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Ferragamo: oltre 2 milioni donati con l’Art Bonus

Economia e beni culturali

Ferragamo: oltre 2 milioni donati con l’Art Bonus

Sala 29 degli Uffizi. (Photo Credit Ferragamo)
Sala 29 degli Uffizi. (Photo Credit Ferragamo)

Il nome di Salvatore Ferragamo è sempre stato legato alla promozione dell'arte e della cultura, visti come campi d’ispirazione per la creatività e l'artigianalità.
Il binomio Ferragamo-Arte descrive, infatti, un sodalizio duraturo, che ha sempre contraddistinto l'attività dell'azienda: dalle contaminazioni arte-moda apportate da Salvatore Ferragamo già negli anni '30, ispirandosi ai cerchi concentrici di Kenneth Noland, alle collaborazioni odierne con artisti contemporanei; dal Museoe la Fondazione Ferragamoai partenariati con molteplici luoghi simbolo della vita culturale fiorentina, che vedono oggi l'azienda partner e socio fondatore della Fondazione Palazzo Strozzi e del Teatro dell'Opera di Firenze. Il profondo legame con il territorio e la cultura fiorentina hanno spronato la Ferragamo ad attivarsi anche a favore della tutela del patrimonio storico-artistico della città, nella convinzione che questo rappresenti un bene per le generazioni future e una grande attrazione in termini turistici e, quindi, economici, per il Paese. È per questo che dal 2015 Ferragamo ha legato il suo nome anche all'Art Bonus, con donazioni che per ora ammontano a 2.185.000 €, collocandosi così fra i principali mecenati che si sono mobilitati, attraverso questo strumento, per la salvaguardia del nostro patrimonio.

Abbiamo intervistato Ferruccio Ferragamo – presidente del Gruppo Salvatore Ferragamo – per comprendere le ragioni che hanno portato l'azienda a investire in cultura.
Le attività di Ferragamo S.p.A. a sostegno dell'arte e della cultura fiorentina sono molteplici. Da cosa deriva questo impegno e quale delle attività sostenute vi rende più fieri?
Per la nostra azienda moda e arte sono sempre state attività fortemente legate fra loro: fin dall'inizio mio padre Salvatore intuì lo stretto rapporto fra questi due mondi in termini di storia, ricerca e creatività, e durante tutta la sua carriera ha trovato ispirazione, spunti e collaborazioni nelle diverse espressioni dell'arte. Il rapporto con l'arte, con la città di Firenze e con tutto il suo territorio è quindi parte del nostro Dna e con questa scelta abbiamo voluto proseguire il percorso che mio padre aveva iniziato a tracciare. Da sempre abbiamo dedicato grande attenzione e grandi risorse alle iniziative nel settore della cultura. Nel tempo la nostra azienda ha dato seguito all'intuizione del fondatore, dedicando grande attenzione e risorse alle iniziative in ambito artistico e culturale, al fine di promuovere l'arte in tutte le sue forme e manifestazioni. Queste iniziative si collocano nella tradizione di mecenatismo della Salvatore Ferragamo, che negli anni si è resa promotrice anche di numerosi interventi di restauro, come quelli riguardanti la Colonna della Giustizia in Piazza Santa Trinità e le statue allegoriche sul Ponte di Santa Trinità a Firenze, realizzate attraverso erogazioni liberali a fine anni Novanta, o quello della Sant'Anna di Leonardo custodita al Louvredi Parigi, effettuata come sponsorizzazione. Devo dire che per la mia famiglia e per l'azienda Salvatore Ferragamo è stato un grande onore poter collaborare e contribuire a tutte queste attività. Siamo molto fieri del Museo e della Fondazione Ferragamo, perché rappresentano un omaggio a mio padre, il cui ricordo è sempre vivo in tutti noi.

