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Cortesi Gallery apre a Milano e scommette sulla Transavanguardia

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Cortesi Gallery apre a Milano e scommette sulla Transavanguardia

Sono passati solo quattro anni da quando Stefano Cortesi ha deciso di dare spazio alla sua passione per l'arte coltivata come collezionista affiancando alla sua attività imprenditoriale e gestionale nell'ambito della finanza il lavoro di gallerista con la Cortesi Gallery, aperta il 16 maggio 2013 insieme ai figli Andrea e Lorenzo Cortesi a Lugano. Neanche due anni dopo si è espanso a Londra, inaugurando una sede sulla Maddox Street, dove ha mostrato l'arte italiana del secondo dopoguerra e ha lanciato artisti come Grazia Varisco, Gianfranco Pardi e il croato Ivan Picelj. Ora i Cortesi tornano alle loro origini e aprono una terza sede a Milano in Corso di Porta Nuova il 3 maggio. Rispetto agli artisti mostrati finora, quelli degli anni ’50-’60, caratterizzati da una ricerca devota al rigore dell'ottica, della cinetica e della geometria, i Cortesi hanno deciso di inaugurare la nuova galleria puntando sulla pittura e sul colore degli anni ’80-’90 con un artista attualmente meno in voga: Nicola De Maria, uno dei protagonisti della Transavanguardia.
«Il mercato di Nicola De Maria ha iniziato a svilupparsi tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 e ha raggiunto i suoi massimi in termini di prezzi e popolarità nella prima metà degli anni 2000» spiega ad ArtEconomy24 Andrea Cortesi, «mentre dalla seconda metà degli anni 2000 fino ad oggi si è verificato un forte aumento di attenzione di mercato, sia in Italia che a livello internazionale, nei confronti degli italiani attivi negli anni ’60-’70 con il monocromo, la pittura oggetto, l'arte concettuale e l'arte povera. Ma negli ultimi uno-due anni abbiamo notato un ritorno d'interesse su opere pittoriche italiane, sia espressioniste che pop, e pensiamo che la Transavanguardia, uno dei movimenti artistici principali degli anni ’80-’90 in Italia, possa avere una vera riscoperta ed essere presentata anche sul mercato estero in maniera incisiva».

Il mercato. Le opere che saranno esposte (tutte provenienti da collezioni private) appartengono ad un ciclo importante, quello delle «Tele Orfiche», realizzato da De Maria in occasione della sua partecipazione alla Biennale di Veneziadel 1990. Si tratta di cinque tele monumentali di tre metri di altezza e fino a cinque di lunghezza con grandi campiture di colore giallo, rosso, blu, arancio, viola e verde che ricordano forme geometriche ma anche paesaggi naturali o cieli stellati e che, grazie all'uso di pigmenti naturali, sembrano sprigionare luce invece che ricerverla. I prezzi? «Le Tele Orfiche saranno solo su trattativa privata» risponde Andrea Cortesi. «Le altre andranno da 30.000-50.000 euro per opere di piccolo e medio formato fino a 200.000 euro per un'importante opera storica di grandi dimensioni».
Il record d'asta per De Maria è del 2012 con «Stelle Con Angeli + Luce + Spirito Bianco», un olio su tela del 1988-89 (195 x 260 cm) venduto da Sotheby's a Londra per 127.250 sterline (pari allora a 158.147 euro), il doppio del valore alto di stima di 40.000-60.000 sterline, ma molto meno del risultato segnato dalla stessa opera da Finarte nel 2006: 254.350 euro. Gli altri prezzi più alti segnati per l'artista all'asta risalgono proprio a quegli anni: 78.500 sterline per «Regno dei fiori musicale con gli angeli (Musica interna)» (2003, 112 x 145,5 cm) da Sotheby's a Londra nel 2007; 84.000 sterline per «Giorni del secolo nuovo» (1981, 190 x 230,5 cm) sempre da Sotheby's a Londra nel 2006; e 108.250 sterline per «Regno dei fiori» (1985, 200 x 275 cm) daChristie's a Londra nel 2001. Il più recente passaggio all'asta, invece, è daMeeting Art di Vercelli il 18 marzo scorso per «Testa bella cattolica» (1989, 27 x 18 cm), venduto per 10.000 euro rispetto a una stima di 18.000-20.000. In totale i passaggi in asta sono 564 (secondo Artnet) di cui 209 invenduti (il 37%).

Londra o Milano. Ma perché Milano? Londra ha già perso il suo appeal per colpa della Brexit? «La Brexit non ha influito sulla nostra decisione» risponde Andrea Cortesi, «che è, invece, stata guidata dal forte sviluppo di Milano verificatosi negli ultimi anni, una città che è riuscita a guadagnarsi una posizione primaria nel panorama italiano diventando, al tempo stesso, sempre più internazionale. Il mercato italiano offre una base di collezionisti molto ampia e su tutti i livelli, appassionati di diverse tipologie di correnti artistiche. Il mercato ticinese, da parte sua, offre un numero più ristretto di collezionisti di ottima qualità. Londra è sicuramente il fulcro del mercato dell'arte in Europa, ed apre a un potenziale di collezionisti unico sul panorama dell'arte di origine mediorientale, asiatica ed est-europea ancora da sviluppare. Nonostante la Brexit, riteniamo che Londra manterrà questo status in Europa. Certamente se il contesto fiscale, burocratico e del movimento delle opere dovesse inasprirsi, alcuni collezionisti europei potrebbero essere spinti ad acquistare maggiormente sul proprio territorio di origine».

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