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Sud Innovation: storie di cittadinanza attiva e innovazione culturale

Economia e Beni culturali

Sud Innovation: storie di cittadinanza attiva e innovazione culturale

Il collettivo di ricerca Sud Innovation ha da poco inaugurato l'Atlante Nazionale dell'Innovazione Culturale, una mappatura dell'innovazione sociale a base culturale sul territorio italiano. Quando si parla di innovazione sociale, si intende un'azione in grado di beneficiare la collettività attraverso modalità innovative, nel caso di quella a base culturale sono azioni relazionali in cui la collettività assume un ruolo fondamentale nella definizione dei nuovi modelli di gestione e valorizzazione di un bene o un'attività culturale. Secondo il terzo rapporto del Centro di Ricerche Internazionale sull'Innovazione Sociale(CERIIS), su 587 casi di innovazione sociale presenti in Italia nel 2016, il 52% sono di tipo relazionale ma di queste solo il 6% hanno una declinazione culturale.

L'Atlante dell'Innovazione Culturale nasce a seguito della pubblicazione di Sud Innovation. Patrimonio Culturale, Innovazione Sociale e Nuova Cittadinanza (Franco Angeli, Milano 2015). La ricerca analizza 11 storie di innovazione sociale che, attraverso la rifunzionalizzazione del patrimonio culturale, hanno costruito nuovi percorsi di rigenerazione sociale e rivitalizzazione economica; la Sicilia, la Campania, la Basilicata, la Calabria, la Puglia e la Sardegna sono il teatro di queste sperimentazioni. Per la Sicilia vengono analizzati i casi di Addiopizzo Travel, dell'ecomuseo diffuso Mare Memoria Viva nato nel 2014 grazie a un partenariato con l'Assessorato alla Cultura di Palermo e che, oggi, si sostiene grazie a un contributo pubblico di 20.000 euro, i finanziamenti che provengono dai bandi e la vendita di servizi didattici che porta nelle casse circa 15.000 euro l'anno. Poi c'è il Museo delle Migrazioni a Lampedusa e laFarm Cultural Park , un complesso immobiliare del centro storico di Favara (Agrigento), che con una spesa annua di circa 100.000 euro è diventato uno dei luoghi di produzione artistica più importante d'Europa. Per la Campania si analizzano i casi del Centro Studi Interdisciplinari Gaiola, della Cooperativa La Paranza fondata nel 2006 per il recupero del Rione Sanità di Napoli, che attualmente occupa 22 persone a tempo indeterminato e che ha un fatturato stimato intorno ai 400.000 euro provenienti da entrate commerciale (tickets, bar e bookshop) e, infine, di Rural Hubnel Cilento, una srl nata per mettere a sistema le esperienze di innovazione rurale del territorio con un bilancio di circa 250.000 euro l'anno e 9 dipendenti. Per la Puglia si presenta il caso dell' Ex Fadda, uno stabilimento enologico dismesso a San Vito dei Normanni (Brindisi) diventato uno spazio in cui convivono una trentina di associazioni che svolgono attività culturali. Nel 2016 l'Ex Fadda ha incassato circa 300.000 euro dalle attività gestite direttamente tra cui servizio di ristorazione, progetti finanziati dai bandi, affitto di location e organizzazione di eventi; gli incassi superano però i 550.000 euro se allarghiamo l'analisi anche a tutte le associazioni che hanno sede al suo interno. Per la Basilicata, la Sardegna e la Calabria si citano casi nati per fare rete come Fondazione CRESCO il cui intento è incentivare la partecipazione dei cittadini allo sviluppo locale, Liberos di Sassari, una rete virtuale e fisica destinata alla filiera del libro eCalabresi Creativi SmartDMO, una piattaforma digitale tramite la quale gli attori privati e pubblici della filiera turistica possono fare sistema e creare un'offerta integrata.

Tutte le esperienze raccontate da Sud Innovation hanno come scenario comune la marginalità del Meridione, un territorio che sfida i luoghi comuni per diventare terreno di sperimentazione, in cui è il contenuto a generare il contenitore e non viceversa come spesso accade nella progettazione culturale finalizzata alla partecipazione ai bandi. Ad Agostino Riitano, manager culturale e responsabile di Sud Innovation insieme a Stefano Consiglio, abbiamo chiesto come è nato il progetto e come si sta evolvendo: “Sud Innovation nasce dall'osservazione di un fenomeno che dal 2000 è diventato tipico delle zone del Mezzogiorno, cioè di cittadini che si sono rimboccati le maniche e hanno riportato alla fruizione pubblica un pezzo di patrimonio culturale generando sia valore economico che sociale, intervenendo direttamente su aree marginali e di degrado” raccontano Riitano e Consiglio.

“Quello che abbiamo voluto raccontare è proprio questa capacità di autosostenibilità che nasce dall'immaginare soluzioni creative per fare di più con meno, la cosiddetta frugal innovation creativity. L'accresciuta coscienza ecologica di queste esperienze offre alla società meridionale la possibilità di costruire ed esportare un modello di gestione fondato sul diritto di cittadinanza ai luoghi in cui si vive” proseguano Riitano e Consiglio.
“Ovviamente, sebbene l'innovazione sociale sia un fenomeno particolarmente sviluppato al Sud, nonostante la mancanza di fondazioni bancarie che sostengono questo tipo di progettualità, le 11 storie raccontate sono solo un campione di un fenomeno più ampio. Per questo motivo, nel 2017, abbiamo promosso la costruzione di un Atlante Nazionale degli Innovatori Culturali con l'obiettivo di creare una mappa del fenomeno su tutto il territorio nazionale, che potesse anche servire da faro nella costruzione di politiche culturali. Il primo passo è stato creare una piattaformadove abbiamo iniziato a caricare i progetti già mappati, al momento ce ne sono 56 tutti localizzati nel sud Italia. L'ultimo cantiere progettuale entrato sulla piattaforma si chiama Jazzi, un progetto di ricerca artistica triennale che intende favorire un nuovo modo di abitare il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano attraverso un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio materiale e immateriale dell'area a partire proprio dai jazzi, dimore temporanee per il ricovero degli animali da pascolo abbandonati, un tempo punto di connessione tra paesi e pascoli montani.

Insomma, le progettualità che Sud Innovation racconta rappresentano un'intima modifica del concetto di patrimonio culturale che, oltrepassando la nozione di bene tangibile, avvalora le tradizioni e i sentimenti collettivi. La produzione culturale stessa, svincolandosi dalle logiche promozionali e commerciali, assume i caratteri etici di un nuovo modo di fare cittadinanza elaborando il degrado e rifunzionalizzando siti in cui le risorse, le identità e le singolarità locali possono essere tramutate in esperienze. A fronte della riforma del Terzo settore che invece spinge verso una matrice imprenditoriale del no-profit, queste esperienze ci indicano che la sfida è quella di uscire dal consueto modello di valorizzazione del patrimonio culturale fatto di profitto economico e fattori di replicabilità, riconoscendo che le soluzioni per il rilancio dei territori passano necessariamente dal coinvolgimento delle comunità.

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