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San Paolo, gli spazi dedicati all'arte sono tutti privati

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San Paolo, gli spazi dedicati all'arte sono tutti privati

San Paolo, palazzi e grattacieli a perdita d'occhio, favelas ed autostrade. La megalopoli del Brasile con oltre 20 milioni di abitanti, non è sicuramente tra le mete turistiche più gettonate del paese, ma lo è per gli appassionati di arte contemporanea. SP-Arte, la fiera d'arte contemporanea appena conclusasi (dal 6 al 9 aprile) è senza dubbio una vetrina molto importante per tutta l'arte brasiliana. Motore principale per lo sviluppo della scena artistica locale è, infatti, il mercato e il collezionismo privato, seguito e non preceduto dalle istituzioni culturali pubbliche. Gli artisti e, in particolare quelli emergenti, hanno infatti poche opportunità di esporre le proprie opere al di fuori dei circuiti commerciali.
Gli spazi dedicati all'arte, sono sostenuti e aiutati anche dalle gallerie brasiliane e internazionali come nel caso di Pivô, un'associazione senza scopo di lucro, fondata da Fernanda Brenner, con un'affluenza di 15mila visitatori l'anno scorso. Lo spazio occupa tre piani dell'edificioCopan, nel centro di San Paolo, uno dei simboli dell'architettura moderna della città progettato da Oscar Niemeyer. «Lo spazio - spiega Fernanda Benner direttrice artistica dello spazio - è una piattaforma per lo sviluppo di diverse forme d'arte, è stato inaugurato nel 2012 dopo essere stato chiuso per 20 anni oltre ad essere stato la sede di un ospedale. Negli oltre 3.000 metri quadrati attualmente in fase di ristrutturazione, oltre alle mostre temporanee sono previsti workshop, una biblioteca e residenze per artisti». Con uno staff che comprende sei persone, nel corso dell'anno sono programmate da tre a sei mostre preferibilmente solo show.

«Per la mostra in corso, “Boom” dell'artista Alexandre da Cunha, è stato fondamentale il sostegno delle gallerie Galeria Luisa Strina, San Paolo, e Thomas Dane Gallery, Londra, con il quale l'artista lavora, e dal canto nostro abbiamo dovuto coprire 35mila dollari, una piccola parte del budget totale della mostra sul quale ha inciso in misura notevole i costi di trasporto delle installazioni» conclude Benner.
La mostra raccoglie nuovi lavori realizzati appositamente e al centro dello spazio espositivo, attira l'attenzione un oggetto di grandi dimensioni: una betoniera, che pesa più di una tonnellata, divisa in quattro parti distribuiti nelle aree, oltre a lavori realizzati negli ultimi dieci anni. Alexandre de Cunha, artista brasiliano residente a Londra lavora principalmente con la scultura, i suoi “collages spaziali” partono da oggetti di uso quotidiano. A SP-Arte sono presenti da Galeria Luisa Strina alcune opere con prezzi che oscillano da 20mila a 60mila dollari.

Le istituzioni. È privato anche ilMuseu de Arte de São Paulo (Masp). L'edificio progettato dall'architetto italo-brasiliana Lina Bo Bardi è stato realizzato in vetro e cemento alla fine degli anni sessanta: «per creare un'architettura di superfici ruvide senza finiture lussuose». La piazza sotto l'edificio, nota come “luce libera”, era stata progettata per servire come una piazza pubblica, ma oggi purtroppo è il riparo di homeless. Il museo possiede una collezione, acquisita attraverso donazioni, che oggi conta più di 8.000 opere, nel 2016 l'affluenza ha superato i 408mila visitatori e nel 2017 sono in programma dieci mostre temporanee. «Al momento non esiste un fondo di dotazione - racconta Francine Kath, responsabile della comunicazione - ma è in corso di costituzione e il budget annuale per la gestione del museo ammonta a 39 milioni di BRL (11,7 milioni di euro) e il 17% è coperto dallo sponsorItaú». Oltre alla banca, sponsor anche della fiera d'arte, un altro main sponsor èVivo, la società di telecomunicazioni che tuttavia non fornisce un contributo in denaro ma ha convertito un enorme debito del passato in sponsorizzazione. Inoltre per la realizzazione delle mostre e anche per la manutenzione, il museo si avvale della collaborazione di diversi sponsor tecnici. Dal 2014 direttore artistico del museo è Adriano Pedrosa che ha voluto riprendere l'allestimento realizzato in origine da Lina Bo Bardi. Le opere non sono appese alle pareti, ma nello spazio espositivo il visitatore è accolto da una distesa di dipinti incastonati con le cornici in tramezzi di vetro trasparente, a loro volta assicurati a blocchi di cemento, senza alcuna gerarchia o classificazione cronologica, geografica o tematica.

Infine Aurorasuno spazio un po' diverso e fondato da Ricardo Kugelmas, che dopo aver vissuto quasi un decennio a New York, art advisory e direttore dello studio dell'artista Francesco Clemente decide di tornare a San Paolo per trasformare una casa modernista firmata da Gian Carlo Gasperini appartenente alla sua famiglia per più di cinquant'anni, in Morumbi, in uno spazio d'arte. «Invece di rappresentare artisti come una galleria d'arte, l'idea è esporre artisti senza l'impegno di rappresentanza» spiega Ricardo che, oltre a collaborare con gallerie, vuole realizzare progetti indipendenti per dare visibilità agli artisti giovani. Gli piacerebbe organizzare una mostra con i lavori di Luigi Ontani e Luigi Ghirri. In esposizione due artisti del calibro di Alex Katz e David Salle, prima mostra internazionale dello spazio con 15 opere in esposizione. Come si finanzia questa iniziativa? «Non avendo sponsor alcune opere in esposizione sono in vendita» conclude Kugelmas.

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