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Partecipazione culturale. I dati Istat chiamano, Compagnia San Paolo…

Economia e beni culturali

Partecipazione culturale. I dati Istat chiamano, Compagnia San Paolo risponde con Open

Il XXV Rapporto Annuale Istat pubblicato lo scorso maggio ha rivelato dati preoccupanti in termini di partecipazione culturale: dal 2008 al 2016 si è verificato un aumento del 3,4% della quota di persone che non partecipa in nessun modo ad attività culturali. Ciò che si è ridotta è soprattutto la percentuale di coloro che partecipano a una o due attività culturali all'anno, mentre è accresciuta la partecipazione di coloro che avevano già una pratica culturale intensa.
Sviluppo del pubblico. L'audience development mira a fornire una soluzione al problema: un processo pianificato che guida le organizzazioni culturali ad intraprendere azioni strategiche finalizzate a intensificare il rapporto con i propri pubblici e a coinvolgerne di nuovi. A tale scopo, il bando Open della Compagnia di San Paoloha sostenuto nel 2015 e nel 2016 le organizzazioni culturali di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta nella realizzazione di pratiche di audience development.

Ne abbiamo parlato con Matteo Bagnasco, responsabile dell'Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo, attualmente al lavoro per definire Open 2017, che partirà a fine anno.
“L'impegno strutturato di Compagnia sullo sviluppo della domanda culturale è iniziato a partire dalla lettura dei dati italiani sulla partecipazione alla cultura”, spiega Bagnasco. “Evidenziavano ed evidenziano ancora adesso segnali preoccupanti di una generale diminuzione in diversi ambiti delle attività, in misura maggiore della media europea, con un aumento della distanza tra i pochi che praticano e vivono la cultura e quanti ne sono esclusi. Abbiamo così avviato una riflessione su cosa volesse dire innovare per incentivare il consumo di cultura”.

I risultati. Proposto a partire dal 2015 dalla appena istituita areaInnovazione Culturale della Compagnia, il bando Open ha sostenuto 31 progetti riguardanti l'ambito museale, artistico, cinematografico, letterario, teatrale e lirico, realizzati (o ancora da realizzare) con un impegno da parte della Compagnia pari a 1.074.000 €. I progetti hanno coinvolto sinora 7.000 operatori culturali e 35.000 spettatori delle iniziative, instaurando circa 15 partnership a progetto. “I numeri sono significativi, ma il risultato maggiore è la rivoluzione a cui queste organizzazioni ci obbligano: da una parte stimolano le comunità a sentirsi partecipi e responsabili della vita culturale del paese e dall'altra insegnano a fare cultura, tenendo a mente per chi e con chi si sta compiendo il percorso. Escono dalla loro zona di comfort e rischiano per trovare nuovi pubblici. Vanno in luoghi insoliti, provano orari bizzarri, modalità nuove, spendono tempo per creare relazioni solide e ad hoc. Sembra una ricetta semplice ma nel mondo della cultura, in Italia, non lo è affatto” prosegue Bagnasco.

speed date fra progetti Open e istituzioni

Formazione e sensibilizzazione. Di audience development e dei risultati ottenuti dai bandi Open si è parlato a Torino lo scorso 21 giugno, in occasione del seminario “Audience Development è innovazione sociale” organizzato dall'Osservatorio Culturale del Piemonte e dalla stessa Compagnia di San Paolo. “Ci siamo accorti che non c'era un momento pubblico rivolto agli operatori della cultura dedicato a questo tema e ci sembrava necessario” spiega Bagnasco. “Abbiamo pensato di unire le nostre forze con quelle dell'Osservatorio Culturale del Piemonte per avere più risonanza e arrivare a un maggior numero di soggetti, operatori o istituzioni, in termini di formazione e diffusione dell'approccio strategico qual è l'audience development. A quest'azione di formazione è preceduto il lancio di Open Magazine, una pagina sulla quale trovare materiali, articoli e progetti interamente dedicati all'audience development . Così il quadro di offerta di strumenti di disseminazione ci sembrava più ricco”.
Il successo delle pratiche di audience development promosse dalle amministrazioni cittadine di alcune città europee sottolinea una sostanziale differenza con l'Italia: l'assenza dello Stato e degli Enti locali nella definizione di linee strategiche e nello stanziamento di budget per la realizzazione di tali pratiche. “Non si può negare che in Italia manchi una vera politica nazionale che metta al centro la domanda culturale e la partecipazione attiva, a differenza dei Paesi anglosassoni”, ammette Bagnasco. “Qui non stiamo parlando solo di numeri, chiaramente, stiamo parlando di qualità del rapporto tra i produttori di cultura e i loro pubblici, reali e potenziali. Servirebbe incentivare la presenza di audience developer nei progetti culturali o l'individuazione di divisioni dedicate al pubblico negli organigrammi delle istituzioni. Tutti quelli che sostengono la produzione culturale sono chiamati a domandarsi a chi si sta offrendo o a chi si vorrebbe offrire il prodotto o servizio a cui si sta dando vita e quali caratteristiche debba avere per poter raggiungere il pubblico potenziale individuato. Senza questa riflessione la produzione manca di un tassello fondamentale”.

Prospettive future. Al seminario è seguito un momento innovativo di contatto in modalità speed date tra le organizzazioni sostenute da Open e nuovi potenziali sviluppatori dei progetti, fra cui fondazioni ed istituzioni pubbliche e private dei territori interessati.
“Si è trattato di 300 incontri di 20 minuti l'uno in cui i progetti Open hanno avuto la possibilità di farsi conoscere, migliorarsi, trovare nuovi partner e nuove strade di sviluppo, superare delle criticità e accogliere suggerimenti. Ma il vero dato interessante per noi è stato avere otto fondazioni bancarie, 15 rappresentanti delle istituzioni pubbliche e una decina di manager di istituzioni culturali di alto profilo che hanno approfondito il tema e scoperto approcci nuovi. Questo era il nostro fine ultimo: arrivare a riportare lo sviluppo del consumo culturale in cima alle agende comuni. Abbiamo creato un'occasione che poi va colta. Seguiamo dunque le evoluzioni”.
Al momento resta quindi il mondo del no profit privato l'unico riferimento in Italia per lo sviluppo dell'audience development in ambito culturale. È a tal punto auspicabile la creazione di un sistema di partnership che unisca le singole forze.
“Il tema si sta affrontando in verità ancora con certa timidezza. Le istituzioni, siano esse rappresentate da fondazioni di origine bancaria o enti locali, spesso sperimentano singole azioni, ma è difficile trovare percorsi istituzionali strategici. Altre fondazioni si stanno affacciando a questi temi, come la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, e altre ci stanno esprimendo interesse a proseguire in sinergia. Il cammino è lungo e forse le fondazioni bancarie hanno le caratteristiche giuste per poter seminare sul medio-lungo periodo” conclude il responsabile dell'Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo.

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