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Art Market 2016: è decrescita. Parola di Clare McAndrew da Art…

Mercato dell'arte

Art Market 2016: è decrescita. Parola di Clare McAndrew da Art Basel Hong Kong

Art Basel e UBS hanno presentato a Hong Kong il report sul mercato dell'arte globale nel 2016 in presenza dell'economista della cultura e autrice del report, Clare McAndrew. Il documento, intitolato The Art Market e scaricabile gratuitamente dal sito di Art Basel, è stato prodotto da Arts Economics, l'agenzia di consulenza fondata nel 2005 dalla stessa McAndrew e già consulente dal 2008 al 2015 di Tefaf, la fiera di arte e antichità di Maastricht.

Le fonti. La base dati è costruita a partire da un gruppo eterogeneo di fonti che, come ha spiegato l'economista, “tengono conto della complessa natura del mercato dell'arte”. Le informazioni sugli incanti d'asta, ad esempio, sono il risultato di rilevamenti incrociati da Collectrium, database con una prospettiva globale su 5.600 case d'asta in 53 paesi, AMMA Art Market Monitor of Artron, agenzia specializzata sul mercato cinese, i siti online delle case d'asta e questionari inviati dall'agenzia di consulenza.

Sul fronte del mercato primario delle gallerie, invece, si gioca tutto sulla disponibilità e attendibilità dei dati forniti dai mercanti. Nel 2016 McAndrew ha inviato questionari a 6.500 attori primari del mercato in America, Europa, Asia e Africa con il supporto dei contatti di Art Basel – che ha condiviso direttamente altri 500 questionari alle gallerie partecipanti alle tre fiere a Basilea, Miami Beach e Hong Kong. A rispondere sono stati oltre 1000, circa il 17% del totale degli interpellati che, secondo una stima dell'economista, rappresentano l'80 % del valore degli scambi. La cifra totale dei mercanti attivi fornita da fonti pubbliche e private menzionate da The Art Market Report, invece, è 296.300. Ulteriori informazioni sono state raccolte da Artfacts.net, Alexa, Artnet News, UBS per completare le cifre con dati qualitativi sulle mostre, i collezionisti e l'attualità del sistema dell'arte.

MERCATO DELL’ARTE
Valori in percentuale. (Fonte: Arts Economics)

I risultati. Secondo McAndrew, il mercato dell'arte nel 2016 ha totalizzato 56,6 miliardi di dollari, pari a -11% rispetto al 2015. A causare la decrescita sono state soprattutto le case d'asta, che hanno visto i fatturati scendere del 26%, al valore di 22,1 miliardi di dollari, con una crisi che ha colpito soprattutto l'America e il segmento più alto delle vendite. Nel settore delle gallerie, invece, tengono gli artisti più quotati e la decrescita è stata compensata da un +3% rispetto al 2015, per un valore degli scambi di 32,5 miliardi di dollari. Una cifra che però potrebbe includere delle inesattezze, in quanto i dati non sono verificabili per la natura privata delle transazioni. Dal punto di vista dei settori più ricercati, l'arte contemporanea del Secondo Dopoguerra guida le vendite con il 37% del valore totale del mercato, e le fiere sono sempre più importanti in termini di piattaforme di scambio. Dal 2010 al 2016 le vendite in fiera sono aumentate del 57%, e secondo una stima di McAndrew il 41% delle vendite delle gallerie avviene all'interno di un contesto fieristico. Il mercato online, infine, è cresciuto al 9%, pari a 4,9 miliardi di dollari di transazioni e +4% rispetto all'anno precedente.

VOLUME E VALORE D’AFFARI DELLE TRANSAZIONI
Volume in milioni e valori in milioni di dollari. (Fonte: Arts Economics)

I paesi e i record. Secondo il report, le arene globali del mercato dell'arte sono Stati Uniti (40%), Gran Bretagna (21%) e Cina (20%), di cui l'ultima in crescita rispetto agli anni precedenti, ma comunque non minacciosa come nel 2011, quando ha raggiunto la seconda posizione avvicinandosi pericolosamente al primato americano. L'Italia, invece, è ferma all'1%, dopo Francia, Germania e Svizzera. Una nota riguarda il peso della Gran Bretagna in Europa, oggi pari al 62%, che con l'annuncio della Brexit sempre più concreto potrebbe avere delle conseguenze in un mercato europeo fortemente trainato e dipendente dagli inglesi, sia mercanti che collezionisti. A livello di record di prezzi, categoria che riguarda esclusivamente i passaggi d'asta per mancanza di trasparenza sul fronte delle gallerie, l'opera più cara nel segmento dell'arte contemporanea post-war è stata scambiata da Christie's per un valore di 66,3 milioni di dollari, ed è Untitled XXV (1977) di William De Kooning, rappresentato dall'omonimo estate in collaborazione con Gagosian. Segue l'americano Jean-Michel Basquiat, e a distanza ravvicinata ci sono i cinesi Cui Ruzhuo e Fu Baoshi. Dati che non stupiscono considerato il primato di America e Cina nei dati aggregati. Al contrario, a fronte di scambi di 13.330 artisti, solo l'1% delle proposte ha superato la barriera del milione di dollari.

Il commento. “Se estendiamo lo sguardo agli ultimi otto anni, il settore che ha sofferto e non si è mai ripreso completamente dalla crisi finanziaria del 2008 è quello delle opere tra 5.000 e 250.000 dollari, dove si posizionano artisti emergenti e middle career” ha affermato l'economista. Certo, come ha aggiunto il direttore di Art Basel, Marc Spiegler, che ha partecipato alla presentazione del report, “il consolidamento del mercato è più evidente nelle aste, dove l'attenzione è concentrata su un numero inferiore di artisti che performano a livello di prezzi, mentre nel mercato primario, e si nota specialmente in fiera, i collezionisti comprano opere da artisti più o meno affermati, e ciò rende questa fetta di mercato più dinamica”. Per il resto, la relatrice ha tenuto a precisare che il mercato è più volatile anche perché è in aumento il numero di paesi che partecipano alla sua evoluzione e i livelli di performance sono molto altalenanti, dipendendo da numerosi fattori. Tuttavia i dubbi sull'attendibilità dei valori restano, in quanto non si tiene conto del mercato nero, non misurabile, così come della quantità di opere d'arte conservate nei porti franchi di tutto il mondo.

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