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L’Avanguardia russa nelle sale cinematografiche il 14-15 marzo

quotazioni artisti dell’avanguardia russa

L’Avanguardia russa nelle sale cinematografiche il 14-15 marzo

Petrov-Vodkin, “Fantasy”, Fotografia © Foxtrot Films
Petrov-Vodkin, “Fantasy”, Fotografia © Foxtrot Films

Esce nelle sale italiane in due uniche date, il 14-15 marzo, “Revolution. La nuova arte per un mondo nuovo”, un film documentario prodotto da A Foxtrot Films e distribuito in Italia da Nexo Digital che, nell'anno del centenario della Rivoluzione russa, celebra l'arte dell'epoca, l'Avanguardia russa, e ripercorre la storia di quegli anni raccontando i fatti storici e gli artisti protagonisti dell'epoca.

La regista è Margy Kinmonth, autrice della BBC, che è andata a scavare negli archivi, nei depositi dei musei, e soprattutto è andata a intervistare personalità come il direttore dell'Hermitage, Mikhail Piotrovsky, la direttrice della Galleria Tretyakov, Zelfira Tregulova, e i figli e i nipoti di quegli artisti allora giovanissimi, pronti a combattere in prima linea per i principi di uguaglianza sociale e a farsi portavoce della propaganda. La loro arte, infatti, rappresentava una vera rottura col passato, inteso come l'arte figurativa e tradizionale imposta dall'accademia dell'allora Pietrogrado. «Erano tutti rivoluzionari» ricorda Nina Suetina, figlia dell'artista Nikolai Suetin.

Alternando immagini d'archivio a rappresentazioni contemporanee, a interviste nella Mosca di oggi e ai dettagli delle opere, l'autrice del documentario racconta l'entusiasmo degli artisti nel periodo pre-rivoluzionario e la nascita di movimenti come il Suprematismo di Malevich, il più rivoluzionario di tutti, che mise il suo quadrato nero là dove la tradizione voleva le icone, Kandinsky, padre dell'Astrattismo sebbene mai completamente libero dall'oggetto, Chagall, sempre legato alle sue origini ebraiche, e Rodchenko, 26 anni al tempo della rivoluzione, artista prolifico, sfaccettato, fotografo e designer. Nel documentario parla suo nipote, Alexander Lavrentiev, anche lui artista, che sottolinea la presenza continua del movimento nelle immagini dell'artista. «Se non fosse stato un fotografo, sarebbe stato un cinematografo» dice.

E, infatti, il documentario non manca di soffermarsi sul cinema sperimentale di Eizenstein e Dziga Vertov, allora 22enne, così come sul teatro d'avanguardia e la biomeccanica di Mejerchol'd, che trasformava gli attori in macchine (metodo poi ripreso dall'Actors Studio), e sull'architettura, con la torre costruttivista di Vladimir Shukov. La stessa accademia viene trasformata nella culla delle Avanguardie: Petrov-Vodkin, inventore della “prospettiva sferica” ne diventa il direttore, Nikolai Punin viene scelto dai bolscevichi come critico e commissario ufficiale dell'arte. E poi le donne, artiste come Varvara Stepanova, Valentina Kologova, Liubov Popova: l'Avanguardia russa fu forse l'unico momento in cui il loro valore venne veramente pienamente riconosciuto al pari di quello degli uomini e la loro arte trovò una piattaforma di presentazione.

Ma l'utopia ebbe vita breve e il documentario si chiude con una triste lista che elenca la fine che fecero questi artisti, prima impiegati come strumenti di propaganda politica e poi perseguitati: Kandinsky fuggì nel 1922, Chagall l'anno dopo, Eizenstein subì la censura, Malevich tornò alla figurazione (il suo quadrato nero fu nascosto in una cassetta di patate), e così fecero Suetin and Chashnik, i suoi discepoli. I dipinti dell'Avanguardia vennero bruciati - se non furono messi al riparo dai direttori dei musei - ma molti artisti finirono anche nei gulag: tra di loro il critico Nikolai Punin, l'artista Gustav Klutsis, che nonostante il suo servizio fedele al partito fu arrestato e morì durante gli interrogatori, Meyerchol'd e anche Victor Bulla, colui che il 17 luglio, dalla finestra del suo studio, aveva immortalato in una fotografia iconica entrata nella storia la repressione da parte delle forze zariste delle proteste aprendo il fuoco sulla folla.

Ma la loro eredità artistica è sopravvissuta intatta e ha attraversato in silenzio gli anni della dittatura sovietica per arrivare fino a noi e venire oggi celebrata, a 100 anni dalla rivoluzione, in grandi mostre, come quelle ora in corso alla Royal Academy di Londra, «Revolution: Russian Art 1917–1932», fino al 17 aprile, e al MoMA di New York, «A Revolutionary Impulse: The Rise of the Russian Avant-Garde» fino al 12 marzo.

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