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Reggio Calabria, al MArRC due millenni di storia raccontata dalle monete

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Reggio Calabria, al MArRC due millenni di storia raccontata dalle monete

Due millenni di storia attraverso i coni. La mostra «Nomisma Reggio e le sue monete» rimarrà aperta fino al 30 aprile al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria (MArRC), curata dal direttore del museo Carmelo Malacrino e da Daniele Castrizio, docente di numismatica presso il dipartimento di civiltà antiche e moderne dell'Università di Messina. Sono esposte oltre 150 monete in oro, argento, elettro e bronzo facenti parte della collezione custodita presso la stesso museo che raccontano l'antica storia dell'Italia meridionale dalla fondazione della Magna Grecia in Calabria e Sicilia, tra il VI e il V secolo a.C. fino alle influenze arabe e bizantine del 1400: un must per i collezionisti numismatici, perché la raccolta evidenzia come l'antica monetazione della nostra penisola non è fatta solo di monete etrusche, della Repubblica e dell'Impero romano, di monete medievali e rinascimentali, ma esalta la storia turbolenta del sud della penisola e di una città, Reggio Calabria, che ha avuto rapporti commerciali con le antiche colonie greche, con i cartaginesi e gli egizi e forti legami con Roma repubblicana e imperiale.

Lo storytelling. Il prologo di questa esposizione è affidato a una serie di reperti archeologici provenienti dal più suggestivo scavo urbano di Reggio, condotto alcuni anni fa in piazza Italia. Esso ha restituito una stratificazione continua per tutte le fasi di vita della città dall'età arcaica fino al disastroso terremoto del 1908 che distrusse Reggio assieme a Messina. La mostra numismatica vera e propria espone alcuni degli esemplari monetali coniati a Reggio in diversi periodi storici e le monete circolate in città dalla sua fondazione all'età normanna, tra cui quelle provenienti dai ripostigli databili in età greca. Dopo la seconda guerra punica (218-202 a.C.), quando Annibale impose la chiusura della zecca cittadina, la moneta corrente a Reggio diventò quella romana: numerose sono le testimonianze sia di epoca repubblicana che imperiale. Tra le monete in oro, sono esposte quelle risalenti all'epoca tardo-antica (tra cui i “solidi” della zecca di Costantinopoli) e bizantina (ovvero “solidi” e “follis” coniati sotto gli imperatori bizantini Giustino II e Costantino IV). Tra le monete sotto il dominio normanno, sono esposti i “follari” coniati dalla zecca di Messina durante il regno di Ruggero II d'Altavilla.

