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Art Basel Cities: la sfida di Buenos Aires

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Art Basel Cities: la sfida di Buenos Aires

La Boca, Buenos Aires
La Boca, Buenos Aires

Il nuovo orientamento politico del presidente neoliberalista Mauricio Macri, eletto a novembre 2015, ha impresso all'Argentina una svolta pro-mercato che si riflette anche nel mondo dell'arte. Il senso di rinnovamento e apertura ha stimolato l'interesse di player internazionali, tra cui l'esempio più eclatante è Art Basel, che lo scorso settembre ha annunciato di aver scelto Buenos Aires come prima città protagonista della sua nuova iniziativa Art Basel Cities.

ArtEconomy24 ne ha parlato con Patrick Foret, direttore delle Business Initiatives di Art Basel che attualmente sta lavorando a stretto contatto con la città di Buenos Aires sul programma dell'iniziativa.

Che cosa vi ha fatto scegliere Buenos Aires?
Quando a marzo 2016 abbiamo annunciato l'iniziativa Art Basel Cities, avevamo 18 città da tutto il mondo candidate a questo ruolo. Buenos Aires non era nella lista. Ci siamo arrivati attraverso alcuni membri del nostro team che hanno visitato la fiera arteBA. Abbiamo notato un grande impegno della politica a favore della cultura, una stabilità politica ed economica, una scena artistica vivace e una lunga tradizione storico-artistica. Tutte queste caratteristiche ci hanno portato alla conclusione che, anche se non era in cima alla lista, era la città giusta.

Quali sono le politiche culturali?
La città è stata isolata per dieci anni per ragioni politiche, ma ora c'è un grande impegno nei confronti della cultura. Il sindaco è molto dedicato alla causa. Noi collaboriamo principalmente con le autorità municipali; abbiamo avuto degli incontri con le autorità nazionali, ma è la città il nostro partner.

Con chi state dialogando?
Il nostro approccio è molto inclusivo: siamo in dialogo con collezionisti, curatori, non-profit, artisti. Abbiamo ricevuto un benvenuto eccezionale sia dalle autorità cittadine che dalla scena locale, che hanno lavorato a stretto contatto con noi per farci capire la città. Abbiamo parlato con il maggior numero di persone possibile per capire le sfide e i bisogni.

Qual è la situazione attuale della scena artistica?
Da più di 25 anni esiste la fiera arteBA che attrae 25.000 visitatori, un numero notevole. Anche musei come il Malba e il Macba sono sempre pieni. C'è un grande interesse nei confronti della cultura. Un tempo Buenos Aires era la capitale culturale dell'America Latina, poi è sparita dal radar per cause storico-politiche. Ora il nuovo governo ha portato politici che hanno un approccio più imprenditoriale e che vogliono aprirsi al mondo e alla globalizzazione, cosa che il governo precedente non ha fatto.

In quali modi sosterrete la scena locale?
Siamo ancora in fase di studio e il progetto non è finalizzato, per cui non posso scendere nei dettagli del programma. Ma posso dire che cosa siamo in grado di offrire: la nostra abilità di comunicare e raggiungere il mondo dell'arte. Solo su Instagram abbiamo un milione di follower e abbiamo un'incredibile banca dati e strette relazioni con i collezionisti e il mondo dell'arte. Possiamo ampliare il raggio di azione della scena artistica di Buenos Aires e usare l'attrattiva del nostro nome. Alla scorsa edizione di Art Basel Miami Beach abbiamo attratto 300 personalità dall'Argentina. Molti collezionisti sono venuti per la prima volta. Possiamo comunicare, promuovere, organizzare eventi in collaborazione con le istituzioni locali. Possiamo anche aiutare con la nostra partnership con Kickstarter, attraverso cui abbiamo già raccolto 1,5 milioni di $ grazie a 7.000 donazioni per 50 progetti, ma al di là del fundraising possiamo creare moltissime opportunità.

Che tipo di eventi?
Vogliamo celebrare la scena locale, ma senza fare una fiera. Ci sarà un momento culmine, un «Art Basel gathering», un incontro alla fine del 2017. Annunceremo il programma intorno a maggio. Non faremo, invece, una sezione dedicata all'arte argentina in occasione di Art Basel Miami Beach, perché non vogliamo inscatolarla. Ma già all'edizione di Art Basel Miami Beach del 2016 abbiamo avuto dei talk dedicati alla scena argentina. Forse in futuro organizzeremo dei tour della fiera con un focus sull'Argentina, come facciamo per Vienna in occasione di Art Basel a Basilea.