Dall'entrata in vigore dell'Art Bonus nel 2014 la Ferragamo si è subito distinta come uno dei principali mecenati fruitori di questo strumento. Quali sono le ragioni che hanno portato a questa scelta e che benefici ne ha tratto l'azienda?
L'Italia è un Paese con un patrimonio artistico inestimabile e credo fortemente che la sua salvaguardia sia una priorità sociale. È un nostro dovere intervenire per trasmettere alle generazioni future questa importantissima eredità, che permetterà, fra l'altro, di creare lavoro e occupazione per i giovani. Per un'azienda made in Italy come Ferragamo, l'arte rappresenta sicuramente il modo migliore per raccontare la sua storia, i suoi valori e il nostro Paese. Siamo convinti che intervenire per riportare i monumenti al loro originario splendore, contribuendo al recupero e alla valorizzazione di un “pezzo” del nostro vastissimo patrimonio, non solo consenta di creare impresa e occupazione, ma anche di salvaguardare un bene importantissimo per l'Italia e la sua economia.
Abbiamo scelto l'Art Bonus perché è uno strumento che ha creato una nuova cultura di gestione e partecipazione del patrimonio pubblico. In particolare abbiamo focalizzato i nostri interventi su Firenze perché è un luogo che ci ha dato molto e proprio per questo abbiamo voluto restituire qualcosa a questa città unica che ha accolto nostro padre tanti anni fa e di cui siamo molto orgogliosi.
Inoltre l'Art Bonus permette all'azienda di avere un beneficio fiscale superiore rispetto a quello derivante dalla erogazione liberale meramente deducibile ai fini delle imposte sui redditi. In sostanza, possiamo dire che l'Art Bonus è uno strumento che incentiva le aziende a veicolare le risorse assegnate per erogazioni liberali a favore della conservazione e tutela del patrimonio artistico italiano. Penso che questo tipo di interventi vengano percepiti in maniera positiva dall'opinione pubblica proprio per tutto quello che sottendono. Finanziare questi interventi di recupero ha sicuramente avuto un buon impatto sulla reputazione del brand Ferragamo, e in più ci ha consentito di rafforzare ulteriormente la relazione con il territorio.

Quali i progetti individuati?

Le donazioni erogate attraverso l'Art Bonus sono state principalmente indirizzate a due icone del patrimonio artistico fiorentino: la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati, cui sono stati destinati 1,5 milioni di euro, e la Galleria degli Uffizi, che ha ricevuto 600.000 euro per interventi di manutenzione straordinaria. Gli altri due interventi sostenuti riguardano il restauro delle serre dell'Orto Botanico del Museo di Storia Naturale di Firenze, con un contributo di 35.000 €, e il sostegno alle attività della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con 50.000 €.

Perché avete scelto di sostenere questi interventi?
Nel 2014 avevamo deciso di effettuare una donazione liberale a favore del patrimonio culturale fiorentino e la Soprintendenza ci ha proposto di destinare la somma al programma di interventi per il rinnovo di otto sale all'inizio del Terzo Corridoio della Galleria degli Uffizi. Nel caso della Fontana del Nettuno, abbiamo deciso di sostenere uno dei dieci interventi di restauro cittadini, selezionati e presentati pubblicamente nel marzo 2015 dal Comune di Firenze per stimolare l'interesse dei privati verso le nuove opportunità offerte dalla legge sull'Art Bonus. Per quanto riguarda l'Orto Botanico di Firenze l'intervento è derivato da un'emergenza. Come saprà, le serre, che contengono specie di piante molto rare, erano state danneggiate dagli eventi atmosferici nel settembre del 2014. A dicembre 2015 abbiamo, quindi, siglato un accordo con l'Università degli Studi di Firenze per il restauro di sei serre tematiche dell'Orto Botanico, uno degli orti più antichi al mondo, voluto da Cosimo dei Medici nel 1545, nonché importante simbolo della cultura e del sapere fiorentino. Per quanto riguarda il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, abbiamo un rapporto consolidato da diversi anni, che prosegue con grande soddisfazione di tutti.
Proprio in questi giorni è in corso di installazione il cantiere per intraprendere il restauro del Nettuno. I ponteggi e le impalcature seguono un progetto innovativo, che consente ai cittadini la libera fruizione dell'area e dei lavori di restauro.