L'intricata storia numismatica della Magna Grecia e della Sicilia. ArtEconomy24 ha chiesto a due importanti esperti numismatici, Arturo Russo della Numismatica ArsClassica di Zurigo e Londra e a Gabriele Tonello di Aste Bolaffi di Torino (due case d'asta che organizzano annualmente prestigiose vendite di numismatica) il loro parere sul mercato collezionistico di queste interessanti monete. «Il mercato numismatico – spiega Arturo Russo – si è sempre più polarizzato verso l'acquisto dei capolavori della Magna Grecia e della Sicilia. I collezionisti hanno ricercato soprattutto le monete più importanti e col miglior stato di conservazione, privilegiando gli esemplari con provenienza o pedigree, ovvero quelli già apparsi in precedenti vendite pubbliche e listini o illustrati in antiche collezioni numismatiche». Da un punto di vista numismatico, non è semplice sintetizzare la storia della monetazione in Magna Grecia e Sicilia, aree che in origine erano distinte da un punto di vista numismatico sia per la circolazione monetaria sia per le tecniche di coniazione e i sistemi ponderali adottati. «Storicamente, dopo i primi contatti commerciali, i Greci cominciarono a colonizzare i due territori in modo continuativo – prosegue Russo – a partire dall'VIII secolo a.C., fondando città (poleis) lungo le coste, le quali fiorirono rapidamente, diventando centri ricchi ed indipendenti dalla madrepatria. Le prime monete in Magna Grecia furono emesse, intorno o poco dopo la metà del VI secolo a.C., in primis da un gruppo di città sulla costa del Mar Ionio: Metaponto, Sibari, Crotone e Caulonia. Fin da subito, i primi esemplari si differenziarono dalle coeve emissioni in Grecia per la tecnica con cui furono coniate: le cosiddette monete incuse, infatti, furono battute su tondelli sottili e piatti e le raffigurazioni non furono realizzate a rilievo su entrambe le facce, come di consueto, ma a rilievo solo al diritto e in incavo (o incuso) al rovescio. La tecnica incusa, salvo rari casi in Fenicia (odierno Libano) e isolate monete etrusche in bronzo, è peculiare proprio delle prime monetazioni della Magna Grecia e di Zankle (odierna Messina). Tale tecnica fu poi abbandonata a favore del classico doppio rilievo, entro la metà del V secolo a.C.». Il motivo di questa tecnica è tuttora un mistero. «Tra tutte le ipotesi, quella più accreditata sostiene che le città volessero differenziare le proprie serie monetali dalle altre, in modo da creare un'area di circolazione unica - racconta l’esperto –. Ogni città, fin dal principio, scelse emblemi propri, ad esempio, Metaponto adottò la spiga, simbolo della ricchezza agricola delle pianure intorno la città, Sibari scelse un toro retrospiciente, rappresentazione di una divinità fluviale, Crotone preferì il tripode, simbolo dell'oracolo di Apollo a Delfi, il quale aveva suggerito la fondazione della colonia, e la stessa divinità comparve sulle monete di Caulonia. In Sicilia la monetazione iniziò lievemente in ritardo rispetto alla Magna Grecia. Poco dopo la metà del VI secolo a.C., Himera (odierna Termini Imerese) e Selinunete, seguite da Naxos (odierna area di Giardini Naxos) e Zankle, iniziarono ad emettere le proprie monete. Esse non adottarono la tecnica incusa, ad esclusione di Zankle, ma assorbirono influenze provenienti spesso dalla Grecia, soprattutto da Corinto. Il motivo dell'ispirazione deriva dai grandi contatti che esistevano tra le due aree e dall'importazione di monete corinzie in Sicilia, utilizzate come grossa fonte di metallo per le coniazioni in un'isola priva di miniere d'argento proprie. Tra le prime raffigurazioni, ad esempio, abbiamo una foglia di sedano selvatico sulle emissioni di Selinunte, emblema parlante della città, una mezza luna e un delfino sulle monete di Zankle, raffigurazione simbolica del porto o la testa di Dioniso sulle emissioni di Naxos, divinità tutelare della città. In pochi decenni, ogni città o popolo “indigeno” iniziò a dotarsi di una propria monetazione, raggiungendo picchi di elevata qualità artistica, come nelle famose emissioni di Siracusa firmate dai maestri incisori». La comparsa di Roma nel Mediterraneo e il suo crescente predominio causò la progressiva scomparsa di tutte le altre autorità emittenti e l'adozione esclusiva della valuta romana. «L'Urbe spesso sfruttò i precedenti luoghi di produzione, gli incisori o addirittura le monete, riconiate secondo i