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Ad agosto scade il bando della Capitale italiana della Cultura 2020

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Ad agosto scade il bando della Capitale italiana della Cultura 2020

Secondo Edgar Morin, si dovrebbero insegnare: «principi di strategia che permettano di affrontare i rischi, l'inatteso e l'incerto e di modificarne l'evoluzione grazie alle informazioni acquisite nel corso dell'azione. Bisogna apprendere a navigare in un oceano d'incertezze attraverso arcipelaghi di certezza» . Tale affermazione si presta perfettamente per affrontare le possibilità offerte dalla partecipazione al bando per il conseguimento del titolo diCapitale Italiana della Cultura 2020.
In un primo momento il Mibact, in data 8 maggio 2017, ha pubblicato il nuovo bando con una scadenza talmente breve 30 giugno tale da rendere difficile ogni navigazione sia per «i rischi, l'inatteso e l'incerto», ma soprattutto per non consentire alle città una adeguata preparazione e programmazione.
La tempistica così ridotta avrebbe costretto le amministrazioni locali ad un tour de force che sarebbe stato l'ennesima corsa ad ostacoli oppure, più semplicemente, si sarebbe tirato fuori dal cassetto un progetto già pronto o paradossalmente già scartato e riproposto con una grossolana operazione cosmetica.

Ravvedimento. Il Mibact recependo forse le doglianze delle città interessate e di operatori del settore ha opportunamente ritenuto, nello spazio di una settimana (il 15 maggio) di differire il termine per la scadenza dei progetti al 30 agosto che lascia maggior respiro e non solo. La data del 30 giugno, infatti, oltre che ravvicinata coincideva in modo allarmante con le prossime elezioni amministrative e sarebbe stata probabilmente una ghiotta occasione di vetrina, mentre occorrono politiche culturali adeguate per le effettive trasformazioni urbane al riparo da ogni tentazione di consenso.
Al momento circolano i primi nomi delle città che intendono partecipare tra le quali Asti, Piacenza, Cuneo, Macerata, Agrigento, Nuoro, Vibo Valentia, Reggio Calabria e qualche piccolo comune tipo Tremezzina ( curioso poiché è giovane). Top secret ancora il dato sui rispettivi investimenti, ma forse le Isole scommetteranno di più. Agrigento potrebbe avere lo stimolo della competizione con Palermo dove potrà apprendere molto dalle buone pratiche che hanno condotto il capoluogo siciliano alla vittoria per il 2018. Come è noto il 2019 è tutto dedicato aMatera Capitale Europea della Cultura.
Il budget previsto è intorno al milione di euro, in genere è erogato nella seconda metà dell'anno per il quale la città è nominata e può essere speso in modo coerente con le iniziative presentate in candidatura.

Il passato. L'esempio di riferimento è anzitutto quello diMantova Capitale nel 2016: aumentati della metà i biglietti staccati nei musei; cresciuti di un terzo i pernottamenti; più 5% di nuove imprese creative e ricettive. Con aumento considerevole del Pil anche in termini di benessere della collettività. Del resto anche il Capo dello Stato proprio da Mantova ha affermato «investire in arte, istruzione, beni culturali, ricerca, è sempre vantaggioso. Il ritorno sarà sempre più grande della spesa, perché ci offre conoscenze per conservare ciò che va conservato e stimoli per innovare, per trasformare con creatività». Ha detto che occorrono investimenti coordinati in cultura e innovazione «per competere con le altre offerte europee, per accrescere gli standard, e così valorizzare ancor di più storia, tradizione e natura dell'Italia.
Boom di presenze anche perPistoia Capitale nel 2017 con una forte affluenza per esempio musei cittadini con un aumento complessivo dei visitatori del 30% nei primi tre mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. E anche in questo caso lo status di Capitale Italiana ha prodotto ottimi risultati ma la città toscana dovrà sfruttare la stagione estiva per tentare di eguagliare i successi mantovani che al momento rappresentano una stella polare.
Strategia dunque è la parola d'ordine, insieme alla trasformazione dei rischi in opportunità.
La stesura di un piano di gestione solitamente appartiene alle città dichiarate patrimonio Unesco. Ebbene, sarebbe necessario che ogni città che aspiri ad essere una capitale italiana della cultura possa adottare un piano gestionale, attraverso il quale, tutte le fatiche contenute in un progetto possano eventualmente essere diluite nel tempo con azioni accurate che rendano le comunità responsabili e al passo con i tempi.

Cultura Cenerentola nei consumi. Siamo nel contesto certificato dall'Istat nel quale quattro italiani su dieci non partecipano alle attività culturali. Un dato allarmante che, invece, contrasta con una riscoperta meta italiana da parte del turismo consapevole.
Insomma occorre ribaltare le abitudini: dal consumo di suolo al rispetto del suolo, dalla spesa per la cultura all'investimento in cultura. Recuperare, riconvertire, riutilizzare. Realizzare e agire con una mentalità economica degna di un bilancio costi ricavi, scegliendo la giusta via per questi ultimi. Chi partecipa ha già buone intenzioni, ma attenzione ad aprire musei se poi non ci sono strade che ci arrivano o mezzi che trasportano i volenterosi visitatori. Poche cose ma realizzabili. E in tempi di crisi occorre ottimizzare, razionalizzare e capacità di aprire al privato attraverso uno snellimento burocratico che lo invogli a sentirsi parte integrante di un progetto vincente, e non solo soggetto finanziario periferico.
Ne deriva che l'aspetto identitario diventa la forza di un territorio. E ora che si sanno i nomi delle prime città che si contenderanno il titolo l'immaginazione corre già alle peculiarità territoriali che la rendono unica. Ma la vera scommessa è puntare non solo sugli aspetti conosciuti, ma soprattutto sulla città totale per una vera Capitale culturale con un “capitale” conseguente al suo sviluppo. È la qualità delle proposte a fare la differenza anche in relazione alla necessaria pianificazione strategica e di progettazione integrata. L'occasione, infatti, potrebbe rappresentare quella congiunzione tra pubblico e privato con una concreta sinergia per un reale patto per lo sviluppo territoriale.
Attenzione dunque alle “nuove” connessioni per una concreta coesione sociale derivante dalle opportunità della partecipazione sulla base di modelli già collaudati in Europa (modello ECoC).
Puntare anche sulle aree interne per una rivoluzionaria rigenerazione urbana proprio attraverso innovazioni e recuperi prima impensabili.
Insomma una sorta di sistema dinamico di acquisizione di nuovi diritti culturali che possano attraversare le città. In questo l'Arte potrebbe davvero essere il nuovo collante per nuove società dotate di una vera capacità di programmazione che possa avere il tempo di coinvolgere e di comunicare. Si avverte il bisogno di nuovi modi di azione, nuove tecniche e nuovi tipi di attività.

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