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Residenze artistiche tra innovazione e continuità: una, nessuna e…

Economia e beni culturali

Residenze artistiche tra innovazione e continuità: una, nessuna e centomila

Centrale Fies, centro di creazione e produzione delle arti contemporanee ideato dalla Cooperativa Il Gaviale con il supporto della Provincia Autonoma di Trento e Hydro Dolomiti Enel
Centrale Fies, centro di creazione e produzione delle arti contemporanee ideato dalla Cooperativa Il Gaviale con il supporto della Provincia Autonoma di Trento e Hydro Dolomiti Enel

LeResidenze Artistiche nascono tramite un accordo di programma tra il MIBACT e la Conferenza Stato Regioni. Il MIBACT tramite questo accordo “rinuncia” a finanziare direttamente i Titolari di Residenza, ma individua nelle amministrazioni regionali il soggetto intermediario, instaurando in tal modo uno spazio di interlocuzione tra regioni e stato, liberando possibilità decisionali e di pianificazione per le regioni stesse e consentendo a queste di applicare e interpretare gli obiettivi condivisi all'interno dei propri contesti progettuali e di politiche culturali, nel rispetto delle peculiarità espressive dei singoli territori.
Il primo triennio di attività delle Residenze Artistiche si è configurato come un triennio di sperimentazione, caratterizzato da attenzione e flessibilità rispetto alle esigenze e alle urgenze delle singole regioni, mantenendo, pertanto, un'impostazione di inclusività e di rispetto anche delle progettualità già in essere in alcuni contesti territoriali.

Primo bilancio. Nel primo anno di attuazione, il 2015, all'Intesa avviata dal MIBACT hanno aderito 12 Regioni e una Provincia Autonoma a cui si sono aggiunte altre due regioni nel 2016 e complessivamente sono state finanziate 77 Residenze. Questa Intesa inoltre introduce un nuovo sistema di finanziamento delle residenze: il 40% è di competenza ministeriale, mentre il 60% spetta alle Regioni. Il finanziamento del MIBACT per il 2015 è stato di 1.200.000 euro, quello delle Regioni 1.800.000 euro.
Fondazione Fitzcarraldoha realizzato l'attività di monitoraggio per il primo anno di attività delle Residenze, portando avanti un processo di ricerca-azione finalizzato a ri-orientare le strategie dei policy makers e favorire i processi di scambio e di networking fra i titolari delle residenze nel corso di due momenti di restituzione dei lavori e co-progettazione.

La mappa. Dal punto di vista della distribuzione geografica e della numerosità delle residenze attivate nelle differenti regioni, il panorama appare variegato e multiforme: si passa da regioni che hanno all'attivo un'unica residenza a regioni con 19 residenze. Le regioni che presentano un numero maggiore di residenze attive (Toscana, 19; Lombardia 12; Emilia-Romagna e Puglia 10) hanno visto l'innesto della nuova normativa nazionale su un sistema pregresso riconosciuto - come nel caso della Toscana il cui primo triennio dedicato alle Residenze è del 2013 e pertanto nel 2015 si trovava all'ultima annualità del triennio - o informale - come nel caso dell'Emilia-Romagna, in cui singole municipalità gestivano spazi teatrali adottando la modalità della convenzione con una compagnia di produzione a cui era affidata la gestione della sala stessa; o ancora la Lombardia che aveva visto la creazione del sistema delle Residenze Lombardegrazie al finanziamento diFondazione Cariplo, ma che ha colto nell'intesa stato-regione una valida opportunità per avviare una nuova politica rispetto alle direttive della legge regionale; e ancora Regione Puglia, con l'esperienza deiTeatri Abitati, ma anche la Regione Calabria e la Provincia Autonoma di Trento.
Il monitoraggio di Fitzcarraldo ha inoltre permesso di conoscere in modo più approfondito e puntuale i soggetti titolari di Residenza, evidenziando come più del 60% sia attivo in ambito performativo da oltre 15 anni; quasi la metà si muove a cavallo di più ambiti disciplinari (il 35% nel teatro di prosa; solo 8 soggetti in ambito coreutico; 1 in ambito circense - in Piemonte e 1 in ambito musicale - in Lombardia). La titolarità della residenza sembra essere prerogativa delle Imprese di Produzione, seguite dagli Organismi di programmazione, dai Festival e dai Centri di Produzione. Complessivamente le attività dei titolari di Residenza cubano quasi 1.200.000 spettatori (pari all'8% degli ingressi censiti dalla SIAE per il 2015), ripartiti in oltre 8.700 rappresentazioni. Inoltre, le Residenze paiono avere un buon orientamento rispetto al mercato: benché per il 47% i ricavi dipendano da contributi pubblici, il fatto che quasi il 34% sia generato da biglietteria o vendita spettacoli è piuttosto alto per questo settore. Solo nel corso del primo anno di attività complessivamente le Residenze Artistiche hanno avviato 213 attività - in media ciascuna Residenza ne ha avviate 4, con un minimo di un'unica attività residenziale sino ad un massimo di 11. Le attività di residenza hanno inoltre generato 156 spettacoli che hanno coinvolto 15.631 spettatori, per un totale di 182 restituzioni pubbliche. Il panorama dell'offerta performativa garantita dalle Residenze si completa con le attività rivolte al pubblico: 201 attività, che hanno visto la partecipazione di più di mille artisti e coinvolto oltre 33.000 spettatori, per quasi 3.000 giornate complessive.

