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Dopo 30 anni torna alla luce il volto rubato di Federico Barocci

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Dopo 30 anni torna alla luce il volto rubato di Federico Barocci

Volto di fanciullo di Federico Barocci
Volto di fanciullo di Federico Barocci

Dopo 35 anni ritrovato il volto di un fanciullo dipinto da Federico Barocci (Urbino, 1535 -1612) e sottratto dal Duomo di Urbino. Le incantevoli tele del pittore urbinate hanno sempre fatto gola per via della loro bellezza e delicatezza. Chi si trova a percorre la sala XXVIII della Pinacoteca di Brera, viene colto da meraviglia soffermandosi davanti all'altissimo «Martirio di San Vitale», capolavoro portato a termine dall'artista marchigiano nel 1583 su commissione dei monaci Cassinesi per la sacrestia di S. Vitale, a Ravenna. L'opera fu razziata come bottino di guerra dalle truppe di Napoleone e trasporta con un carro fino in Francia per entrare a far parte del museo delLouvre. Nel 1811 venne restituita all'Italia, senza più essere ricollocata nella abbazia per la quale era stata realizzata.

La storia. Federico Barocci è maestro di congiunzione tra il Rinascimento e il Barocco, celebrato in vita e poi per lungo tempo completamente dimenticato dalla critica, schiacciato da altri grandi pittori del passato. Un pittore lentissimo nell'esecuzione, contraddistinto da una straordinaria qualità esecutiva e un attento studio della luce e del colore, dove gli incarnati morbidi, le limpide armonie cromatiche e le atmosfere languide, caratterizzano molte delle sue meravigliose tele, dipinte in soli 47 anni di vita.

Il furto più disdicevole che molti di noi hanno dimenticato risale però agli anni Ottanta, quando il 16 marzo 1982 – pochi anni dopo il furto al Palazzo Ducale de «La muta» di Raffaello, della «La Flagellazione e la Madonna di Senigallia» di Piero della Francesca–, un criminale con una lama affilata asportò dal Martirio di San Sebastiano conservato nel Duomo di Urbino il volto di un fanciullo che per oltre tre secoli guardava verso lo spettatore, in piedi nella parte bassa della grande pala. Il dipinto venne originariamente commissionato il 9 novembre 1557 per la cappella di san Sebastiano da Benedetto Bonaventura. Del bel viso si persero le tracce lasciando un vulnus irrimediabile nel capolavoro e nei cittadini di Urbino.

Giancarlo Ciaroni titolare di Altomani & Sons

Sino a ieri, quando il gallerista pesarese Giancarlo Ciaroni, titolare della rinomata Galleria Altomani&Son (Milano e Pesaro) che si occupa di arte antica da oltre quarant'anni, sfogliando il catalogo della vendita di dipinti antichi di Wannenes prevista per il 31 maggio, con un colpo d'occhio formidabile ha individuato tra i molti lotti la testa dalle guance rosee e paffute che un tempo occhieggiava dalla tela: «Si tratta del volto di Antonio Bonaventura, figlio primogenito del committente del opera, tagliato 30 anni fa mutilando irreparabilmente questa meravigliosa pala d'altare - racconta ad ArtEconomy24 il gallerista. – Ad osservare attentamente il ritratto si fa fatica a ritrovare la classica cifra stilistica di Barocci, perché il pittore nel Martirio di San Sebastiano si avvicina molto alla pittura veneta. Il frammento infatti al primo sguardo fa pensare quasi a Tintoretto». A Giancarlo Ciaroni, che si ritiene prigioniero della propria memoria visiva, la mano di Barocci non è sfuggita. Persino gli esperti della casa d'aste genovese, pur avendo avuto la tela sotto gli occhi, non sono riusciti a leggere nella “testa di bimbo la calligrafia di Barocci, attribuendola in catalogo ad un ignoto pittore veneto del XVII secolo, conferendogli una valutazione di 500-800 euro. «Il dipinto proviene da un procedimento fallimentare aziendale e ci è stato affidato dal tribunale di Brescia - spiega ad ArtEconomy24Antonio Gesino, capo dipartimento di dipinti antichi di Wannenes. «Eravamo già in contatto in questi ultimi giorni con gli agenti del nucleo dei Carabinieri. Probabilmente la tela dopo il furto ha avuto diversi passaggi di proprietà, prima di finire nella disponibilità della azienda che dichiarato il fallimento». L'ultimo proprietario, tenuto conto dell'esiguo valore di mercato della tela e della generica attribuzione ad un ignoto pittore veneto, probabilmente non era al corrente della storia del dipinto. Oggi, il piccolo ritratto rubato (40 x 42 cm), se immesso sul mercato correttamente attribuito, potrebbe spuntare 300.000 euro. Nel 2009, uno studio preparatorio per la testa di San Giovanni Evangelista che appare nella straordinaria «Sepoltura di Cristo» (1579-1582) conservata nella Chiesa di Santa Croce a Senigallia è stato aggiudicato da Christie's a New York per 1.700.000 di dollari da una stima di 400.000- 600.000. In passato il frammento occultato rientrò anche tra i lotti di una televendita fallimentare di Brescia (probabilmente attraverso la società Telemarket, fondata da Giorgio Corbelli, ndr): «Fortunatamente in quell'occasione non fu aggiudicato, altrimenti sarebbe finito appeso alle pareti di qualche ignaro collezionista o venduto a qualche gallerista straniero e se ne sarebbero perse le tracce». Ieri i Carabinieri dei Nuclei Tutela Patrimonio Culturale di Ancona e Genova, hanno messo sotto sequestro la tela. Il gallerista pesarese dopo aver immediatamente avvisato i carabinieri di Ancona, aveva richiesto al nucleo di Tutela del patrimonio artistico le fotografie originali in bianco e nero della porzione del dipinto rubata, per confrontarle con il lotto 705 della vendita Wannenes. L'autografia è stata così anche riconosciuta dallo storico dell'arte Massimo Pulini, docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna e attuale assessore alle Arti di Rimini, che da vent'anni inseguiva quel frammento. Ora attendiamo che il volto paffuto e imbronciato del piccolo Antonio Bonaventura torni a guardarci dal Duomo di Urbino.

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