In cosa consiste precisamente il progetto? Com'è nata la proposta di porre la tecnica del restauro e della conservazione all'attenzione dei cittadini?
Il restauro della Fontana del Nettuno in Piazza della Signoria ci impegna attualmente con un progetto triennale, che ci vedrà protagonisti fino al 2018 con l'obbiettivo di riportare all'antico splendore uno dei simboli della città. Mi piace definire il nostro sostegno alle attività culturali di Firenze e al restauro di alcuni beni architettonici una collaborazione virtuosa fra pubblico e privato. Il cantiere è stato appositamente studiato, fin dalla fase di progettazione, per consentire la massima visibilità delle operazioni di restauro e il coinvolgimento del pubblico in una fondamentale azione conservativa su uno dei più importanti gruppi scultorei rinascimentali del mondo. Abbiamo voluto perseguire una corretta valorizzazione del monumento anche durate la fase del restauro e, al contempo, mitigare l'impatto del cantiere stesso nel contesto storico, garantendo - con una passeggiata immersiva attraverso i marmi e i bronzi dell'Ammannati - inalterato il carattere di museo a cielo aperto che connota piazza della Signoria che, invece, un cantiere tradizionale avrebbe temporaneamente compromesso. Consentire la visione ravvicinata delle tecniche di eccellenza nazionali nel campo della conservazione dei beni culturali ha inoltre una valenza culturale di grande interesse per cittadini e turisti.

S. Anna restaurata. (Credit Ferragamo)

Considerazioni sull'Art Bonus: ci sono dei miglioramenti che apportereste allo strumento? Consigliereste ad altre aziende di avvalersene?
L'Art Bonus ha introdotto strumenti concreti e operativi per sostenere il patrimonio culturale italiano. Sicuramente spunti di miglioramento sono possibili, e in particolare mi riferisco all'opportunità di svincolare l'attività di charity dalla forma dell'erogazione liberale, che è limitante dal punto di vista della possibilità dell'azienda di comunicare l'attività svolta. La possibilità di comunicare rappresenta, infatti, un incentivo per molte aziende che intendono supportare la cultura e l'arte. Il nostro Paese ha un patrimonio artistico importantissimo che va salvaguardato perché costituisce un bene per le generazioni future e rappresenta una grande attrazione in termini turistici e quindi economici. Penso che il rapporto pubblico/privato sia fondamentale per il suo recupero e la sua valorizzazione e mi auguro che questi nostri interventi possano essere uno stimolo per sensibilizzare la collettività sul valore sociale del patrimonio culturale del nostro Paese, per incentivare tutti gli italiani a sentire come propria questa importantissima eredità del nostro passato e spronare altre aziende a fare lo stesso. Credo, infatti, che ciascuno di noi debba sentire e vivere questo inestimabile patrimonio come proprio, e quindi adoperarsi per difenderlo e preservarlo per le generazioni future. La salvaguardia del patrimonio culturale è ormai una responsabilità sociale, che richiede un sempre più significativo contributo da parte di tutti noi.
È di qualche settimana fa la notizia del rifiuto da parte delle autorità greche di concedere a Gucci lo svolgimento della propria sfilata sull'Acropoli di Atene, rinunciando a una consistente somma di denaro in nome dell'incompatibilità tra il valore storico-artistico dell'Acropoli e lo scopo commerciale dell'evento.Qual è la sua considerazione su una tipologia di richiesta così distante dal puro mecenatismo aziendale e sul rifiuto che ne è conseguito?
Non conosco i dettagli della vicenda; probabilmente le intenzioni di Gucci non erano per un mero sfruttamento commerciale dell'Acropoli, ma non posso esprimere un giudizio in merito disponendo solo di informazioni derivanti dai media.

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