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Skulptur Projekte Münster: l’arte pubblica nell’era…

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Skulptur Projekte Münster: l’arte pubblica nell’era digitale

Skulptur Projekte Münster è la manifestazione più attesa per chi nell'arte contemporanea si interessa di scultura e spazio pubblico. Fondata nel 1977 dal celebre curatore Kasper König ¬¬- domani alle 12,30 per i miartalks parlerà su “Skulptur Projekte Münster o cosa c'è di speciale in una mostra che avviene con un ritmo decennale?” - che ancora ne segue la direzione artistica con le curatrici Britta Peters e Marianne Wagner, SPM ridefinisce e profetizza i nuovi parametri dell'arte scultorea attraverso opere diffuse nella città di Münster (Monaco), trasformata per l'occasione in un museo a cielo aperto.

Tra gli artisti partecipanti, la cui lista è appena stata diffusa dall'organizzazione, figurano anche emergenti come Barbara Wagner e Benjamin de Burca, da Solo Show di San Paolo da 12mila dollari in su per opere video, ma si tratta di eccezioni. SPM è soprattutto una piattaforma per artisti affermati, come l'italiana Lara Favaretto, le cui sculture si trovano alla galleria Franco Noero di Torino a 15-80mila euro, o la tedesca Nora Schultz, che costruisce ambienti complessi da Isabella Bortolozzi a Berlino a 3-40mila euro. SPM apre il 10 giugno in concomitanza con l'inaugurazione della Documenta a Kassel, e in occasione dell'annuncio degli artisti abbiamo raggiunto in esclusiva le curatrici per chiedere un'anticipazione di quello che vedremo.

SPM è giunta alla sua quinta edizione, la prima senza la simbolica presenza della roulotte dell'artista Michael Asher, venuto a mancare nel 2012. Avete previsto una sua partecipazione in qualche altra forma?
Marianne Wagner: Dal 2012 il lavoro di Asher è entrato a far parte dell'archivio di Skulptur Projekte e la documentazione è in mostra regolarmente, in focus tematici o legati all'artista. Per questa 5ª edizione, in particolare, il museo esporrà il decisivo contributo dell'artista alla manifestazione con il titolo Double-check - Michael Asher's »Installation Münster (Caravan)«, '77 '87 '97 '07. La decisione di Asher di realizzare Installation (Münster) per le quattro le edizioni cui è stato invitato è sempre stata preceduta da una riflessione critica sul suo lavoro e sull'eventualità di esserci o no. La documentazione mostrerà tutto questo, con lettere, fotografie, proposte non realizzate, filmati e tanti altri scritti. Sarà installata come una sala studio, dove il visitatore potrà sedersi e guardarsi i materiali. Per questo non si tratterà di una presenza simbolica o commemorativa, ma di uno spazio attivo per la ricerca sulla pratica artistica di Asher.

Gli artisti invitati a Skulptur Projekte presentano a prima vista ricerche molto eterogenee: quale sarà la cornice concettuale che li include tutti?
Marianna Wagner: Fin dall'inizio Skulptur Projekte si è offerta come una mostra non tematica, più precisamente una “ricerca di lungo periodo”, come ha detto Brigitte Franzen, curatrice dell'edizione del 2007. Ogni dieci anni, dunque, gli artisti invitati riflettono su questioni inerenti alla scultura e al suo significato nella contemporaneità, attraverso approcci formali e di linguaggio che abbracciano diversi media. Ogni interrogazione, inoltre, riguarda anche tempo, spazio e corpo nella sfera pubblica.

Britta Peters: Aggiungo che quando abbiamo cominciato a preparare l'edizione 2017 di SPM abbiamo ricercato esplicitamente artisti che avessero lavorato nell'ambito della scultura e dello spazio pubblico, e questo resta il nostro focus.

Ad esempio, Alexandra Pirici si esprime con la performance, ma il suo lavoro è mutuato dalla scultura per il suo legame con il corpo umano come materiale e l'indagine su architettura e monumento. Il suo progetto metterà in dialogo la storica città della pace di Westfalia con la situazione politica di oggi, a partire da temi quali comunicazione, identità e costruzione di un paese. Anche il lavoro di Hito Steyerl riguarderà la sfera pubblica, attraverso però un discorso critico che muove dall'era digitale. Pierre Huyghe, invece, si occuperà di dissoluzione, un processo interessante che da una parte implica una perdita di centralità da parte della scultura, e dall'altra rinnova la qualità scultorea dell'opera d'arte attraverso un mix tra naturale e artificiale.

Questa 5ª edizione è anche la prima a prendere in esame un mondo post-digitale, che nel 2007 era ancora in incubazione. Alcune opere riguarderanno più direttamente questo tema?
Britta Peters: Tutti oggi usiamo strumenti digitali ed è impossibile trattare un qualsiasi argomento senza toccare anche la questione digitale. Dunque, il digitale è integralmente parte del progetto, senza essere però il tema principale. Con qualche eccezione: l'opera di Hito Steyerl mostra l'industria 4.0, dove gli algoritmi rappresentano quasi la totalità del processo produttivo, mentre il lavoro di Aram Bartholl, che ha un'esperienza passata di hacker, tenterà di demistificare la tecnologia. Inoltre il post-digitale introduce nuovi standard percettivi: in un mondo dove esistono le stampanti 3D, si crea un gap tra chi le usa e chi no, e a Skulptur Projekte quest'anno non ci saranno sculture 3D. Ma questa è un'altra storia..

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