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Klimt, raro giardino fiorito del periodo d’oro in asta a Londra

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Klimt, raro giardino fiorito del periodo d’oro in asta a Londra

Gustav Klimt, Bauerngarten (Blumengarten), oil on canvas, painted in 1907 (Estimate upon request)
Gustav Klimt, Bauerngarten (Blumengarten), oil on canvas, painted in 1907 (Estimate upon request)

«Bauerngarten», tra i dipinti paesaggistici più importanti di Gustav Klimt (1862-1918), mai apparso sul mercato, sarà messo all'incanto a Londra il 1° marzo daSotheby's, con una stima a richiesta. Sarà il leading painting dell'incanto serale di «Impressionist and Modern Art». Le aspettative sono molte alte. Secondo gli operatori la tela potrebbe, infatti, toccare i 50 milioni di sterline. L'opera è stata esposta nel 2016 alla Royal Academy of Arts di Londranell'ambito della mostra «Painting the Modern Garden» e mai messa in vendita prima d'ora. Fa parte della meravigliosa creazione paesaggistica del pittore viennese realizzata tra il 1900 e il 1916, che conta in tutto una cinquantina di tele, circa 1/4 della sua intera produzione. La “messa a fuoco” ravvicinata del dipinto, inquadra un giardino fiorito di papaveri, margherite, rose, violette, trattato come un prezioso tappeto di fiori che investe, con la sua caleidoscopica e sfavillante esplosione di colori, la retina dell'osservatore. La tela esclude la presenza umana e ricorda, per l'utilizzo del formato quadrato del telaio (110 x 110 cm), la scelta adottata da Claude Monet per l'esecuzione delle sue celebri Nifee.

Venne dipinta “en plein air” da Klimt nel corso dei suoi numerosi soggiorni sul lago Attersee, nell'Alta Austria, che Emilie Flöge, una delle sue più celebri amanti, gli fece conoscere. Il pittore, munito di una piccola cornice tascabile e di un piccolo binocolo da teatro, inquadrava sezioni, frammenti di paesaggio che poi riproduceva con una mirabile tessitura cromatica sulla tela. Questa particolare tecnica di inquadratura si ritrova non solo in «Bauerngarten», ma anche in un'altro prezioso lavoro, «Church in Cassone» (Landscape with Cypresses), realizzato mentre il pittore soggiornò in Italia sul lago di Garda, sempre con Emilie, nel 1913. Il quadro apparteneva al magnate dell'acciaio Viktor Zuckerkandl e a sua moglie Paula, e fu oggetto della razzia perpetrata dai nazisti nel 1938. La storia affascinante dell'opera portò alle stelle il prezzo di aggiudicazione che raggiunse i 27 milioni di sterline, dai 15-18 milioni ipotizzati dalla casa d'aste.

Due capolavori a confronto. Il 1907, d'altronde, è l'annus mirabilis dell'arte del primo Novecento. Ai poli opposti dell' Europa nelle due capitali culturali più vivaci del XXI secolo, nascono due capolavori. A Parigi Pablo Picasso (1881-1973), ventiseienne, dipinge il suo grande quadro soprannominato «Les Demoisselles d'Avignon», mentre a Vienna Gustav Klimt (1862-1918) «finiva il più bello dei suoi ritratti a fondo oro, quello dell'aristocratica viennese Adele Bloch-Bauer, uno dei più bei quadri che l'arte occidentale abbia prodotto», citando le parole di Jean Clair. Due opere-chiave egualmente ammirate per quanto distanti nella loro concezione, al cui centro, come soggetto, c'è sempre la donna.