Il Monitoraggio. È stato avviato anche un percorso di riflessione sul ruolo e le finalità delle Residenze Artistiche, evidenziando come la vocazione al radicamento all'interno di una struttura teatrale, che per alcune Regioni si traduce in un rapporto di convenzione tra soggetti titolari di residenza e amministrazioni comunali, si presenta elemento connotante e caratterizzante la prima generazione delle residenze, nate all'interno di politiche regionali rispondenti alle necessità e alle specifiche esigenze dei differenti territori in cui hanno visto la luce. La componente di programmazione e gestione dello spazio teatrale diviene in questa logica elemento e componente dirimente e fondamentale proprio per dare una casa a una compagnia e abitare un teatro.
Le Residenze Artistiche di “nuova generazione” nascono come spazi atti a essere attraversati dagli artisti: al centro delle attività della Residenza si pone l'artista e il processo creativo di cui è portatore. Pare, quindi che per la prima volta in Italia si pongano le condizioni perché abbia attuazione quel tanto auspicato “spazio sospeso” teso a liberare e a concedere spazio al processo creativo in quanto tale, non finalizzato e non strumentale rispetto al prodotto. Inoltre, alle Residenze è affidato il compito di ospitare e dare spazio ai giovani per consentire loro un processo di creazione e di crescita professionale grazie ad un'attività di mentorship non solo artistica ma capace anche di coprire le necessità e i bisogni in ambito tecnico, amministrativo e organizzativo. Inoltre, l'attenzione posta al processo e non al prodotto spettacolo permette di introdurre un concetto nuovo per i nostri operatori culturali, ovvero il possibile diritto al “fallimento”. La famosa e ormai tanto nota frase di Steve Jobs «fail fast, fail often», sembra infatti in parte adattarsi anche alle residenze nostrane, almeno per alcune amministrazioni regionali: la Residenza deve essere uno spazio in cui il fallimento è contemplato, solo se contempli il fallimento liberi spazio alla creatività; se si concepisce il processo creativo come processo strumentale a…, non vi è spazio per il fallimento; ma solo sganciando le dinamiche creative dalla strumentalità vi è la possibilità di innovare in modo radicale.
Se il primo triennio può essere considerato una fase di sperimentazione, il secondo rappresenta l'opportunità per consentire al sistema delle Residenze di fare un salto di qualità anche in logica sistemica (ad esempio, creando “corti circuiti” propositivi con i soggetti che si muovono in termini di attività di scouting per le nuove generazioni, come il Premio Scenario o il Network Anticorpi XL).

* Team Ricerca e Consulenza Fondazione Fitzcarraldo

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