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Report Tefaf: la discrezione premia i mercanti

mercato dell’arte

Report Tefaf: la discrezione premia i mercanti

Cambia tutto nelTEFAF Art Market Report 2017, perché l'analisi prende in esame i volumi e valori delle aste, peraltro in calo, ma soprattutto prova a monitorare il mercato al dettaglio di gallerie mercanti e dealer scattando una panoramica del mercato del 2016 solida, forte e prospera, nonostante la crisi economica globale e le incertezze politiche. La professoressa Rachel A. J. Pownall, che ricopre la cattedra TEFAF in Mercato dell'Arte alla School of Business Economics della Maastricht University, ha analizzato il comparto andando a spulciare i dati statistici nazionali sui commercianti d'arte, oltre che attingere dalla solita fonte d'asta artnet , ha anche lavorato sul databaseOrbische confronta i dati finanziari ed economici di oltre 200 milioni di società private nel mondo, compresi commercianti d'arte e case d'asta.
L'indagine condotta quest'anno ha tuttavia un approccio diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati nell'analisi redatta da Claire McAndrew, che lo scorso anno ha registrato scambi per un valore di 63,8 miliardi di dollari.
Il nuovo criterio adottato dalla professoressa Pownall è più ristretto con un numero inferiore di mercanti d'arte rispetto agli anni precedenti, in quanto l'obiettivo attuale è quello di catturare un campione più rappresentativo del settore, fornendo uno studio più comparativo per i dealer rappresentanti a TEFAF e altre fiere d'arte internazionali.

I risultati. L'indagine quindi presta un approccio scientifico solido, ma quali sono i dati più significativi?
Emerge quindi un‘industria più piccola, ma più rappresentativa del mondo reale composto da case d'asta più gallerie, antiquari e dealer al fine di offrire una più mirata e rappresentativa classificazione dei mercanti d'arte e gallerie d'arte.
Nel 2016 le vendite del mercato globale dell'arte sono stimate 45 miliardi di dollari, in crescita di quasi l'1,7% rispetto al 2015 stimato in 44 milioni di dollari. Gli scambi nel 2016 si sono distribuiti per il 37,5% in asta (16,9 miliardi di dollari) e per il 62,5% nel mercato al dettaglio tra dealer, galleristi e antiquari pari a 27,9 miliardi.
Come sono distribuiti? L'Europa si riprende il ruolo di produttore nei secoli di opere d'arte e quindi principale fonte dei commerci totalizzando oltre 20,5 miliardi di dollari, di cui almeno 14,2 miliardi in galleria e mercanti e 5,22 miliardi in asta, seguita dalle Americhe (14,5 miliardi di dollari, di cui 5,7 in asta e 8,8 miliardi nel mercato privato) e dall'Asia (quasi 10 miliardi di dollari, di cui 6,81 scambiati in asta). All'interno di segmenti specifici, gli Stati Uniti hanno totalizzato il 29,5% delle vendite totali, seguiti da Regno Unito (24%) e Cina (18%).
Come anticipato più volte e senza destare troppa sorpresa, nel 2016 le vendite in asta hanno subito un drastico calo attestandosi a 16,9 miliardi di dollari, in discesa del 18,8% rispetto ai 21,8 miliardi del 2015. Di conseguenza si sono contratti anche i volumi totali, cioè il numero di opere passate sotto il martello, sceso del 21,5%. Il mercato più sofferente è stato quello a stelle e strisce dove le vendite hanno perso il 41% in valore, ma solo 9% per numero di lotti.
L'Europa ha tenuto meglio, denunciando un ribasso del 13% in valore pari a 5,22 miliardi di dollari nel 2016 contro i 6 miliardi del 2015. Il mercato delle aste, invece, è rimasto stabile in Asia (pari a 6,81 miliardi di dollari), continente che ha riguadagnato la più ampia fetta del mercato globale delle aste (40,5% rispetto al 31% del 2015), dominato dalla Cina, sempre che i dati asiatici siano attendibili.

Il calo delle vendite in asta negli Stati Uniti e nel Regno Unito a favore della Cina si registra all'interno di una scena politica molto frammentata, nella quale acquirenti e venditori chiedono privacy e riservatezza nelle transazioni a beneficio degli art dealer. Il successo del settore – osservano gli operatori - potrà essere assicurato se continuerà a funzionare sui principi di qualità, credibilità, stabilità e resistenza, per questo la loro view è improntata all'ottimismo anche se il cambiamento dello scenario influenzerà l'andamento del mercato nel 2017. Quindi la domanda di discrezione è la tendenza più forte individuata nel 2016 dal report della Pownall, un comportamento che ha reso più difficile lo sforzo di TEFAF, caso fieristico di particolare trasparenza, di stimare le dimensioni del mercato dell'arte globale.

I segmenti. Il moderno, il dopoguerra e l'arte contemporanea hanno costantemente rappresentato il 50% del valore delle vendite all'asta negli ultimi anni. Nel 2015 questa quota è stata pari al 53%. Nonostante il calo delle vendite all'asta a livello globale, il 2016 ha anche mostrato un calo nella quota di arte moderna e del dopoguerra e contemporanea pari al 47,5% delle vendite casa d'aste in tutto il mondo.
I dipinti (con questa definizione l'autrice intende gli Old Master dal 1250 al 1820, gli Impressionisti e Post-impressionisti dal 1821 al 1874, i disegni prima del 1875 e le installazioni) venduti all'asta sono rimasti forti, in particolare in Asia, con i prezzi più alti del 13%. Inoltre gli Usa hanno sperimentato un aumento del 4,85% dei prezzi degli Old Masters e dell'arte Impressionista rispetto al 2016.
Solo in Europa i prezzi dei dipinti sono scesi: nel corso degli ultimi cinque anni i prezzi dei maestri antichi e degli Impressionisti sono scesi del 10% dal 2012, con un calo del 3,75% nel 2016.
A livello globale, i dipinti sono diminuiti solo di poco in termini di valore totale di vendite, con un minor numero di consegne, ma forti vendite all'asta in Cina e negli Stati Uniti hanno mantenuto forte questo segmento. La quota di dipinti all'interno del commercio mondiale è cresciuta del 15,5% nel 2015 al 17% nel 2016.

