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Venezia, Macel prova a mettere l'arte al centro

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Venezia, Macel prova a mettere l'arte al centro

Christine Macel presenta “La Mostra Internazionale VIVA ARTE VIVA”
Christine Macel presenta “La Mostra Internazionale VIVA ARTE VIVA”

Proprio nel giorno in cui Marine Le Pen ha invocato Trump per restituire la Francia ai francesi, Christine Macel, sua connazionale e praticamente coetanea (sono nate rispettivamente nel 1968 e nel 1969) nel presentare la 57ª Biennale di Venezia ha invocato la responsabilità dell'arte come uno degli ultimi ‘luoghi' in cui è possibile riflettere sulle lacerazioni del mondo e tentare una riflessione che sia in grado di unire più che di dividere.

Una Biennale che oggi appare in forte discontinuità con l'ultima edizione a cura di Okwi Enzewor (“All the Worlds Futures”) che implicava fin nel titolo una dichiarazione d'intenti molto engagé e l'ambizione di riflettere sul futuro del mondo con 136 artisti provenienti da 53 paesi di cui molti dal continente africano. Mentre la Biennale di Macel, dal titolo che appare quasi come un'invocazione all'ottimismo, “Viva Arte Viva”, contiene un principio che può rivelarsi più radicale di quanto non dichiari: quello di rimettere gli artisti al centro del mondo dell'arte e in senso più ampio del mondo. Con un richiamo importante a un sistema di curatori/gallerie/collezionisti/musei nel quale gli artisti sembrano a volte finire in fondo alla catena del valore anziché all'inizio. Macel ne chiama a raccolta 120, di cui 100 mai presentati prima a Venezia.
Un altro indicatore di un modo leggero ma non per questo meno provocatorio di mettere in discussione lo status quo dell'arte è nella scelta di creare dei “Transpadiglioni”, nove per la precisione, che si concatenano ”come i capitoli di un libro” tra Giardini e Arsenale - con un riferimento alla funzione dei padiglioni nazionali, sentita ormai come anacronistica da gran parte dei paesi stessi che, infatti, sempre più spesso, coinvolgono artisti e curatori di differenti nazionalità. Il terzo, e forse più concreto statement lo si trova nella scelta di una lista di artisti che è impossibile ricondurre a principi geografici o di provenienza, con percorsi esistenziali e biografici che sovrappongono fino a rendere illeggibili cittadinanza, residenza e provenienza. Una buona metà degli artisti scelti riflette, infatti una propensione al nomadismo, per necessità o per scelta, che è una delle caratteristiche più evidenti della nostra contemporaneità: dai due franco algerini - la star Philippe Parreno e l'affermato Kadier Attia, all'appena trentenne Petrit Halilaj nato in Kosovo e residente a Berlino, a Rasheed Aareen pakistano residente a Londra, a Marcos Avila Forero, che vive tra la Francia e Bogotà, all'anziano David Medalla, filippino residente in Gran Bretagna, all'ottantenne Takesada Matsutani (tra i fondatori di Gutai) giapponese che vive a Parigi. Sul versante opposto, Christine Macel propone la riscoperta di figure periferiche, invecchiate o scomparse lontano dai riflettori e dal mercato per le più svariate ragioni, riferimenti imprescindibili per le giovani generazioni, come sempre più spesso appare evidente nelle fiere e nelle esposizioni: come Maria Lai, l'artista sarda scomparsa nel 2013 che con il suo “legarsi alla Montagna” realizzò una delle opere partecipative più straordinarie della storia dell'arte, sconosciuta ai più nonostante un'apparizione alla Biennale del 1978 o il performer e cineasta ungherese morto a soli 34 anni Tibor Hajas o il pittore siriano Marwan morto a Berlino nel 2016 , fino al capostipite di tutti gli artisti scomparsi, Bas Ian Ader, ‘Lost at see' all'età di 33 anni nell'ultima e più radicale delle sue performance.
Quella che nella Biennale di Massimiliano Gioni era una ricerca sulle figure marginali rispetto al sistema dell'arte, in quella di Christine Macel si spinge ai confini del mondo alla ricerca dell'artista nelle sue mille possibili declinazioni, restituendogli anche una presenza fisica, come quella di Olafur Eliasson che porta a Venezia il suo studio trasformandolo in un workshop; senza mitizzarlo, anzi invitandolo a raccontarsi al pubblico attorno alle Tavole d'artista per tutto il periodo della Mostra.

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