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Alla National Gallery i capolavori italiani riminesi

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Alla National Gallery i capolavori italiani riminesi

Il successo dell'intervento dell'American Friends of National Gallery e, dietro le quinte, dell'azione dell'allora direttore del museo, Sir Nicholas Penny, ora sarà evidente a tutti: il dittico «Vita della Vergine e altri Santi» di Giovanni da Rimini dal 14 giugno e fino all'8 ottobre sarà esposto nella Room 1 della Galleria inglese. Il pannello ha più di settecento anni e unisce la tradizione delle icone tardive bizantine con un nuovo e più sofisticato stile di pittura ricco di dettagli narrativi. La mostra è frutto della donazione del collezionista e filantropo Ronald S. Lauder: l'opera è stata acquisita dalla National Gallery nel 2015. Il panello nella collezione di Lauder durante la sua vita, sarà esposto a intervalli regolari presso la National Gallery a partire da questa mostra.

L’esposizione riunisce, per la prima volta nel Regno Unito, i tre quadri a cavalletto unanimemente attribuiti a Giovanni da Rimini: «Scene di vita della Vergine e di altri Santi» con le «Scene dalla vita di Cristo» della Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma, e «La Vergine e il Bambino con cinque Santi» della Pinacoteca Comunale di Faenza. La mostra si compone di 10 oggetti in totale: sette pannelli, compresi i prestiti dellaGalleria Nazionale d'Irlanda di Dublinoe della Courtauld Gallery di Londra; due pannelli d'avorio dal Victoria and Albert Museum di Londra e dal British Museum; e un frammento da una foglia illuminata da una collezione privata.

La mostra comprende altre opere dei principali artisti del primo XIV secolo presenti nella città romagnola: Neri da Rimini; Francesco da Rimini/Maestro di Verucchio; Giovanni Baronzio, così come Giotto, che lavorò a Rimini per un breve periodo.

«A seguito della recente acquisizione della National Gallery – ha dichiarato Gabriele Finaldi, attuale direttore della National Gallery, – questo raro capolavoro di Giovanni da Rimini verrà mostrato al pubblico per la prima volta. La mostra presenta la pittura a Rimini nei primi del XIV secolo, artisticamente avanzata e spiritualmente coinvolgente».

Il ruolo di Rimini. Nel tardo Medioevo era una città portuale prospera con buone relazioni commerciali e connessioni culturali con l'impero bizantino che da tempo dominava il Mediterraneo orientale. Giovanni da Rimini ha lavorato in un piccolo gruppo di pittori attivi nel XIV secolo, che ha reso la cittadina un centro pittorico tra i più innovativi in Europa. A partire da Giotto, uno dei più grandi artisti del tardo medioevo e in risposta alle nuove tendenze nella devozione cristiana, questi artisti cominciarono a lavorare in modo più naturalistico. L'arte combinò intensità emotiva, originalità iconografica e innovazione pittorica, momento chiave dell'arte europa occidentale che pose l'enfasi sul realismo e sull'osservazione pittorica. I dipinti dei membri della Scuola di Rimini sono rari e ancor più quelli di Giovanni, l'artista più talentuoso del gruppo, che generalmente si presume abbia eseguito i più antichi affreschi della chiesa di Sant'Agostino a Rimini, unici affreschi del XIV secolo sopravvissuti in città.
L'esposizione della National Gallery e il catalogo, che mette in evidenza nuove ricerche tecniche e storiche, offrirà l'opportunità di riscoprire questo artista e di vedere il suo lavoro nel contesto storico. Sarà riconsiderata l'ipotesi che il pannello della National Gallery e quello di Roma siano due ali di un unico dittico.
«Le Scene di Giovanni da Rimini dalle vite della Vergine e di altri santi sono uno dei quadri più belli della scuola riminese» conferma Anna Koopstra, assistente curatoriale di Simon Sainsbury e curatrice della mostra. «Giovanni lavora a Rimini intorno al 1300 e i suoi successi artistici saranno fondamentali per lo sviluppo della pittura italiana».