Vendite private prima di tutto. Nel 2016 il fatturato dei mercanti d'arte è salito del 20-25%, e ora le vendite private contribuiscono a circa il 70% di quelle totali globali. Acquistando dai mercanti d'arte, i collezionisti hanno a disposizione non solo la possibilità di comprare opere d'arte di grande valore, ma anche di godere di privacy e anonimato. I collezionisti, infatti, sono divenuti sempre più inclini ad aggiudicarsi un'opera d'arte lontano dal clamore delle aste: le stesse case d'asta hanno riscontrato tale fattore, contribuendo a un numero più nutrito di vendite private.
Questo cambiamento non ha solo comportato un nuovo modo di fare business da parte delle case d'asta, ma anche un beneficio per i mercanti d'arte indipendenti. Le vendite private che hanno interessato mercanti d'arte e gallerie sono state forti nel 2016, con una crescita del 24% del valore delle vendite. L'Europa (che ospita il 54% della comunità globale di mercanti d'arte) ha registrato un aumento del 20% rispetto allo scorso anno.
Anche i mercanti d'arte hanno modificato il loro modo di fare business. Internet (inclusi social media) è ora un mezzo di grande rilievo, che si ripercuote sia su come i mercanti d'arte presentano il proprio operato sia sul modo in cui i compratori (i loro clienti) accedono alle informazioni. Un cambiamento di cui però ancora non sono ben chiari i pericoli sulle corrette valutazioni e i rischi di contraffazione. Questo cambiamento si è riflesso soprattutto sul segmento più basso del mercato, dato che oltre il 75% delle vendite realizzate online ha interessato opere di prezzo inferiore ai 5.000 dollari.

I nuovi trend. I dati delle vendite indicano inoltre dei possibili cambiamenti in termini di gusti. I collezionisti sembrano aver perso interesse per alcuni artisti tradizionali di grande valore, forse anche per la qualità dei lavori in circolazione. Ad esempio, le opere di Andy Warhol, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Francis Bacon e Cy Twombly sono state drasticamente meno contese alle aste, e questo si è ripercosso sui risultati generali delle case d'asta.

Anche se in cima alla classifica dei top lot compaiono Claude Monet con «Meule» battuto da Christie’s New York a novembre per 81.447.500 di dollari, seguito da Willem De Kooning con «Untitled XXV» sempre da Christie’s New York per 66.327.500 di dollari e, infine, Pablo Picasso con «Femme assise» da Sotheby’s Londra per 63.537.444 dollari, in termini di fatturato annuo d’asta sul podio si conferma Picasso con volumi per 327.847.720 dollari (in calo del 50%), seguito da Zhang Daqian con 324.047.476 dollari (+46% dall’ottava posizione del 2015) e Qi Baishi con 225.269.913 dollari (+21% dalla 13ª posizione).
Il mercato asiatico si è dimostrato complessivamente stabile, ma molto volatile all'interno di segmenti specifici. I collezionisti non si sono allontanati dalle aste, ma il mercato dell'antiquariato si è contratto del 23,3%, mentre quello dei dipinti è cresciuto del 36%. In Giappone, le vendite all'asta sono cresciute del 101,5%; in India, del 110%.
La Cina domina il mercato asiatico, compresi Hong Kong e Taiwan, generando quasi il 90% delle vendite che nel 2016 sono state pari a 6,33 miliardi di dollari in calo del 2,6% rispetto al 2015. La diminuzione del volume d'affari è dovuta principalmente all'effetto combinato dei prezzi (-16,8% in media) e dei volumi d'asta (-11,2%) e anche a un cambiamento dei gusti asiatici che “abbandonano” l'antiquariato per la pittura e le opere su carta che hanno evidenziato un deciso aumento (+ 21%) e comprendono stampe, libri preziosi e mappe. In decisa crescita, in Cina, le vendite di Old Master e opere del XIX secolo con un incremento del 45% dei prezzi medi di vendita rispetto al 2015. Il volume totale delle vendite di Old Masters è aumentato del 36% a 1,25 miliardi di dollari.
Sulla base di questi cambiamenti, la ricerca di mercato ha evidenziato un diffuso ottimismo dei mercanti d'arte nei confronti del futuro: il 76,1% crede che i clienti aumenteranno, e il 67% dichiara che la crescente importanza delle piattaforme di vendita online, sia gestite direttamente che ospitate su altri siti, avrà un impatto sempre maggiore sui profitti futuri. Infine, i mercanti d'arte ritengono che le fiere (sia nazionali che internazionali) continuino a rappresentare i teatri più validi dove procurarsi nuovi e potenziali clienti.

La penisola italiana. Nel sistema delle aste l'Italia si colloca al 10° posto con 139 milioni di dollari di vendite nel 2016, tuttavia le vendite riportate da artnet delle case d'asta francesi e italiani spesso non comprendono i buyer's premium che arrivano in questi paesi fino al 30%, conteggio che porterebbe a valori effettivi di vendita maggiori. In Italia, i mercanti d'arte hanno sperimentato una crescita del 18% dei fatturato nel 2016 e, guardando in avanti, per il 2017 ipotizzano il 21%.

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