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L’8 marzo dei musei: arte, genere e femminismo nel mondo

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L’8 marzo dei musei: arte, genere e femminismo nel mondo

Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017
Alex Martinis Roe, To Become Two, installation of the exhibition at ar/ge kunst, ©ar/ge kunst, Bolzano, Foto Tiberio Sorvillo, 2017

Dopo la marcia delle donne del 21 gennaio scorso, un evento ideato per Washington DC contro gli atteggiamenti discriminatori del presidente eletto Donald J. Trump che è arrivato a coinvolgere 5 milioni di donne nel mondo, la festa delle donne dell'8 marzo è adesso l'occasione per una nuova protesta contro le disuguaglianze di genere. L'iniziativa, intitolata un giorno senza le donne, originariamente a day without a woman, consiste in uno sciopero di 24 ore e ha raccolto tante adesioni anche in Italia, al punto che trasporti, scuole e numerosi servizi di pubblico interesse non saranno accessibili in numerose città. Ma che tipo di risonanza avrà nel mondo dell'arte internazionale?
«A più di quarant'anni dalla pubblicazione del seminale testo di Linda Nochlin «Why Have There Been No Great Women Artists?», una ricerca condotta da ArtNet News di qualche mese fa sui 100 artisti più quotati del mercato mostra che solo cinque sono donne, e ciò riflette chiaramente una forte resistenza alla parità tra i generi» afferma Susan Fisher Sterling, direttrice del National Museum of Women in the Arts di Washington DC dal 2008. Il museo, fondato nel 1987 dalla mecenate Wilhelmina Cole Holladay con il supporto del marito Wallace, conta oggi 4.500 oggetti e opere d'arte, e sta celebrando il suo trentesimo anniversario con numerosi eventi e una rivisitazione della collezione in mostra che prende le distanze dal tradizionale approccio espositivo di tipo cronologico. «La storia dell'arte ha escluso le donne e le minoranze, dunque organizzare le opere per periodi storici è un criterio fallace per definizione» spiega la direttrice, elencando i raggruppamenti tematici scelti per opere di grandi artiste come Frida Kahlo, Cindy Sherman, Lynda Benglis e Laurie Simmons.
Accanto alle attività espositive, il museo è in prima linea nella promozione delle artiste donne di diverse generazioni e provenienze attraverso altri musei e una rete di comitati regionali che 15 anni fa è arrivata ad abbracciare anche Europa e Sud America. «Nell'ambito del progetto Women to Watch, realizzato con i comitati, il museo comunica con oltre mille donne, anche in Italia, e molte altre sono raggiunte e coinvolte» ricorda la direttrice, che in parallelo ha lanciato pochi giorni fa una campagna sui social network dal titolo Name #5WomenArtists. «Una domanda semplice con una risposta non altrettanto semplice». L'anno scorso la stessa campagna ha raggiunto 400 istituzioni, tra musei, gallerie e biblioteche, e 11mila individui nel mondo. «È un tema importante: in America il 51% degli artisti è donna, ed è giusto – come ha recentemente affermato anche la direttrice della Tate ModernFrances Morris – che le collezioni museali rispecchino questodato» commenta Susan Fisher Sterling.

Le artiste. Intanto si moltiplicano le occasioni espositive: le Guerilla Girls, collettivo di artiste femministe che dal 1985 a oggi è arrivato a includere oltre 55 membri, ha ben due mostre in chiusura: un intervento alla Whitechapel Gallerydi Londra, che ha messo spalle al muro 383 direttori di museo sulla diversità di genere nelle istituzioni, e una mostra monografica al Baltimore Museum of Art, dove tra umorismo e politica sono esposti 48 manifesti di protesta entrati di recente nella collezione dell’istituzione. Una mostra dedicata all'ossessiva reinterpretazione del mondo come infinito - tra pois, zucche, specchi e morbide sculture falliche - di Yayoi Kusama, all'Hirshhorn Museum and Sculpture Gardendi Washington DC, ha accolto 14mila visitatori nella prima settimana di apertura, un record in oltre quarant'anni di storia del museo. Anche in Italia il tema femminista è attuale, e in questi mesi trova il suo epicentro a Bolzano, tra la personale dell'artista e performer francese Lili Reynaud-Dewar al Museion

e la mostra di Alex Martinis Roe allo spazio non profit Arge/ Kunst, che presenta sei racconti filmici dedicati a centri di divulgazione del pensiero femminista, e tra questi c'è ancheIl Circolo della Rosa e la Libreria delle Donne di Milano. Il mondo dell'arte, insomma, non si ferma oggi né mai, e anzi si propone sempre di più come punto di ritrovo per conoscere e approfondire il contributo delle donne alla cultura e alla società.

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