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Richard Mosse vince il premio Pictet

Premi e concorsi

Richard Mosse vince il premio Pictet

È l'irlandese Richard Mosse il vincitore del Prix Pictet per la fotografia e la sostenibilità, che ogni anno si avvale della consulenza di numerosi curatori e specialisti di settore per selezionare il migliore contributo fotografico al mondo sulla base di un tema, che per il 2016 era “spazio”. Il vincitore è stato rivelato venerdì scorso, durante una cerimonia al Victoria and Albert Museum di Londra, dove è in corso la mostra dei 12 finalisti fino al 28 maggio, e a consegnare il premio è stato Kofi Annan, Premio Nobel per la Pace nel 2001 e presidente onorario della fondazione omonima. Oltre a una statuetta, l'artista riceverà un riconoscimento economico di 100 mila franchi svizzeri.

L'esordio. Richard Mosse, nato in Irlanda nel 1980 e laureato al prestigioso MFA in fotografia di Yale nel 2008, ha ricevuto per la prima volta grande attenzione critica e di pubblico alla Biennale di Venezia del 2013, quando rappresentò l'Irlanda. Il progetto del Padiglione si intitolava “The Enclave” e presentava opere foto e video prodotte durante un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo con uno strumento a raggi infrarossi oggi desueto, l'Aerochrome. La tecnologia, sviluppata negli anni quaranta per scopi militari da Kodak e Pentagono, permette di scovare armamenti ed esseri umani nascosti nella vegetazione, che nelle immagini assume una surreale colorazione magenta. Mosse ne ribalta lo scopo, rendendo le fotografie e i video desiderabili, e interroga così i canoni di rappresentazione del dolore e le condizioni di visibilità di una guerra civile raramente raccontata dai media internazionali. Da allora, Mosse è stato insignito altresì del prestigioso premio fotografico Deutsche Börse nel 2014, e sue mostre hanno aperto al Louisiana Museum of Contemporary Art, the Nasher Museum, MIT, Kunsthalle Munich, Palazzo Strozzi, FOAM e the Photographers Gallery a Londra.
Le Heat Maps. Seduzione delle immagini e tecnologia militare tornano nel lavoro che ha valso a Mosse la nomina al Prix Pictet accanto ad alcuni tra i più famosi esponenti della fotografia internazionale, da Thomas Ruff a Michael Wolf e Rinko Kawauchi. Intitolato “Heat Maps”, il progetto era in mostra recentemente alla Curve del Barbican Art Centre – che ha prodotto per l'occasione un libro d'artista per la casa editrice MACK - e nelle due gallerie che rappresentano l'artista, Jack Shainman in America e Carlier Gebauer in Europa, che vendono le stampe a prezzi fino a 65 mila $. L'artista vi affronta la questione della migrazione con una termocamera, tecnologia fotografica a raggi infrarossi classificata alla stregua di un'arma in quanto capace di rilevare un gruppo di persone a 50 km di distanza secondo un criterio bio-termico. Il risultato sono immagini immersive che ribaltatano la tradizionale relazione visiva tra positivo e negativo e il concetto di paesaggio, qui rappresentato da un'umanità precaria dove identità e senso di appartenenza derivano non da cultura o provenienza, bensì dall'essere parte di una nuova collettività nomade reificata dalla macchina fotografica. Nelle “Heat Map” di Mosse la figura umana esiste nel gruppo, non ha radici né razza, ma rappresenta il più rilevante – e marginalizzato - soggetto politico della società contemporanea.

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