. Ma molte case d'asta rimangono scettiche rispetto a questa possibilità per via dei costi e degli impegni che comporta e perché significa legarsi alle opere come una galleria. L'archivio stesso deve seguire attentamente quanto accade sul mercato secondario e, a seconda delle esigenze, vendere o acquistare per colmare le lacune della collezione (soprattutto se ha dato vita ad un museo dedicato all'artista).

 L'ultimo capitolo della guida di Loretta Würtenberger è dedicato al tema della sostenibilità economica e finanziaria del lascito. Partendo dalla premessa che solitamente gli archivi sono ricchi di arte, ma poveri di liquidità, l'unico modo per sostenersi in genere è la vendita di opere, accompagnata dalle royalties provenienti dal copyright e dal diritto di seguito. L'autrice del libro, invece, sostiene che sia necessaria una pianificazione finanziaria sia a livello annuale, che sul lungo termine. A questo proposito è necessario stabilire se l'archivio in questione debba seguire il Sunset Model, cioè ha una data in cui cesserà le attività perché avrà esaurito la sua funzione (per esempio ), oppure l'Eternity Model, cioè debba proseguire in eterno. Secondo l'analisi dei costi di Loretta Würtenberger, un archivio di un artista europeo di medio calibro può avere spese che arrivano a 55.000 euro annui, senza calcolare le eventuali spese per il catalogo ragionato o le mostre che potrebbero far arrivare il budget a 100.000 euro annui.

Nel caso di un archivio europeo di un artista affermato, i costi arriverebbero a 300.000 euro annui. Mentre nel caso di un grande artista come Lichtenstein, le spese nel 2014 sono arrivate a 2,7 milioni di dollari. Quelle della fondazione di Robert Rauschenberg nello stesso anno sono state pari a 6 milioni.

Ma allora quali sono le fonti di guadagno? Oltre a quelle già nominate, cioè la vendita delle opere - per la quale, si è detto, è necessaria un'attenta pianificazione insieme al gallerista -, i diritti di riproduzione delle opere e il diritto di seguito, ci sono le edizioni postume (nel rispetto della volontà espressa dagli artisti prima della loro morte). Per esempio Rodin voleva che il suo lavoro venisse disseminato il più possibile, per cui ci sono molte sculture postume, mentre, al contrario, Henri Moore ha permesso che venissero conclusi i lavori già iniziati, ma che non ne venissero realizzati altri postumi. Poi ci sono gli affitti derivanti da eventuali immobili ereditati e, infine, l'investimento finanziario, così come fanno i grandi giganti del non-profit. Perché, purtroppo, i fondi pubblici in questo contesto non ci sono. Vengono investiti, in molti paesi, nel sostegno degli artisti viventi, ma mai per quelli defunti.

Autore: Loretta Würtenberger

Co-autore: Karl von Trott

Titolo: The Artist’s Estate. A Handbook fo

Artists, Executors, and Heirs

Editore: Hatje Cantz

Pagine: 280

Anno di pubblicazione: primavera 2016

Prezzo di copertina: 37 euro

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