Il mercato dei dipinti Klimt è rarefatto. La maggior parte dei quadri è conservata in istituzioni museali, come il Belvederedi Vienna e la Neue Galeriedi New York. Tra il 2000 e il 2017, infatti, sono passati sotto al martello del banditore 24 dipinti e ben 666 opere su carta, con un tasso di invenduto più significativo nel 2011, pari al 45% del lotti proposti quell'anno. Il disegno a matita del 1914-1915,«Liegender Mädchenakt Nach Links (Reclining Female Nude Facing Left)», nel 2008 venne aggiudicato da Sotheby’s 505.000 sterline da una valutazione di partenza di 100-150.000, il prezzo più elevato corrisposto per una sua opera su carta.
Il record di aggiudicazione risale al 2006, segnato dal «Ritratto di Adele Bloch- Bauer I ( Bildnis Adele Bloch-Bauer I)», ragazza delle ricca borghesia viennese dalla salute cagionevole, morta di meningite nel 1925, che diventò, a partire dal 1900 una delle modelle-amanti del pittore, venne acquistato per 135 milioni di dollari da Ron Lauder, re dell'industria cosmetica e co-fondatore della Neue Galerie di New York, segnando, appunto, il miglior risultato per un lavoro dell'artista viennese.
Realizzato nella Vienna d'inizio secolo, dove le prostitute affollavano i marciapiedi, e il sesso era materia di studio per Lucian Freud, oltre che soggetto prediletto per pittori come Egon Schiele e Oskar Kokoschka, l'apparentemente casto ritratto di Adele Bloch-Bauer conserva in sé una storia affascinante. Venne trafugato dalle SS nel 1938, durante l'Anschluss, quando l'Austria, come di lì a poco sarebbe accaduto la Francia, cessò ufficialmente di esistere e fu annessa alla Germania nazista. Apparteneva a Maria Altman, erede della dinastia Bloch-Bauer, insieme ad altre quattro opere del maestro, restituite dal governo austriaco dopo un lunga battaglia legale, tra cui anche il secondo ritratto «Adele Bloch- Bauer II» (1912), aggiudicato per 87,9 milioni a Ophra Winfrey, facoltosa attrice e conduttrice televisiva americana, la stima iniziale era di 40-60 milioni.

Private sale. Se sono attendibili i “rumors” circolati in questi giorni, l'opera sarebbe stata rivenduta privatamente l'anno scorso dalla Winfrey, forse attraverso l'intermediazione del gallerista Larry Gagosian, ad un collezionista asiatico per 150 milioni di dollari, registrando così una plusvalenza pari al 71% in solo dieci anni e ben 62 milioni d’incremento. Il quadro fu concesso in prestito nel 2014 dalla collezionista alMoMA per cinque anni e alla Neue Galerie in occasione della mostra «Klimt and the Women of Vienna's Golden Age, 1900-1908» nel 2016.

Klimt in Italia. Per ammirare Klimt dobbiamo andare a Cà Pesaro a Venezia dove è conservata l'unica opera in Italia. Si tratta di una ammaliante Giuditta, «Giuditta II (Salomè)», che il pittore realizzò 1909, per la Biennale Internazionale d'arte del 1910 e acquisita proprio in quell'anno dal Municipio di Venezia per la Galleria nazionale d'arte moderna di Ca' Pesaro, icona del XX secolo, che il sindaco della città, Luigi Brugnaro, forse per provocazione o per ignoranza, era intenzionato a vendere.
Il quadro è stato capace di attirare a sé una media di 160 visitatori al giorno nel solo mese di dicembre 2016 (quasi 4mila biglietti staccati) durante l'esposizione, aperta fino al 5 marzo 2017 al Centro Culturale Candiani di Mestre, dal titolo «Attorno a Klimt. Giuditta, Erotismo e Seduzione», curata da Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici.

Il Belvedere di Vienna. Altrimenti, per chi desidera vedere da vicino i capolavori di Klimt, dovrà visitare il Belvedere a Vienna, che rappresenta la più importante raccolta di opere del pittore secessionista con 24 dipinti tra cui il «Bacio» (Der Kuss) (1907-1908) e la «Giuditta I», appartenenti al suo “periodo d'oro”, caratterizzato, appunto, dalla profusione del prezioso metallo, che nel Bacio si materializza nelle eleganti decorazioni applicate magistralmente a foglia sulla tavola.

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