La legge inglese sull’export. Ma come si è potuta acquistare l'opera italiana?
Tra maggio 2014 e la fine di aprile del 2015 ilReviewing Committee on the Export of Works of Art and Objects of Cultural Interest(RCEWA) blocca 12 opere alla frontiera, sei dopo il vaglio del Segretario di Stato escono (per un valore di 25,66 milioni di £), una viene rinviata ancora una volta (15,8 milioni di £) e cinque, per un valore di 6,7 milioni, vengono acquistate per le collezioni britanniche. Le due più rilevanti, guarda caso, sono proprie italiane: appunto l'ala del dittico su tavola di Giovanni da Rimini, datato 1300-05, e il «gruppo marmoreo delle Sorelle Campbell» di Lorenzo Bartolini poste in asta da Sotheby's Londra il 9 luglio 2014 dagli eredi del XXII duca di Northumberland. La prima era stata aggiudicata, dalla stima di 2-3 milioni, al collezionista americano Ronald Lauder per 5.682.500 di £, la seconda per 523.800 era stata bloccata in patria grazie al contributo di un consorzio di enti (373.800 £ dall'Heritage Lottery Fund e dal National Heritage Memorial Fund, 98.800 £ dall'Art Fund) a favore del V&A Museum e della National Galleries Scotland. Tutte le opere, oltre a ricevere il supporto degli enti pubblici hanno goduto dei benefici fiscali del Private Treaty Sales.
Ma com'è stato possibile trattenere in patria il dittico «Vita della Vergine e altri Santi» di Giovanni da Rimini? Per ben due volte il RCEWA ha rinviato la richiesta di licenza di esportazione presentata da Lauder per portare l'opera a New York. Per lo Stato britannico la pala è un “tesoro nazionale” – il pannello destro gemello è esposto alla Galleria Nazionale d'Arte Antica a Roma, che ora lo presta alla National Gallery – e non intende perderlo.
Come coniugare gli interessi privati del collezionista con quelli pubblici dell'arte? Lo stop all'uscita temporanea doveva trovare un nuovo compratore: così è entrata in scena la National Gallery di Londra che, attraverso l'American Friends of National Gallery – associazione che negli States ha già raccolto donazioni per 129 milioni di $ a supporto di acquisti di opere di Daddi, Raffaello e Tiziano –, consente la deduzione ai cittadini americani delle donazioni ai fini dell'imposta sul reddito. Così l'accordo con Luader si conclude: il pannello entrerà a pieno titolo nelle proprietà britanniche quando il collezionista passerà a miglior vita, nel frattempo in usufrutto si gode l'opera (e i benefici fiscali) che dal 2017, appunto dall'8 giugno, verrà esposta nel museo londinese una volta ogni tre anni.

Tesori nazionali. Insomma questo caso è la dimostrazione di come la legge inglese sulla circolazione dell'arte funzioni (disciplinata dall'Export Control Act(2002) e dall'Export of Objects of Cultural Interest (Control) Order 2003, sulla base dei Waverley Criteria ): il diritto a preservare l'opera d'arte si sposa con il diritto alla proprietà privata, grazie ai benefici fiscali previsti dalla normativa inglese, lasciando la possibilità allo Stato di trattenere o fare uscire dall’isola l'opera quando riconosciuta “tesoro nazionale”, ma ad una condizione: l'acquisto ai valori di mercato. Nel Regno Unito le regole chiare consentono di preservare nell'isola opere importanti e lasciar uscire beni culturali sotto il valore delle 65mila sterline, soglia che, nel caso dei dipinti, sale a 180mila, attraverso una licenza aperta (una sorta di autocertificazione, c.d. Ogel). Per valori più alti la richiesta di licenza d'esportazione è sottoposta al RCEWA come nel caso del Giovanni da Rimoni, che può proporne il rinvio e poi l'impegno all'acquisto, entro sei mesi, prorogabili una volta, da parte di istituzioni o privati che dovranno poi sborsare il prezzo presentato in dogana. In caso di mancato raggiungimento della cifra nei termini previsti, attraverso il contributo di enti pubblici e azioni di fundrasing, l'opera viene lasciata uscire. Perché anche in Italia il Gioco del Lotto non svolge il medesimo supporto economico dell’Heritage Lottery Fund?

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