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Da Meeting Art i nomi storici dell’arte italiana

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Da Meeting Art i nomi storici dell’arte italiana

Asta di gennaio Alighiero Boetti una biro blu su carta montata su tela 23x48,5 cm, Aerei del 1983 (opera non firmata), base 60mila euro, stima 110-120mila, aggiudicata per 123mila euro
Asta di gennaio Alighiero Boetti una biro blu su carta montata su tela 23x48,5 cm, Aerei del 1983 (opera non firmata), base 60mila euro, stima 110-120mila, aggiudicata per 123mila euro

Seicento lotti nella prima asta di gennaio, oltre 700 nell'asta di marzo, sono vendite monumentali quelle organizzate ormai da molti anni da Meeting Art di Vercelli nel settore dell'arte moderna e contemporanea, punta di diamante della casa, attiva dal 1979, che nel 2016 ha fatturato, solo in questo specifico settore, oltre 12 milioni di euro. L'abbondanza di lotti accessibili per tutte le tasche ha fatto sì che a fronte di un venduto al di sopra del 90% i realizzi si fermano spesso alla base. Come ha dichiarato Pablo Carrara, ad di Meeting Art e specialista nel settore: “L'arte moderna e contemporanea costituisce oltre la metà del nostro giro d'affari, essendo impegnati anche nel settore dell'antiquariato e dei dipinti antichi, dei dipinti e disegni del XIX e XX secolo, in gioielli, orologi da polso e da tasca e in tappeti orientali.

Una diversificazione che ci ha permesso di raggiungere per fatturato uno dei primi posti sul mercato nazionale. Le nostre numerose vendite annuali di arte moderna e contemporanea si distinguono nel mercato nazionale delle aste per occuparsi non solo dei nomi celebri e storicizzati del panorama artistico nazionale ed internazionale, me per dare altresì spazio agli artisti emergenti”. Nell'ultima asta di marzo che ha fatturato quasi 2,5milioni di euro (commissioni del 23% incluse), con una percentuale del 90,83% di lotti venduti dei 600 proposti, il range delle aggiudicazioni è oscillato da poche centinaia di euro a diverse decine di migliaia: un acquarello su tessuto 90 x 175 cm del giapponese Shozo Shimamoto (scomparso nel 2013), «Crane performance in Itami 01», 2000, base 35mila euro, stima 60-70mila, è stato aggiudicato per 43.050, una coppia di acrilici e tecnica mista «Senza titolo», 2015, 97 x 110 e 13 x 110 cm, dello statunitense Peter Halley, base 45mila euro, stima 80-90mila, è stato aggiudicato per 65.190, mentre di Vincenzo Agnetti, antesignano con Piero Manzoni dell'arte concettuale italiana (scomparso nel 1981) una bachelite con targa in ottone 80 x 80 cm, «Dati due istanti – lavoro ….», del 1972, base 70mila euro, stima 125-140mila, è stata aggiudicata per 86.100 euro.

In asta i maestri. Nella precedente asta di gennaio che aveva fatturato oltre 2,4 milioni di euro col 92,36% di lotti venduti, un acrilico su tela, 70 x 70 cm, di Victor Vasarely del 1990, «Kellem», base 40mila euro, stima 72-80mila euro, è stato aggiudicato per 49.200 euro, mentre un acrilico su tela applicata su tavola di Emilio Isgrò, noto per il linguaggio artistico della “cancellatura”, «Dal pavimento in su» del 1993, 170 x 115 x 3 cm, base 22mila euro, stima 40-45mila, è stato battuto per 27.060 euro. “Le opere d'arte selezionate – precisa Pablo Carrara – hanno prevalentemente provenienze nazionali, non mancano però reperimenti di intere raccolte di lotti cedute da importanti collezionisti di arte nazionale all'estero. Nel corso degli anni abbiamo stretto collaborazioni con numerose fondazioni e istituzioni che si sono affidate a noi sia per la vendita che per l'acquisto di opere. In quanto a provenienza geografica, numerosi collezionisti americani ed asiatici si affacciano sempre di più al nostro mercato e continuiamo a consolidare nuovi rapporti con clienti inglesi ed europei”.

Mercato dell'arte in costante cambiamento? A parere di Pablo Carrara: “il mercato dell'arte, come il mondo del lavoro, sono in costante cambiamento, basti pensare al progredire della tecnologia applicata. È opportuno apportare continui cambiamenti di preferenze nel settore al fine di garantire la migliore scelta per qualità e competenza sia nel settore moderno che in quello contemporaneo. I movimenti cinetici sono stati molto richiesti nelle passate stagioni, ora il focus è centrato su un ritorno alla pittura e alle firme storiche che hanno aiutato a rendere protagonista l'arte italiana nel mercato mondiale. Infatti gli artisti maggiormente richiesti oggi sono nomi storici dell'arte italiana, basti pensare alle aggiudicazioni nella nostre due prime aste dell'anno: nella vendita di gennaio, di Alighiero Boetti una biro blu su carta montata su tela 23 x 48,5 cm, «Aerei» del 1983 (opera non firmata), base 60mila euro, stima 110-120mila, è stata aggiudicata per 123mila euro; nell'asta di marzo un'opera figurativa di Carlo Carrà del 1939, «Marina di Carrara», 40 x 50 cm, base 15mila euro, stima 27-30mila, è stata aggiudicata per 39.360 euro, di Giorgio Griffa un acrilico su tela del 1974, «Orizzontale», 98 x 94 cm, base 12mila euro, stima 21-24mila, ha realizzato 28.290 euro, di Tancredi Parmeggiani una tecnica mista su carta intelata, «Senza titolo», 70 x 100 cm, base 8mila euro, stima 14-16mila, è stata aggiudicata per 20.295 euro, di Giorgio Tozzi un olio su tela del 1978, «Kaleidoscope», 81 x 60 cm, base 15mila euro, stima 27-30mila, ha fermato il martello a 32mila euro, di Carla Accardi una tecnica mista su carta intelata del 1961, «Senza titolo», 23,5 x 32,5 cm, base 4mila euro, stima 8-9mila, è stata aggiudicata per 8.856 euro. Alle firme italiane si aggiungono firme internazionali di rilievo come Joel Stein, considerato l'artista più rappresentativo dell'arte cinetica (un suo acrilico su tavola in romboidale del 1967, «La Frisomucie», 84,5 x 84,5 cm, base 10mila euro, stima 18-20mila euro, è stato aggiudicato per 16mila euro) e Karel Appel (una sua tecnica mista su carta intelata del 1974, «Senza titolo», base 8mila euro, stima 18-20mila, è stata battuta per 16mila euro). Si assiste, inoltre, a una particolare attenzione dei collezionisti verso artisti meno pubblicizzati dal mercato, ma più difficili da reperire, come Turi Simeti (un suo acrilico su tela sagomata del 2015, 3 ovali neri, 50 x 50 cm, base 10mila euro, stima 18-20mila, è stato scambiato per 12.300 euro) e Pep Marchegiani, artista della Pop art internazionale (una stampa quadricromica HD su acciaio lucido del 2016, «Pappaboom», 70 x 70 cm, base 1.000 euro, stima 2-3mila, è passata di mano per 3.075 euro)”.

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