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Thyssen-Bornemisza, futuro incerto per la collezione della baronessa…

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Thyssen-Bornemisza, futuro incerto per la collezione della baronessa Cervera

Michelangelo Merisi da Caravaggio: Santa Caterina d’Alessandria, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
Michelangelo Merisi da Caravaggio: Santa Caterina d’Alessandria, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Forse la ricchezza è fonte di infelicità, come sosteneva Seneca. La preoccupazione maggiore del barone Hans Heindrich von Thyssen-Bornemisza ( 1921 -2002), poco prima della sua scomparsa, era quella di evitare che i conflitti tra gli eredi portassero alla dispersione della sua formidabile collezione d'arte. Per questo, l'accordo trovato con il governo spagnolo nel 1993 per l'acquisizione di 800 opere per la “cifra di favore” di 350 milioni di dollari da destinare a Palacio Villahermosa, sede del nascente omonimo Museo Thyssen-Bornemisza, nel centro di Madrid, a due passi dal Museo del Prado, sembrava aver messo al sicuro da inevitabili smembramenti una collezione stimata all'epoca da Sotheby's 2 miliardi di dollari.

Oggi, solamente il ritratto di Caravaggio della cortigiana Fillide Melandroni nelle vesti di Santa Caterina d'Alessandria, dono del pittore alla bella prostituta, varrebbe oltre 100 milioni di euro.

Domenico Ghirlandaio: Ritratto di Giovanna Tornabuoni (1489-1490)

Nel 2004, altre 200 opere d'arte, ereditate dalla quinta moglie del barone, Carmen Cervera Thyssen-Bornemisza, entrarono a Palacio Villahermosa a seguito di un loan agreement firmato con il Ministero spagnolo della Educazione, della Cultura e dello Sport, ad integrazione della già stupefacente raccolta permanente.

John Constable: The Lock (1824)

La baronessa iniziò a concedere in prestito parte della sua collezione al Museo Thyssen-Bornemisza a partire dal 1999, con un contratto di prestito a lungo termine della durata di 11 anni, alla scadenza del quale propose allo Stato di acquistare la raccolta, ma non se ne fece nulla. Da allora il prestito si è rinnovato di anno in anno sino ad oggi, o meglio sino al 30 gennaio scorso, data esatta della scadenza dei termini di rinnovo. L'intesa tra la collezionista, che ora richiede clausole contrattuali più flessibili in caso prestito o di vendita delle opere, e il Ministero, non è stata ancora raggiunta.

Probabilmente la maggiore flessibilità potrebbe celare l'esigenza di vendere in futuro alcune delle opere in comodato, che attualmente sono in tutto 429 , il cui valore complessivo si aggira intorno ai 750 milioni, euro più, euro meno.
In base al loan agreement, la baronessa può vendere il 10% del valore dell'intera collezione, condizione di cui si avvalse nel 2012 mettendo all'incanto una delle tele più significative del corpus pittorico di John Constable (1776-1837) «The Lock», sino allora in free loan al Thyssen Museum. La tela entrò nella raccolta nel 1990 quando il marito la acquistò in asta per 10,8 milioni di sterline. La vendita mediata da Christie's nel 2012 fruttò a Carmen Cervera ben 22 milioni, generando, inevitabilmente, molte polemiche: Sir Norman Rosenthal, trustee del Thyssen-Bornemisza Museum, si dimise per protesta. L'ereditiera cercò a suo modo di giustificarsi: «I need the money, I really need it. I have no liquidity», affermando che mantenere la collezione era un costo che non garantiva alcun ritorno economico.

Inoltre, a rendere friabile l'integrità della collezione concessa in prestito al museo madrileno è anche l'azione legale portata avanti dal figlio adottivo del barone, Borja, oggi trentaseienne, che da tempo reclama come suoi due dipinti del valore di 6 milioni di euro attualmente appesesi alla pareti del museo, rendendo incerto il destino del ritratto «Mujer con dos niños junto a una fuente» di Francisco Goya e «Il Battesimo di Cristo» del pittore Corrado Giaquinto.
Il Ministro spagnolo dell'Educazione e Cultura Íñigo Méndez de Vigo è comunque fiducioso di trovare un'intesa, ma la frase pronunciata dalla baronessa per giustificarsi della vendita della tela di Constable nel 2012, sibila ancora nelle orecchie dei madrileni.

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