Congreso de la Nacion, Buenos Aires

Qual è il ritorno per Art Basel?
Va al di là del fattore finanziario. Il nostro modello di business si basa su un evento che dura una settimana all'anno in Europa, una in Asia e una negli Stati Uniti, per cui dobbiamo creare nuove opportunità durante l'anno. Veniamo continuamente contattati da persone che ci chiedono di portare Art Basel nella loro città per via del nostro impatto culturale ed economico, ma abbiamo deciso di non dare vita ad una quarta fiera, quanto piuttosto di analizzare i bisogni della città e portare la nostra esperienza e il nostro network. È anche un modo per creare nuove opportunità per i nostri clienti. Se vuoi continuare ad essere un leader devi essere innovativo. Anche se nascono continuamente nuove fiere e biennali, vogliamo concentrarci sulla scena locale e guardare anche al di là delle consuete capitali dell'arte. Per noi strategicamente è molto importante e beneficeremo delle nuove relazioni. Già da quando abbiamo annunciato l'iniziativa, siamo stati contattati per nuove partnership aziendali.

Come sosterrete finanziariamente l'iniziativa?
Attraverso fondi messi a disposizione dal governo argentino, attraverso sponsor aziendali e mecenati.

Qual è l'investimento di cui avete bisogno?
Non posso dichiarare i numeri dell'investimento al momento perché non sono ancora definitivi, ma lo faremo, perché ci deve essere trasparenza. Si tratta di fondi anche pubblici.

Qual è l'impatto economico di Art Basel?
A Miami nel 2012 le autorità municipali hanno calcolato mezzo miliardo di dollari per la settimana in cui siamo in città. A Buenos Aires misureremo il nostro impatto economico, ma anche il livello di engagement, che si può esprimere in tantissimi modi. Non include solo i visitatori e le camere d'albergo prenotate, ma molti altri fattori. Per esempio siamo stati contattati dagli organizzatori di una conferenza che vogliono portare il loro evento a Buenos Aires, da gallerie spagnole che vogliono organizzare un viaggio alla scoperta della città, abbiamo alzato il livello d'interesse dei media, porteremo collezionisti che acquisteranno opere, favoriremo lo sviluppo di competenze tra i giovani. Vogliamo che il nostro sia un impegno sostenibile a lungo termine: anche quando la collaborazione sarà finita, avremo favorito lo scambio tra i musei locali e quelli internazionali, ci saranno più collezionisti, finanziamenti locali, avremo aumentato il grado di interesse. Vogliamo agire come degli intermediari.

Con quali artisti lavorerete?
Non posso ancora dire i nomi perché dobbiamo ancora definire i curatori con i quali lavoreremo.

E con quali gallerie e istituzioni?
Abbiamo a Buenos Aires un team di sette persone che stanno esplorando la scena locale.

Hanno già avuto numerosi incontri con le circa 80 gallerie locali. Abbiamo lavorato in stretta relazione con la fondazione della fiera arteBA e abbiamo parlato con ogni galleria dell'associazione di gallerie Meridiano. Abbiamo ascoltato le loro preoccupazioni e le sfide per capire come possiamo avere un impatto.

E quali sono le sfide della scena locale?
Ci sono le sfide normative, come le tariffe doganali sull'esportazione, riguardo alle quali stiamo dialogando con il governo e la mancanza di fondi per le istituzioni non-profit. Ci sono anche le sfide psicologiche, come la mancanza di fiducia in sé stessi. Il paesaggio culturale è molto ricco, ci sono molti teatri ed una ricca industria cinematografica, ma allo stesso tempo c'è un'insicurezza causata dai tanti anni di isolamento del paese. Parlando con i protagonisti della scena locale ci siamo anche resi conto che vorrebbero lavorare di più insieme e noi possiamo aiutarli a farlo. Inoltre è necessario trasmettere le conoscenze per diventare un player internazionale.

Il cambiamento già si sente?
Sì, quando abbiamo annunciato la nostra partnership, il sindaco ha annunciato una modifica della legge sulle donazioni da parte delle aziende per sostenere l'arte e la cultura. Molti argentini che hanno fatto fortuna fuori dal paese stanno tornando adesso nel loro paese perché è il momento di fare qualcosa. C'è un forte senso di cambiamento, politico e culturale, e si sente forte anche il bisogno di questo cambiamento.

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