nuovi parametri – prosegue Russo. – La continuità romana, che durò per centinaia di anni, fu interrotta dai grandi cambiamenti del VI secolo d.C., quando, durante il periodo bizantino, buona parte della Magna Grecia e Sicilia fu costituita da abitanti di lingua greca e il grosso del circolante era costituito dalle emissioni proveniente dalle zecche orientali o da quelle bizantine in Sicilia, Calabria e Puglia. L'arrivo dei Longobardi e lo sbarco degli Arabi a Mazara nell'827 d.C. trasformarono ulteriormente il panorama numismatico delle due aree. La Sicilia passò, in meno di un secolo, nelle mani arabe, mentre la Calabria restava ancora suddivisa tra più poteri e oggetto di razzie da parte araba. Una certa unità storica e numismatica avvenne solo a partire dalla metà dell'XI secolo quando i Normanni riconquistarono la Magna Grecia e la Sicilia, cacciando gli Arabi ed imponendo la propria valuta. Le due aree furono, nei secoli successivi, teatro di successioni dinastiche con il susseguirsi degli Svevi, degli Angioni e degli Aragonesi quando il Meridione fu realmente riunificato sotto il nome del Regno delle due Sicilie». Negli ultimi anni Numismatica Ars Classica ha aggiudicato prestigiose monete del periodo, come nel 2012 un decadramma di Agrigento venduto per 2.280.000 euro (incluse commissioni del 20%), nel 2014 un tetradramma di Siracusa del maestro Cimone venduto anch'esso per 2.280.000 euro, nel 2016 un tetradramma di Naxos venduto per 660.000 euro, nel 2013 un decadramma di Siracusa del maestro Evaneto venduto per 396.000 euro, nel 2008 un tetradramma di Reggio venduto per 252.000 euro. Tra i migliori realizzi delle monete incuse, nel 2011 un nomos di Siris e Pyxus è stato battuto per 102.000 euro, nel 2012 un nomos di Poseidonia (odierna Paestum) è passato di mano per 74.400 euro, nel 2014 un nomos di Caulonia per oltre 66.000 euro.
Le monete della Magna Grecia tra le più collezionate al mondo. A parere di Gabriele Tonello, che ha curato il testo del catalogo Bolaffi dedicato alle monete greche: «le monete greche e, in particolare, le monete della Magna Grecia e della Sicilia, sono fra le più collezionate al mondo assieme alle monete romane, soprattutto per due motivi. In primo luogo perché la Grecia è la culla della nostra cultura e chi colleziona la storia è inevitabilmente portato a cercare queste monete. In secondo luogo, perché la bellezza, il gusto, la raffinatezza di questi esemplari non ha eguali in tutta la storia numismatica: in molti casi siamo di fronte a piccoli capolavori che nulla hanno da invidiare alle stesse sculture di Fidia o altri artisti dell'epoca». Tonello tiene a precisare come le antiche monete della Magna Grecia si differenziano dalle coeve monete greche: «la differenza principale consiste nella cifra artistica della coniazione. Già dalla metà del VI secolo a.C. troviamo esempi di piena fioritura artistica dell'incisione monetale, in particolare appunto nella periferia occidentale del mondo greco e, più precisamente, nella Magna Grecia soprattutto in Sicilia. Nella Grecia propriamente detta emerge solo il fenomeno di Atene e nelle colonie ioniche prevale una corrente orientalizzante che conduce a rappresentazioni più o meno fantasiose del mondo animale, raramente antropomorfiche, e molto più semplicistiche». Tra le monete più significative del settore vendute da Bolaffi negli ultimi anni, nel 2014 uno statere databile al 530-510 a.C. di Sibari, stimato 2.500 euro ne ha realizzati 3.840, nel 2014 un tetradramma databile al 435-430 a.C. di Lentini, stimato 3mila euro, ne ha realizzati 3.960, nel 2011 un tetradramma databile al 466-405 a.C. di Siracusa, stimato 8mila euro è stato aggiudicato a 9.600, nel 2016 un 100 litre databile al 405-400 a.C. di Siracusa, stimato 15mila euro, ne ha realizzati 18.300.
Non solo monete della Magna Grecia al MArRC. La visita alla mostra di monete offre anche l'opportunità di visitare al primo piano del Palazzo, in una sala dotata di un particolare sistema di controllo del clima per evitare fenomeni di corrosione, i celebri Bronzi di Riace, e inoltre le ricche collezioni permanenti con reperti dal paleolitico alla tarda età romana, perfettamente ristrutturati (gioielli, quadretti votivi, tavole bronzee, teste di donne e di figure mitologiche, monete ed antichi epigrafi) e i reperti di archeologia sottomarina.

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